Il presidente federale ha rassegnato le dimissioni durante il vertice con le componenti federali, dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali. Elezioni fissate per il 22 giugno a Roma.
È la fine di un’era. Dopo otto anni alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina ha ufficialmente rassegnato le dimissioni da presidente della FIGC nel pomeriggio del 2 aprile 2026, nel corso di una riunione straordinaria con i presidenti delle componenti federali. Le elezioni per il suo successore sono già fissate: si terranno il 22 giugno a Roma.
Il vertice che ha cambiato tutto
La riunione, convocata con urgenza nella sede federale di Via Allegri a Roma, ha visto intorno al tavolo i vertici di tutto il calcio italiano. Presenti i presidenti di Serie A (Ezio Maria Simonelli), Serie B (Paolo Bedin), Lega Pro (Matteo Marani), Lega Nazionale Dilettanti (Giancarlo Abete), dell’Associazione Italiana Calciatori (Umberto Calcagno) e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio (Renzo Ulivieri).
Gravina è arrivato da solo in tarda mattinata nella sede federale, dopo essere rientrato all’alba dalla Bosnia. Si è allontanato per ore di riflessioni nel suo ufficio prima dell’incontro ufficiale con i rappresentanti del sistema calcio. A presidio dell’edificio era presente anche il Reparto mobile della polizia, a tutela dell’ordine pubblico.
Il passo indietro era nell’aria fin dal momento in cui il fischio finale della gara di Zenica aveva sancito l’eliminazione degli azzurri dai Mondiali. Le pressioni — politiche, sportive, mediatiche — si erano accumulate in modo tale da rendere la posizione di Gravina insostenibile.
Il terzo Mondiale saltato: la goccia che ha fatto traboccare il vaso
La sera del 31 marzo 2026, a Zenica, la Nazionale italiana ha perso contro la Bosnia ai calci di rigore, venendo eliminata dalle qualificazioni ai Mondiali 2026. Si tratta della terza esclusione consecutiva dalla fase finale della competizione iridata, la seconda sotto la gestione Gravina, che aveva assunto la guida della FIGC nel 2018.
Un dato storico senza precedenti per il calcio italiano, che fa particolarmente male se si considera che Gravina era stato rieletto nel febbraio 2025 con il 98,8% dei voti, godendo di un sostegno quasi unanime all’interno delle componenti federali. La sconfitta di Zenica ha ribaltato queste certezze nel giro di 48 ore.
L’unico guizzo della gestione tecnica sotto Gravina è rimasto la vittoria agli Europei del 2021, che oggi appare sempre più come un episodio isolato e non il frutto di una crescita strutturale del movimento.
Lo scivolone sugli sport “dilettantistici” e la reazione degli olimpionici
A peggiorare la situazione di Gravina è stato uno scivolone comunicativo nella conferenza stampa post-gara. Il presidente federale, nel difendersi dai paragoni con altre discipline sportive più competitive a livello internazionale, aveva fatto riferimento agli sport dilettantistici, distinguendoli dal calcio professionistico in termini di libertà normativa e gestionale. Le parole erano state interpretate come una svalutazione degli atleti olimpici italiani, scatenando una valanga di reazioni.
Tra i più critici Gianluigi Tamberi, campione olimpico del salto in alto, che ha ironizzato sui social postando una foto insieme a Jannik Sinner e altri campioni azzurri, con il commento “dilettanti allo sbaraglio”. Una reazione diventata virale e simbolo dello scontro tra il mondo del calcio e quello degli altri sport.
Nel corso della riunione del 2 aprile, Gravina ha dichiarato di essere rammaricato per l’interpretazione delle sue parole, precisando che il riferimento agli sport dilettantistici era relativo alle differenti normative e regolamentazioni interne, e non intendeva essere offensivo nei confronti di alcuna disciplina.
La pressione della politica: dal governo ai partiti di opposizione
Le dimissioni di Gravina sono arrivate anche sotto una pressione politica senza precedenti. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi aveva dichiarato apertamente che il calcio italiano andava rifondato partendo da un rinnovamento dei vertici della FIGC, sconfessando pubblicamente il numero uno federale.
La richiesta di dimissioni era arrivata da tutto l’arco parlamentare:
- Le forze di maggioranza avevano chiesto il passo indietro con una formale informativa in Aula.
- Il Partito Democratico aveva chiesto spiegazioni sulla crisi profonda del movimento.
