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Politica

Reggio Calabria, il centrodestra vince senza Vannacci ma il 22% di affluenza frena le letture nazionali

Roscioli conserva il seggio alla Camera, mentre il candidato di Futuro Nazionale supera il 10%. Il risultato è netto nel collegio, ma non basta a prevedere gli equilibri delle prossime politiche.

Il centrodestra ha vinto le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria-Locri anche senza un accordo con Roberto Vannacci. Fabio Roscioli ha ottenuto il 51,02% dei voti, davanti al candidato delle opposizioni Frank Benedetto, fermo al 36,59%. Domenico Giannetta, in corsa con Futuro Nazionale, ha raggiunto il 10,94%. Il dato che impone maggiore cautela nell’interpretazione politica è però l’affluenza: alle urne è andato soltanto il 22,34% degli aventi diritto.

La vittoria assegna a Roscioli il seggio alla Camera lasciato libero da Francesco Cannizzaro, esponente di Forza Italia eletto sindaco di Reggio Calabria. Per il centrodestra è un successo concreto: il collegio resta alla coalizione di governo nonostante la presenza di un candidato sostenuto dal nuovo partito di Vannacci. Per capire se il voto anticipi qualcosa delle prossime elezioni politiche, però, bisogna distinguere ciò che è accaduto a Reggio Calabria da ciò che potrebbe accadere su scala nazionale.

Il risultato delle suppletive

Candidato Schieramento Voti
Fabio Roscioli Centrodestra 51,02%
Frank Benedetto Coalizione delle opposizioni 36,59%
Domenico Giannetta Futuro Nazionale 10,94%
Francesco Toscano Democrazia Sovrana e Popolare 1,44%

Il distacco tra Roscioli e Benedetto è di 14,43 punti percentuali. Non si è quindi verificato lo scenario più favorevole alle opposizioni: quello in cui la candidatura di Futuro Nazionale sottrae abbastanza voti al centrodestra da consegnare il seggio al suo avversario. Nel collegio reggino, la coalizione ha mantenuto un vantaggio ampio anche affrontando la concorrenza alla propria destra.

Questo è il primo significato del voto, ed è un significato reale. La percentuale di affluenza non riduce la validità dell’elezione e non mette in dubbio chi abbia vinto. Roscioli è il nuovo deputato del collegio. Il problema nasce quando si cerca di trasformare una vittoria locale in una previsione nazionale.

Perché la sfida con Vannacci attirava attenzione

La candidatura di Domenico Giannetta ha reso queste suppletive qualcosa di più di una normale competizione per sostituire un parlamentare. Si trattava del primo test elettorale di Futuro Nazionale con il proprio simbolo e di un confronto diretto con i partiti del centrodestra di governo. Giannetta, inoltre, proveniva da Forza Italia: il suo passaggio al partito di Vannacci rendeva particolarmente visibile la competizione per una parte dello stesso elettorato.

La domanda politica era semplice: una forza autonoma guidata da Vannacci può togliere al centrodestra abbastanza voti da farlo perdere nei collegi contesi? A Reggio Calabria la risposta è stata negativa. Il candidato di Futuro Nazionale ha ottenuto quasi l’11%, ma Roscioli ha comunque superato la metà dei voti validi. La presenza di Giannetta non è stata decisiva per l’assegnazione di questo seggio.

Il risultato non significa, però, che quei voti siano irrilevanti ovunque. Il loro peso dipende dalla distanza tra i candidati principali. Dove il centrodestra parte con un vantaggio largo, può reggere anche la presenza di un concorrente. Dove la sfida è più equilibrata, uno spostamento molto più piccolo potrebbe bastare a cambiare il vincitore. Reggio Calabria dimostra che la coalizione può vincere senza Vannacci in questo collegio; non dimostra che possa farlo in tutti gli altri.

Il 22,34% di affluenza cambia il peso del risultato

Il dato più delicato è la partecipazione. Alle suppletive ha votato il 22,34% degli aventi diritto, contro il 49,40% registrato nello stesso collegio alle politiche del 2022. Il confronto va letto con attenzione: quattro anni fa si sceglievano i rappresentanti nell’ambito di un’elezione nazionale, mentre questa volta era in palio un solo seggio. Una suppletiva richiama normalmente meno elettori di una consultazione politica generale.

Sul dato reggino incide anche la composizione del corpo elettorale. Tra gli aventi diritto figurano numerosi residenti all’estero, compresi nel calcolo dell’affluenza. È un elemento utile per interpretare la percentuale, senza però cancellare il fatto principale: la grande maggioranza degli iscritti nelle liste elettorali non ha partecipato a questo voto.

Dire che l’affluenza bassa rende il risultato «inaffidabile» può generare un equivoco. Il conteggio dei voti esprime con precisione la scelta di chi si è recato alle urne. Ciò che non sappiamo è come avrebbero votato gli assenti, né se gli stessi rapporti di forza si ripeterebbero con una partecipazione molto più alta. L’astensione non può essere attribuita automaticamente a un partito, a una coalizione o a Vannacci.

