Parmitano pilota di Artemis III: un italiano guiderà la navicella che aprirà la strada al ritorno sulla Luna

La NASA ha ufficializzato l’equipaggio della missione del 2027: il colonnello dell’Aeronautica Militare e astronauta ESA è il primo europeo in assoluto a ricoprire questo ruolo nel programma lunare americano

Il 9 giugno 2026 segna una data destinata a restare nella storia dell’esplorazione spaziale italiana e europea. La NASA ha annunciato ufficialmente i quattro membri dell’equipaggio della missione Artemis III, in programma per la seconda metà del 2027: tra loro c’è Luca Parmitano, colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana e astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, designato nel ruolo di pilota della navicella Orion. È la prima volta in assoluto che un astronauta dell’ESA viene assegnato a una missione del programma Artemis. Per l’Italia non si tratta soltanto di un traguardo simbolico: è il riconoscimento di decenni di investimenti, competenze e presenza strategica nel settore spaziale internazionale.

L’annuncio al Johnson Space Center

La cerimonia di presentazione si è svolta al Johnson Space Center della NASA a Houston, trasmessa in diretta sui canali social dell’agenzia. L’equipaggio completo di Artemis III è composto da: Randy Bresnik (NASA) nel ruolo di comandante; Luca Parmitano (ESA) come pilota; Frank Rubio (NASA) e Andre Douglas (NASA) come specialisti di missione. Come membro di riserva è stato designato l’astronauta NASA Bob Hines.

Alla cerimonia era presente anche l’equipaggio di Artemis II, la missione che aveva riportato l’uomo in orbita lunare per la prima volta dopo oltre cinquant’anni: un passaggio di testimone carico di significato simbolico, a segnare la continuità di un programma che punta a riportare l’essere umano sulla superficie della Luna entro il 2028.

Che cosa farà davvero Artemis III

Contrariamente a quanto il nome potrebbe suggerire, Artemis III non porterà gli astronauti sulla Luna. La missione è stata ridisegnata come un fondamentale banco di prova in orbita terrestre bassa, essenziale per preparare le operazioni di allunaggio previste con Artemis IV. Il razzo SLS (Space Launch System) lancerà la capsula Orion con l’equipaggio dal Kennedy Space Center in Florida. Una volta in orbita, la missione eseguirà una serie di manovre complesse di rendezvous e attracco con i sistemi di atterraggio lunare commerciali sviluppati da Blue Origin (di Jeff Bezos) e SpaceX (di Elon Musk).

Il profilo operativo prevede diverse fasi distinte. Prima viene lanciato in orbita il modulo di atterraggio di Blue Origin senza equipaggio; successivamente partono gli astronauti a bordo di Orion, che si aggancia al modulo e vi rimane connesso per circa due giorni per effettuare test sui sistemi integrati. Nella fase successiva, la navicella Orion si sgancia e procede con l’attracco alla Starship di SpaceX, anch’essa in orbita, per un’ulteriore giornata di verifiche. La missione si conclude con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico dopo circa due settimane complessive nello spazio.

L’obiettivo è testare l’intero sistema integrato — interfacce, software, propulsione, comunicazioni — prima di procedere con l’allunaggio vero e proprio. Come ha dichiarato l’amministratore NASA Jared Isaacman, Artemis III richiederà il coordinamento più complesso di lanci di razzi vettori pesanti nella storia dell’esplorazione spaziale.

Il ruolo dell’ESA: il modulo di servizio europeo al cuore di Orion

La partecipazione italiana e europea ad Artemis III non si esaurisce nella presenza di Parmitano come pilota. L’Agenzia Spaziale Europea fornirà per questa missione il suo terzo European Service Module (ESM-3), il componente che alimenta e propelle la capsula Orion. Si tratta di un elemento strutturalmente indispensabile: senza il modulo di servizio europeo, Orion non potrebbe volare. Questo significa che, anche sul piano tecnologico e industriale, l’Europa si trova letteralmente al cuore della missione.

Il direttore generale dell’ESA Josef Aschbacher ha sottolineato che l’assegnazione del ruolo di pilota a Parmitano riflette la profonda competenza europea nel volo spaziale umano, costruita sulla sua vasta esperienza in situazioni di alta pressione. Aschbacher ha parlato di un riconoscimento fondamentale del ruolo dell’ESA nell’abilitare il ritorno dell’umanità sulla Luna, e di un passo avanti cruciale nella partnership con la NASA.

Parmitano: “L’Italia è la mia piattaforma di lancio”

Visibilmente commosso durante la presentazione dell’equipaggio, Luca Parmitano ha pronunciato un discorso che ha colpito per la forza della metafora con cui ha articolato la sua gratitudine. Ha descritto l’Italia, il suo sistema educativo e l’Aeronautica Militare Italiana come la sua “piattaforma di lancio”, l’Agenzia Spaziale Italiana come colei che gli ha offerto il primo volo per mettere alla prova le sue competenze, l’ESA come “torre di lancio” che costruisce ponti tra i mondi, e la NASA come il “razzo” che lo porterà nello spazio. Il carburante di tutto, ha concluso, è la sua famiglia: ha rivolto le parole più intime alla moglie e alle figlie presenti in sala, definendo il loro amore “la scintilla che accende ogni passione”.

In una successiva intervista, Parmitano ha raccontato le modalità con cui ha appreso della sua selezione: una riunione organizzata con un pretesto, alla quale si è presentato per trovare i suoi colleghi riuniti. Il comandante della missione ha guardato il gruppo e ha detto: “Guardatevi intorno, questo è l’equipaggio di Artemis III”. Alla domanda se questa missione escluda una sua partecipazione alle future, l’astronauta ha risposto con la citazione di Ringo Starr — “I could tell you but I know it’s mine” — e ha aggiunto: “Non ho mai rinunciato a un sogno e non metto limiti al possibile”.

