Il più grande hub aereo del mondo paralizzato, l’isola artificiale di Palm Jumeirah colpita da un drone o missile, turisti e passeggeri bloccati in tutta la regione. Il punto sulla crisi del trasporto aereo internazionale.
L’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran del 28 febbraio 2026 e la risposta missilistica di Teheran hanno generato, in poche ore, il più grave collasso del trasporto aereo internazionale dagli attentati dell’11 settembre 2001. Spazi aerei chiusi a catena, centinaia di voli cancellati, milioni di passeggeri bloccati e — per la prima volta nella storia — l’isola artificiale di Palm Jumeirah a Dubai colpita da quello che le autorità emiratine hanno definito un “incidente” causato dall’impatto di un drone o un missile. Un sabato nero per l’aviazione civile mondiale.
La Palma brucia: Dubai nel mirino
Fino alle prime ore del pomeriggio di sabato, Dubai era rimasta uno degli ultimi simboli di stabilità in una regione che bruciava. Poi, intorno alle 17:45 ora locale, le esplosioni hanno raggiunto anche lei.
Forti boati hanno squarciato il silenzio dell’isola artificiale a forma di palma più famosa del mondo: Palm Jumeirah, uno dei luoghi più iconici e lussuosi del pianeta, sede di ville private, resort a cinque stelle e spiagge frequentate ogni anno da decine di milioni di turisti. Testimoni oculari hanno riferito all’agenzia di stampa AFP di aver sentito un’esplosione devastante, seguita dall’innalzamento di una densa colonna di fumo nero e denso visibile a diversi chilometri di distanza.
Il punto d’impatto, secondo le prime ricostruzioni, è stato uno dei grandi hotel di lusso dell’isola. Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno confermato che si è verificato un “incidente in un edificio nella zona di Palm Jumeirah”, che ha provocato il ferimento di quattro persone, tutte trasferite in strutture mediche. Italiani residenti nei pressi di Dubai Marina hanno riferito di aver visto fiamme e sentito i boati, mentre le sirene delle ambulanze e i mezzi della Protezione Civile si sono rapidamente diretti verso l’area.
Le autorità emiratine non hanno inizialmente confermato la natura del vettore che ha colpito l’area, ma i video circolati sui social media mostrano con chiarezza l’impatto di quello che appare come un drone o un missile. Al Jazeera ha ripreso e diffuso le immagini. L’ufficio stampa dell’hotel interessato ha comunicato in un comunicato che “le squadre di pronto intervento sono state immediatamente dispiegate e il sito è stato messo in sicurezza”, aggiungendo che l’incendio divampato dopo l’esplosione è ora sotto controllo.
Nessuna turista in età avanzata con i sandali dorati e il cocktail in mano immaginava, prenotando una settimana di relax nel paradiso artificiale del Golfo, che quella struttura avrebbe potuto trasformarsi in bersaglio di guerra. La Palm Jumeirah non è solo un’isola: è il simbolo per eccellenza di quella che Dubai ha costruito in trent’anni come immagine di sé stessa al mondo — distanza dalla guerra, lusso invulnerabile, sicurezza garantita. Quel simbolo, oggi, ha mostrato il suo lato fragile.
Il Dubai International chiude: l’aeroporto più trafficato del mondo si ferma
L’attacco all’isola si è inserito in uno scenario già caotico per il trasporto aereo. Nelle ore precedenti, la risposta missilistica iraniana contro le basi americane nel Golfo aveva già costretto le autorità aeronautiche degli Emirati a prendere una decisione senza precedenti: la chiusura totale dello spazio aereo.
Il Dubai International Airport — classificato anno dopo anno come l’aeroporto più trafficato al mondo per traffico passeggeri internazionali, con oltre 90 milioni di viaggiatori all’anno — ha sospeso ogni operazione a partire dal 28 febbraio. Stessa sorte per l’Al Maktoum International, il secondo scalo della città. Le stime iniziali parlano di oltre 500 voli tra cancellazioni e ritardi solo a Dubai.
I numeri descrivono un caos logistico di proporzioni storiche. Dubai non è semplicemente una città con un aeroporto trafficato: è lo snodo vitale che connette tre continenti, il punto in cui si incrociano le rotte tra Europa, Asia meridionale, Africa orientale e Oceania. Ogni ora di chiusura si traduce in perdite miliardarie e in una catena di ripercussioni che tocca scali lontanissimi dalla zona di guerra.
Con il prezzo del petrolio che ha superato la soglia dei 100 dollari al barile per effetto delle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz, le deviazioni di rotta che le compagnie aeree hanno dovuto affrontare per aggirare gli spazi aerei chiusi stanno portando i costi operativi a livelli insostenibili.
La mappa delle cancellazioni: chi ha fermato cosa
Il trasporto aereo internazionale ha risposto all’escalation con una cascata di sospensioni che ha rapidamente assunto dimensioni planetarie. Di seguito il quadro delle principali decisioni operative adottate nel corso della giornata.