- Il Movimento 5 Stelle aveva invocato un “repulisti completo”, non limitato alla sola figura di Gravina, parlando di “problema strutturale” e richiamando la responsabilità collettiva di chi ha guidato il calcio italiano negli ultimi anni.
La giornata del 22 giugno: chi guiderà la Federcalcio
Nelle settimane che precedono le elezioni, il dibattito sul successore di Gravina è già aperto. Tre sono i nomi più accreditati:
- Giovanni Malagò: ex presidente del CONI, nome uscito allo scoperto anche grazie al sostegno esplicito di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli.
- Giancarlo Abete: già alla guida della FIGC tra il 2007 e il 2014, attualmente presidente della Lega Nazionale Dilettanti — componente che pesa il 30% dei voti totali. La sua posizione all’interno del sistema lo rende un candidato di grande influenza.
- Matteo Marani: presidente della Lega Pro, ex giornalista di Sky Sport, ritenuto vicino agli ambienti governativi e in particolare al ministro Abodi.
Fino alla nomina del suo successore, Gravina rimarrà in carica come presidente dimissionario.
Gravina all’8 aprile in Commissione alla Camera
Nel comunicato che ufficializza le dimissioni, la FIGC ha anche reso noto che Gravina si è reso disponibile a intervenire in audizione l’8 aprile — alle ore 11 — presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano.
In quella sede, l’ex presidente federale intende presentare una relazione completa sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche le questioni già affrontate nella conferenza stampa post-gara di Zenica.
Il destino del CT Gattuso e di Buffon
Con le dimissioni di Gravina si apre anche il capitolo del futuro tecnico della Nazionale. Secondo le indiscrezioni emerse nelle ore successive al vertice federale, anche il CT Gennaro Gattuso e il capo delegazione Gigi Buffon — che era al fianco del tecnico sin dalla sua nomina — sarebbero pronti a lasciare i rispettivi incarichi.
In attesa della nomina del nuovo presidente e delle conseguenti nomine tecniche, l’ipotesi più accreditata per la guida provvisoria della Nazionale vedrebbe l’attuale CT dell’Under 21 Silvio Baldini pronto a subentrare in via temporanea, in vista delle due amichevoli già programmate per giugno — il 4 giugno contro la Svezia e il 7 giugno contro la Grecia.
Otto anni alla guida del calcio italiano: il bilancio di Gravina
Gabriele Gravina aveva assunto la presidenza della FIGC nel 2018, eletto con il 97% dei voti dei delegati in assemblea federale. Era stato rieletto nel 2021 e poi ancora nel febbraio 2025, questa volta con il 98,8% dei consensi. Un percorso di sostegno quasi unanime che si è sgretolato in pochi giorni.
Nel corso del suo mandato, la Nazionale ha vissuto momenti alti — in primis la vittoria agli Europei del 2021 — e bassi profondi: le eliminazioni dai Mondiali del 2022, del 2026, e le polemiche ricorrenti sulla gestione del movimento giovanile e sulla crisi dei club italiani in Europa.
Il calcio italiano che Gravina lascia è un movimento con profonde fragilità strutturali: settori giovanili sottodimensionati, club in difficoltà finanziaria, una Nazionale che fatica ad esprimere continuità e una Serie A sempre meno competitiva rispetto ai principali campionati europei.
Cosa cambia (e cosa potrebbe non cambiare)
Dietro la “crisi pilotata” che molti osservatori descrivono, c’è il rischio che il cambio ai vertici della FIGC rappresenti più un aggiustamento di equilibri interni che una vera rottura con il passato. I nomi in corsa — da Abete a Malagò — sono figure già profondamente inserite nel sistema, con legami consolidati con le componenti che voteranno il nuovo presidente.
Il punto vero, come sottolineano in molti, non è chi siederà sulla poltrona federale il 23 giugno, ma se il calcio italiano sarà in grado di affrontare una riforma strutturale che riguardi i vivai, il modello societario dei club, il rapporto con i campionati europei e la valorizzazione dei talenti italiani. Domande alle quali nessun presidente, per quanto autorevole, potrà rispondere da solo.
📅 Le prossime tappe:
- 8 aprile 2026 — Audizione di Gravina alla VII Commissione della Camera dei Deputati (ore 11)
- 22 giugno 2026 — Assemblea elettiva FIGC per la nomina del nuovo presidente federale
- 4 giugno 2026 — Amichevole Italia-Svezia
- 7 giugno 2026 — Amichevole Italia-Grecia

