Garlasco, gemelle Cappa e Marco Poggi nel nuovo passaggio chiave dell’inchiesta

Le cugine di Chiara Poggi e il fratello Marco tornano davanti agli inquirenti come testimoni mentre Andrea Sempio sceglie il silenzio davanti ai pm

La nuova fase del caso Garlasco passa dalle audizioni di Paola e Stefania Cappa, le cugine di Chiara Poggi conosciute mediaticamente come “gemelle K”, e da quella di Marco Poggi, fratello della vittima e amico di Andrea Sempio. Non sono indagati, ma vengono ascoltati come persone informate sui fatti in un momento cruciale dell’inchiesta riaperta su Sempio, unico indagato nel nuovo filone.

Il nuovo snodo dell’inchiesta

Nel caso Garlasco gli ultimi aggiornamenti riportano l’attenzione su tre figure rimaste per anni ai margini del racconto giudiziario: Paola Cappa, Stefania Cappa e Marco Poggi. Le prime due, cugine di Chiara Poggi, sono state convocate nella caserma Montebello dei carabinieri a Milano per essere ascoltate come testimoni. Marco Poggi, fratello della vittima, è invece atteso il 6 maggio, lo stesso giorno in cui è stato convocato anche Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio.

La precisazione è decisiva: le gemelle Cappa e Marco Poggi non risultano indagati. Il loro ruolo è quello di persone che possono fornire elementi utili alla ricostruzione dei rapporti, delle abitudini e degli ultimi giorni di vita di Chiara. La Procura di Pavia sta cercando riscontri attorno alla nuova ipotesi investigativa, secondo cui il delitto sarebbe maturato dopo un approccio sessuale respinto. È un’ipotesi, non una verità processuale accertata.

Chi sono le “gemelle K” e perché vengono ascoltate

Le cosiddette “gemelle K” sono Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi. Il soprannome nasce dal linguaggio mediatico e rimanda al cognome Cappa, diventato negli anni un’etichetta giornalistica più che un elemento investigativo. Nel 2007 furono esposte a una forte attenzione pubblica anche per un fotomontaggio lasciato davanti alla villetta di via Pascoli, ma non sono mai state indagate per il delitto.

Il motivo della nuova audizione è legato soprattutto a ciò che le due cugine potrebbero ricordare della vita privata di Chiara e dei giorni immediatamente precedenti all’omicidio. Paola Cappa, due giorni dopo il delitto, aveva parlato ai carabinieri della possibilità di un “approccio finito male”, ipotesi che oggi torna ad avere rilievo perché coincide, almeno sul piano investigativo, con il movente contestato ad Andrea Sempio.

Stefania Cappa, secondo quanto emerso nelle ricostruzioni, avrebbe frequentato Chiara con una certa continuità nell’estate del 2007. Per questo gli inquirenti puntano a verificare se vi fossero confidenze, segnali, episodi o riferimenti a persone che avevano mostrato interesse nei confronti della vittima. Anche qui il punto non è trasformare un ricordo in prova, ma capire se esistano riscontri esterni a un’ipotesi che, per reggere, deve essere sostenuta da elementi concreti.

Marco Poggi, il legame tra Chiara e Sempio

Il nome di Marco Poggi è rilevante per una ragione diversa. Marco è il fratello di Chiara, ma anche l’amico attraverso cui Andrea Sempio frequentava l’ambiente della famiglia Poggi. Questo rapporto lo rende un testimone potenzialmente importante per chiarire quanto Sempio conoscesse la casa, la famiglia, le abitudini di Chiara e il contesto relazionale attorno alla vittima.

Per Marco Poggi si tratta della terza convocazione dopo la riapertura delle indagini nel 2025. Gli inquirenti vogliono approfondire anche il tema dei rapporti tra Chiara e Sempio e quello dei contenuti presenti nel computer di casa, compresi alcuni video intimi protetti da password. Nelle ricostruzioni disponibili, Marco aveva già sostenuto nel 2007 di non aver visto quei contenuti, mentre una perizia aveva escluso tracce di visualizzazione; la Procura, tuttavia, potrebbe voler rivalutare il quadro alla luce di nuovi accertamenti.