ITA Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino al 7 marzo, incluso il volo del giorno successivo. I seguenti spazi aerei non saranno utilizzati dalla compagnia di bandiera italiana fino alla stessa data: Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran. Per ragioni operative, sono stati sospesi anche i voli da e per Dubai fino al 1° marzo. A Roma Fiumicino si contano già 14 cancellazioni tra partenze e arrivi e 10 diversioni. La compagnia ha comunicato che i passeggeri possono richiedere la riprotezione su un volo alternativo o il rimborso del biglietto.
Lufthansa ha cancellato i voli da e per Dubai, Tel Aviv, Beirut e Muscat per il fine settimana, estendendo il blocco degli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran fino al 7 marzo.
Air France ha cancellato i voli per Tel Aviv, Beirut, Dubai e Riad previsti per il 28 febbraio, con aggiornamenti attesi nelle prossime ore.
KLM aveva già annunciato la sospensione dei voli per Tel Aviv a partire da domenica, ma ha anticipato la decisione al giorno stesso.
Wizz Air ha sospeso tutti i voli da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi e Amman con effetto immediato fino al 7 marzo, estendendo il blocco anche all’Arabia Saudita fino al 2 marzo.
British Airways ha cancellato i voli per Tel Aviv e Bahrein fino al 3 marzo e il volo per Amman della giornata. Virgin Atlantic ha sospeso la tratta Londra-Dubai per evitare il sorvolo dell’Iraq.
Turkish Airlines ha annunciato tramite un comunicato su X la sospensione dei voli verso 10 nazioni del Medio Oriente: i collegamenti con Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania sono stati cancellati fino al 2 marzo, mentre i voli per Qatar, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Oman sono stati sospesi per l’intera giornata di sabato.
Emirates ha comunicato la sospensione temporanea di tutte le operazioni da e per Dubai. Etihad ha dichiarato che i voli in partenza da Abu Dhabi sono stati sospesi fino alle ore 14:00 locali di domenica. Qatar Airways ha sospeso tutti i voli a causa della chiusura dello spazio aereo di Doha: l’aeroporto internazionale Hamad ha confermato che tutti i movimenti aerei sono stati fermati.
Sul fronte asiatico, Air India ha sospeso oggi i voli verso tutte le destinazioni in Medio Oriente, specificando nel comunicato che la decisione è stata presa a causa dell’evoluzione della situazione nella regione. Japan Airlines ha cancellato almeno un volo da Tokyo Haneda a Doha e il relativo volo di ritorno. Diverse compagnie aeree russe hanno sospeso i voli verso Iran e Israele, seguendo la raccomandazione del ministero dei Trasporti di Mosca, che ha elaborato rotte alternative per garantire la sicurezza verso i Paesi del Golfo Persico.
L’Agenzia per la Sicurezza Aerea dell’Unione Europea (EASA) ha raccomandato a tutti i vettori europei di evitare gli spazi aerei interessati dalle operazioni militari. Come mostrano le mappe del servizio di monitoraggio Flightradar24, i cieli sopra Iran, Iraq, Kuwait, Israele e Bahrein sono risultati praticamente vuoti nel corso della giornata.
| Compagnia | Destinazioni sospese | Fino al |
|---|---|---|
| ITA Airways | Tel Aviv, Dubai + spazi aerei Israele, Libano, Giordania, Iraq, Iran | 7 marzo (Dubai: 1° marzo) |
| Lufthansa | Dubai, Tel Aviv, Beirut, Muscat | 7 marzo |
| Air France | Tel Aviv, Beirut, Dubai, Riad | Da aggiornare |
| Wizz Air | Israele, Dubai, Abu Dhabi, Amman, Arabia Saudita | 7 marzo |
| British Airways | Tel Aviv, Bahrein, Amman | 3 marzo |
| Turkish Airlines | Libano, Siria, Iraq, Iran, Giordania, Qatar, Kuwait, Bahrein, UAE, Oman | 2 marzo |
| Emirates | Tutti i voli da/per Dubai | Da aggiornare |
| Qatar Airways | Tutti i voli (spazio aereo Qatar chiuso) | Da aggiornare |
| Air India | Tutte le destinazioni Medio Oriente | Da aggiornare |
| KLM | Tel Aviv | Da aggiornare |
Crosetto bloccato a Dubai: il caso italiano
Tra i passeggeri rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti c’è anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto. Il titolare di Via XX Settembre si trovava a Dubai con la propria famiglia: era partito da Roma il giorno precedente con un volo civile per raggiungere i familiari e fare ritorno insieme a loro in Italia.
Con la chiusura dello spazio aereo emiratino, Crosetto è rimasto bloccato nella città del Golfo in attesa della riapertura dei voli. Il ministro ha comunicato di stare seguendo con la “massima attenzione l’evolversi della situazione” in Iran, in Israele e nell’intera area mediorientale, precisando di essere in costante contatto con Roma.