Gli elettori di una suppletiva, inoltre, non costituiscono un campione selezionato per rappresentare l’Italia. Sono persone che hanno scelto di votare in un collegio specifico, in una competizione specifica. La capacità delle organizzazioni locali di mobilitare i propri sostenitori può incidere più che in una campagna nazionale, dove cambiano l’attenzione pubblica, i temi discussi e la partecipazione.

Il ruolo dei candidati e delle reti locali

Le suppletive premiano spesso fattori che sfuggono alle letture costruite soltanto sui leader nazionali. Il riconoscimento di un candidato, i rapporti con gli amministratori, la presenza dei partiti nei comuni e il lavoro delle reti territoriali possono spostare voti. Nel caso reggino, il seggio era stato lasciato da Cannizzaro dopo la sua elezione a sindaco del capoluogo. La competizione si è svolta dunque in un territorio dove le vicende politiche locali erano particolarmente vicine al voto.

Anche per questo il risultato di Giannetta richiede una lettura prudente. Il 10,94% misura i voti raccolti dalla sua candidatura in questo collegio. Non permette di stabilire con certezza quanti elettori abbiano scelto lui per adesione al progetto nazionale di Vannacci, quanti per la sua figura personale e quanti per motivi legati alla politica locale. Allo stesso modo, non si può supporre che tutti i suoi voti sarebbero andati automaticamente al centrodestra in sua assenza.

Le percentuali finali raccontano chi ha prevalso, ma non descrivono da sole gli spostamenti individuali degli elettori. Per ricostruirli servirebbero analisi specifiche, e anche quelle andrebbero interpretate con cautela. Sommare semplicemente il risultato di Giannetta a quello di Roscioli, o sottrarlo per immaginare uno scenario alternativo, darebbe una risposta apparentemente precisa a una domanda che il voto non risolve.

Che cosa dice il voto al centrodestra

Per i partiti di governo, il messaggio immediato è favorevole: la coalizione ha tenuto il collegio nonostante una candidatura concorrente alla sua destra. Il risultato offre un argomento a chi ritiene possibile affrontare le prossime elezioni mantenendo una distinzione netta da Futuro Nazionale. Mostra anche che, almeno in questa occasione, il richiamo di Vannacci non è bastato a rompere il vantaggio del centrodestra.

Ma il successo non elimina la questione strategica. Alle politiche saranno in palio molti collegi con caratteristiche diverse. Una coalizione può vincere agevolmente in alcune aree e trovarsi in difficoltà in altre. Il punto, per il centrodestra, non sarà soltanto misurare la percentuale nazionale di Futuro Nazionale: sarà capire dove si concentrano i suoi voti e quanto sono strette le sfide decisive.

Da una singola suppletiva non si può nemmeno dedurre che Vannacci abbia esaurito il proprio potenziale. Il suo candidato ha superato il 10% dei voti validi, una quota visibile per una formazione alla prima prova con il proprio simbolo. Nello stesso tempo, quel risultato non ha prodotto l’effetto politico più atteso dai suoi avversari: impedire al centrodestra di conservare il seggio. Entrambi i fatti vanno tenuti insieme.

Che cosa dice il voto alle opposizioni

Frank Benedetto ha raccolto il 36,59% con il sostegno di un fronte ampio di opposizione. Non è stato sufficiente per avvicinarsi a Roscioli. Anche per il cosiddetto campo largo, dunque, Reggio Calabria offre una lezione limitata ma concreta: la divisione dell’area di destra non garantisce, da sola, una vittoria. Occorre costruire un consenso capace di contendere il collegio anche quando il candidato del centrodestra mantiene una forte base elettorale.

La bassa affluenza impedisce però di usare la percentuale di Benedetto come misura definitiva della forza delle opposizioni. In un’elezione politica nazionale potrebbero tornare alle urne persone che questa volta sono rimaste a casa. Non sappiamo quali schieramenti ne beneficerebbero. L’astensione è una domanda aperta per tutti, non una riserva di voti che si possa assegnare in anticipo a qualcuno.

Un segnale politico, non una previsione delle politiche

Le suppletive di Reggio Calabria contano: hanno eletto un deputato e hanno offerto il primo confronto concreto tra il centrodestra e Futuro Nazionale. Sarebbe sbagliato liquidarle come un episodio privo di significato. Sarebbe altrettanto sbagliato trattarle come una simulazione delle prossime elezioni politiche. Il territorio è uno, il seggio è uno e la partecipazione è stata molto più bassa di quella delle politiche del 2022.

La conclusione più solida è perciò circoscritta. A Reggio Calabria il centrodestra ha vinto senza Vannacci, mentre Futuro Nazionale ha ottenuto un risultato a due cifre senza diventare decisivo per la sconfitta della coalizione di governo. Questo ridimensiona, nel collegio, l’idea che la sola presenza del nuovo partito basti a far perdere la destra.

Resta da verificare se la stessa dinamica si ripeterà altrove e con molti più elettori alle urne. Per rispondere serviranno altre elezioni, altri territori e un quadro più ampio dei rapporti di forza. Il voto reggino è un segnale da osservare, non un verdetto anticipato sulle politiche.