Chi è Luca Parmitano

Luca Parmitano è nato a Catania nel 1976. Laureato in scienze politiche all’Università Federico II di Napoli, ha conseguito un master in ingegneria dei test di volo sperimentali presso l’Institut Supérieur de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa. Dal 2007 è pilota collaudatore e dal 2019 colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana. È entrato nel corpo degli astronauti dell’ESA nel 2009.

Nel 2013 ha partecipato alla missione Volare sulla Stazione Spaziale Internazionale, durante la quale è diventato il primo astronauta italiano a effettuare un’attività extraveicolare — la cosiddetta “passeggiata spaziale”. Nel 2019-2020 è tornato nello spazio con la missione Beyond, durante la quale ha assunto il comando della Stazione Spaziale Internazionale, diventando il primo italiano a ricoprire quel ruolo. In totale ha trascorso 366 giorni nello spazio, con sei attività extraveicolari per oltre 30 ore complessive fuori dalla stazione. Rientrato sulla Terra, ha lavorato come referente ESA presso il Johnson Space Center, in veste di CapCom e istruttore per le attività extraveicolari e le operazioni robotiche.

Con Artemis III, Parmitano diventerà il primo italiano a spingersi così vicino alla Luna — e il primo europeo a pilotare una navicella nell’ambito del programma lunare americano.

Ruolo Astronauta Agenzia
Comandante Randy Bresnik NASA
Pilota Luca Parmitano ESA (Italia)
Specialista di missione Frank Rubio NASA
Specialista di missione Andre Douglas NASA
Membro di riserva Bob Hines NASA

Il peso politico e industriale della scelta italiana

La nomina di Parmitano non è caduta dal cielo: è il risultato di anni di investimenti diplomatici e industriali che il governo italiano ha condotto nel settore spaziale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata allo Spazio, Adolfo Urso, ha commentato l’annuncio parlando dell’Italia “protagonista nella nuova corsa alla Luna”, sottolineando come negli ultimi anni il governo abbia riportato lo Spazio al centro della politica industriale nazionale, rafforzando il ruolo dell’Italia in ESA e consolidando la relazione strategica con la NASA.

Urso ha ricordato due passaggi chiave: la guida italiana della Ministeriale ESA nel novembre scorso a Brema, durante la quale fu annunciato il ruolo italiano nelle future missioni lunari; e l’intesa firmata a Washington nel marzo 2026 tra lo stesso ministro e l’amministratore NASA Jared Isaacman, relativa al modulo abitativo lunare italiano e alla partecipazione degli astronauti italiani al programma Artemis.

Parmitano stesso, in un’intervista successiva all’annuncio, ha confermato che le dichiarazioni recenti del governo italiano e dell’ASI sulla volontà di essere al centro dell’esplorazione — attraverso la costruzione di moduli di superficie — rappresentano “un segnale estremamente positivo”. L’Italia, ha sottolineato, vuole essere un partner affidabile “con i suoi mezzi, le sue università, le sue industrie e i suoi astronauti”.

Un primato europeo e il contesto del programma Artemis

Artemis III si inserisce in una sequenza precisa. La missione Artemis I (2022) aveva effettuato un volo senza equipaggio intorno alla Luna per testare il sistema SLS-Orion. Artemis II ha riportato gli esseri umani in prossimità della Luna per la prima volta dal 1972, con un volo circumlunare con equipaggio che ha riacceso l’entusiasmo globale per l’esplorazione. Artemis III rappresenta ora il passaggio successivo: testare in orbita terrestre i sistemi di rendezvous e attracco con i lander commerciali, in vista del primo allunaggio con equipaggio previsto con Artemis IV nel 2028.

La scelta di includere un astronauta ESA in una missione Artemis è, storicamente, una prima assoluta. Finora il programma era stato esclusivamente a trazione NASA, con partecipazioni internazionali limitate alla fornitura di hardware — come il modulo di servizio europeo. L’assegnazione di Parmitano al ruolo di pilota segna un cambio di paradigma nella natura della partnership tra le due agenzie. Come ha detto Aschbacher, l’ESA dimostra di essere un partner sul quale contare, anche nell’invio di personale in missioni operative di frontiera.

Frank Rubio, uno dei due specialisti di missione americani, è noto per aver stabilito il record statunitense di permanenza orbitale con 371 giorni consecutivi a bordo della ISS nel 2022-2023. Andre Douglas, l’altro specialista, era già riserva designata per Artemis II ed è considerato uno dei massimi esperti operativi della capsula Orion.

I tempi e i prossimi passi

Secondo i piani comunicati dalla NASA, l’equipaggio inizierà immediatamente l’addestramento intensivo sui sistemi della navicella Orion e assisterà nello sviluppo e nelle operazioni di prova dei lander di Blue Origin e SpaceX. Il lancio è atteso nella seconda metà del 2027, con una durata stimata della missione di circa due settimane. I risultati di Artemis III saranno essenziali per validare le procedure operative che consentiranno ad Artemis IV di portare astronauti sul suolo lunare, per la prima volta dopo l’Apollo 17 del dicembre 1972.

Sul fronte europeo, la partecipazione a questa missione riapre anche la discussione sul futuro della cooperazione ESA-NASA dopo il ridimensionamento del progetto Lunar Gateway — la stazione spaziale orbitale lunare che avrebbe dovuto essere il cardine della presenza umana permanente attorno alla Luna. Parmitano ha indicato che le due dimensioni — il rafforzamento della partnership esistente e lo sviluppo di una capacità europea autonoma di accesso allo spazio — non si escludono, ma si complementano.