Secondo quanto riferito dal quotidiano Il Giornale, sarebbero 204 gli italiani bloccati a Dubai in attesa di poter rientrare in Italia.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di seguire gli sviluppi in costante contatto con le ambasciate italiane a Teheran e Tel Aviv, con la “priorità assoluta” rivolta alla sicurezza dei connazionali. La Farnesina ha attivato l’unità di crisi e il titolare della Farnesina aveva già invitato da giorni gli italiani ad abbandonare l’Iran: “sono rimasti solo gli italiani che vivono là”, ha precisato Tajani a Sky TG24, aggiungendo che l’Italia è pronta all’evacuazione qualora si rendesse necessaria e non rischiosa.
Il disastro economico: perdite miliardarie nell’hub più connesso del mondo
La sospensione del traffico aereo nell’intera regione del Medio Oriente e del Golfo Persico ha conseguenze economiche che vanno ben oltre il semplice disagio dei passeggeri. Dubai è il cuore pulsante della connettività aerea globale: senza i suoi aeroporti funzionanti, centinaia di migliaia di passeggeri in transito verso Asia, Africa e Oceania restano fermi.
Le compagnie aeree con hub nel Golfo — in primis Emirates, Etihad e Qatar Airways — operano su un modello basato sulla connessione del traffico intercontinentale attraverso i propri scali. Ogni giorno di chiusura equivale a perdite di entità straordinaria, stimate dagli analisti nell’ordine di centinaia di milioni di dollari per i soli vettori del Golfo.
A questo si aggiunge il dato macroeconomico più dirompente: il petrolio ha superato i 100 dollari al barile in seguito alla dichiarazione dei Pasdaran iraniani di avere chiuso lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo. Per le compagnie aeree costrette a rotte alternative lunghissime per aggirare gli spazi aerei chiusi — con voli che devono ridisegnare le proprie traiettorie evitando Iran, Iraq, Israele, Giordania e Libano — il costo del carburante sta crescendo a velocità allarmante.
Il Flightradar24, il sistema di monitoraggio in tempo reale dei voli, mostrava nella tarda mattinata di sabato cieli praticamente vuoti sopra un’area che normalmente registra tra le aree di traffico aereo più dense al mondo.
I passeggeri bloccati: cosa fare
Per chi si trovasse a dover gestire un volo cancellato o una prenotazione in partenza verso il Medio Oriente nei prossimi giorni, le indicazioni delle principali compagnie aeree sono univoche:
- Verificare lo stato del proprio volo direttamente sul sito della compagnia prima di recarsi in aeroporto;
- Richiedere la riprotezione su un volo alternativo verso la stessa destinazione, non appena la situazione lo consentirà;
- In alternativa, chiedere il rimborso integrale del biglietto, diritto garantito dalla normativa europea per i voli cancellati per cause di forza maggiore;
- Consultare il sito della Farnesina (viaggiaresicuri.it) per gli aggiornamenti sulla situazione di sicurezza nelle diverse aree della regione e per contattare l’unità di crisi in caso di necessità.
Il ministero dei Trasporti israeliano ha disposto la chiusura dello spazio aereo e ha invitato i passeggeri attualmente all’estero a tenersi aggiornati tramite i media e le proprie compagnie aeree sugli orari dei voli una volta riaperto. Le autorità di Israele hanno comunicato che “alla popolazione è stato ordinato di non recarsi negli aeroporti fino a nuovo avviso”.
Gli Houthi rientrano in gioco
A complicare ulteriormente la già drammatica situazione del trasporto nella regione, i ribelli yemeniti Houthi — milizia filo-iraniana già protagonista di attacchi alle rotte commerciali nel Mar Rosso tra il 2024 e il 2025 — hanno annunciato la ripresa degli attacchi missilistici e con droni contro le rotte commerciali e contro Israele, in risposta all’operazione statunitense-israeliana contro l’Iran.
Il rientro in campo degli Houthi aggiunge un ulteriore elemento di rischio per il traffico marittimo e aereo nella regione del Mar Rosso e del Golfo di Aden, già teatro negli ultimi anni di gravi incidenti che avevano costretto le navi a rotte alternative attorno al Capo di Buona Speranza.
Conclusione: un sabato che il trasporto aereo non dimenticherà
Quanto accaduto il 28 febbraio 2026 ha già un suo posto nella storia dell’aviazione civile. Mai, dopo la parentesi drammatica dell’11 settembre 2001, un singolo evento aveva generato una sospensione così rapida e capillare del traffico aereo a livello globale. E mai, prima d’ora, l’isola artificiale di Palm Jumeirah — simbolo universale del lusso e della modernità del Golfo — era stata teatro di un’esplosione di natura bellica.
La situazione è in rapida evoluzione. Le compagnie aeree monitorano ora per ora la possibilità di riprendere i voli verso alcune destinazioni, ma le prospettive dipendono interamente dall’evoluzione militare e diplomatica nelle prossime ore. Una cosa è certa: il Medio Oriente non sarà più lo stesso hub di sicurezza e connettività che ha rappresentato nell’immaginario globale degli ultimi decenni.