La posizione di Andrea Sempio

Il nuovo filone d’inchiesta vede Andrea Sempio come unico indagato. Secondo la Procura, la ricostruzione del delitto cambierebbe radicalmente rispetto a quella che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni. La nuova ipotesi sostiene che non sarebbe stato Stasi, ma Sempio, all’epoca 19enne e amico di Marco Poggi, a uccidere Chiara dopo un rifiuto a un approccio di natura sessuale.

La difesa di Sempio ha annunciato che l’indagato, convocato il 6 maggio, si avvarrà della facoltà di non rispondere. La scelta viene motivata dai legali con il fatto che le indagini non sono ancora chiuse e che il quadro probatorio non sarebbe completo né pienamente visionabile. La difesa ha inoltre comunicato di aver conferito incarico a uno psicoterapeuta per una consulenza personologica sull’indagato.

Dna, impronta 33 e alibi dello scontrino

Gli elementi al centro della nuova indagine sono diversi. Il primo riguarda il Dna compatibile con la linea maschile della famiglia Sempio trovato sulle unghie di Chiara Poggi. La cautela è necessaria: secondo quanto riportato nelle ricostruzioni investigative, non è possibile stabilire con certezza se quel materiale derivi da contatto diretto o da trasferimento indiretto. Proprio questo passaggio rende il dato scientifico rilevante, ma non automaticamente decisivo.

Il secondo elemento è la cosiddetta impronta 33, indicata dagli inquirenti come una possibile traccia palmare sulla parete della scala che conduce al seminterrato dove fu trovato il corpo di Chiara. Per la Procura sarebbe un tassello importante, mentre i consulenti della difesa contestano l’attribuzione a Sempio. Anche qui, dunque, lo scontro è tecnico: non basta l’esistenza di una traccia, serve dimostrarne origine, qualità, attribuibilità e collocazione nella dinamica del delitto.

Resta poi il nodo dell’alibi legato allo scontrino di un parcheggio a Vigevano. La Procura, secondo le ricostruzioni, non riterrebbe quell’alibi sufficiente a escludere la presenza di Sempio nel quadro temporale considerato. La difesa, al contrario, punta a smontare la nuova accusa sia sul piano scientifico sia su quello logico, sostenendo che gli elementi valorizzati dagli inquirenti non siano conclusivi.

Le chat e il punto contestato dalla difesa

Un altro capitolo riguarda le chat e i post attribuiti ad Andrea Sempio con il nickname “Andreas” in un forum di seduzione. La Procura, secondo le ricostruzioni, sarebbe orientata a inserire anche quei contenuti nel quadro investigativo, perché potrebbero essere letti come segnali di ossessioni o difficoltà nei rapporti con le donne.

La difesa respinge però questa lettura. I legali sostengono che i riferimenti a una ragazza per cui Sempio avrebbe avuto un’ossessione non riguardassero Chiara Poggi, ma una barista di una birreria. Secondo i difensori, valorizzare solo frammenti di quei post produrrebbe una rappresentazione parziale e fuorviante della personalità dell’indagato.

La mappa dei protagonisti

Nome Ruolo nel caso Ultimo aggiornamento Posizione
Paola Cappa Cugina di Chiara Poggi Ascoltata come testimone a Milano Non indagata
Stefania Cappa Cugina di Chiara Poggi Convocata come testimone Non indagata
Marco Poggi Fratello di Chiara e amico di Sempio Convocato il 6 maggio Testimone
Andrea Sempio Amico di Marco Poggi Convocato il 6 maggio, non risponderà ai pm Indagato
Alberto Stasi Ex fidanzato di Chiara Poggi Condannato in via definitiva a 16 anni Condannato

Perché le nuove audizioni contano davvero

Le audizioni delle gemelle Cappa e di Marco Poggi contano perché possono aiutare gli inquirenti a rispondere a tre domande: Chiara aveva confidato a qualcuno di aver ricevuto attenzioni indesiderate? Andrea Sempio aveva un rapporto diretto o indiretto con lei più significativo di quanto emerso in passato? Qualcuno, nel contesto familiare o amicale, può confermare o smentire elementi compatibili con la nuova ipotesi della Procura?

Il punto più delicato riguarda proprio la distanza tra suggestione e riscontro. Una frase detta nel 2007, un ricordo familiare, un rapporto di amicizia o una frequentazione dell’ambiente non bastano da soli a riscrivere un delitto. Possono però diventare importanti se si incastrano con dati tecnici, orari, tracce biologiche, impronte, abitudini e testimonianze coerenti.

In questo senso, le gemelle Cappa non “c’entrano” perché sospettate, ma perché potrebbero aver percepito qualcosa della sfera privata di Chiara. Marco Poggi non “c’entra” perché accusato, ma perché rappresenta il principale collegamento relazionale tra Chiara e Sempio. È una differenza fondamentale, soprattutto in un caso segnato per anni da esposizione mediatica, sospetti laterali e ricostruzioni spesso contrapposte.

Il rischio del processo mediatico

Il ritorno del caso Garlasco dimostra quanto sia sottile il confine tra cronaca giudiziaria e processo mediatico. Le gemelle Cappa furono già al centro dell’attenzione pubblica pur non essendo indagate. Oggi tornano nei titoli perché convocate come testimoni, ma questo non autorizza letture colpevoliste o insinuazioni. Il loro contributo, se utile, dovrà essere valutato dagli inquirenti e poi eventualmente dal giudice.

Lo stesso vale per Marco Poggi. La sua posizione è quella di fratello della vittima, testimone e persona che conosceva Sempio. La sovrapposizione di questi ruoli può renderlo un interlocutore importante, ma non cambia la sua posizione processuale. In un’indagine così esposta, usare parole precise è essenziale: testimone non significa sospettato, e ipotesi investigativa non significa verità giudiziaria.

La nuova ipotesi e la condanna di Stasi

Il passaggio più complesso resta il rapporto tra la nuova indagine e la condanna definitiva di Alberto Stasi. Stasi è stato condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, ma il nuovo filone aperto su Andrea Sempio propone una ricostruzione alternativa. Secondo questa ipotesi, l’assassino sarebbe stato Sempio, che avrebbe agito da solo dopo un rifiuto della vittima.

È un punto giuridicamente e mediaticamente enorme. Da un lato c’è una sentenza definitiva, dall’altro un’indagine che punta a un’altra persona. Proprio per questo gli atti finali dell’inchiesta saranno decisivi: se la Procura riterrà sufficienti gli elementi, potrà procedere verso la richiesta di rinvio a giudizio; se invece i riscontri non saranno ritenuti solidi, il nuovo impianto accusatorio potrebbe indebolirsi.

Cosa può succedere adesso

La settimana del 5 e 6 maggio è considerata uno snodo centrale. Le audizioni di Paola e Stefania Cappa servono a raccogliere dichiarazioni su eventuali confidenze, frequentazioni o segnali precedenti al delitto. L’audizione di Marco Poggi può invece chiarire il perimetro dei rapporti tra Chiara, Andrea Sempio e l’ambiente familiare. L’interrogatorio di Sempio, però, almeno per ora non porterà risposte dirette, perché la difesa ha annunciato il ricorso alla facoltà di non rispondere.

Dopo questi passaggi, la Procura potrebbe avvicinarsi alla chiusura delle indagini. Sarebbe quello il momento in cui il quadro accusatorio diventerebbe più leggibile: elementi scientifici, testimonianze, chat, movente ipotizzato, alibi e contestazioni della difesa dovrebbero essere messi in fila in modo organico. Solo allora sarà possibile capire se l’inchiesta su Sempio poggia su un insieme coerente o su tasselli ancora controversi.

Conclusione

Le gemelle Cappa e Marco Poggi tornano nel caso Garlasco non come accusati, ma come testimoni in grado di fornire dettagli potenzialmente utili sulla vita di Chiara Poggi e sui rapporti con Andrea Sempio. La loro convocazione conferma che la Procura sta cercando di dare consistenza alla nuova ipotesi del movente, legata a un presunto approccio sessuale respinto.

Il cuore dell’inchiesta, però, resta altrove: nella tenuta del Dna, dell’impronta 33, nella valutazione dell’alibi dello scontrino, nell’interpretazione delle chat e nella capacità dell’accusa di dimostrare che la nuova ricostruzione sia più solida di quella già passata in giudicato con la condanna di Alberto Stasi.

Per ora, la prudenza è obbligatoria. Le audizioni possono chiarire, ma non sostituiscono le prove. E nel delitto di Garlasco, dopo quasi vent’anni di processi, archiviazioni, perizie e nuove indagini, ogni parola pesa.