Meta avvia il rilascio dei nomi utente sull’app di messaggistica più diffusa al mondo: si potrà chattare senza svelare il proprio numero, mentre parte già la corsa alle prenotazioni

Dopo quasi vent’anni di storia, WhatsApp cambia uno dei suoi tratti più identitari. L’app di messaggistica di Meta, utilizzata da oltre tre miliardi di persone nel mondo, ha avviato il rilascio degli username: nomi utente unici, preceduti dal simbolo “@”, che permetteranno di scrivere a chiunque senza essere costretti a condividere il proprio numero di telefono personale. Una svolta che punta dritta alla privacy e che avvicina WhatsApp a un modello già collaudato da altre piattaforme di messaggistica.

Che cosa cambia davvero

Fino a oggi l’identità di ogni account WhatsApp è sempre coincisa con il numero di telefono: chiunque lo conoscesse poteva cercare e contattare l’utente corrispondente. Con l’introduzione degli username, questo automatismo viene superato. Il numero di telefono non scompare: resta necessario per registrare l’account, gestire i backup e completare le procedure di sicurezza. Cambia però ciò che viene mostrato agli altri quando si avvia una nuova conversazione. Se l’utente sceglie di attivare la funzione, la persona che riceve il primo messaggio vedrà soltanto lo username, non il numero.

È una differenza sottile ma sostanziale, soprattutto per chi oggi si trova costretto a diffondere il proprio recapito telefonico in contesti in cui preferirebbe non farlo: gruppi numerosi, community di interesse, compravendite online, chat scolastiche, contatti di lavoro occasionali. In tutte queste situazioni, da oggi sarà sufficiente comunicare il proprio nome utente, lasciando il numero riservato.

Come funzionano le prenotazioni

La fase attuale è quella delle prenotazioni anticipate. Gli utenti che hanno già ricevuto la funzione, aggiornando l’app all’ultima versione disponibile su iOS e Android, possono scegliere in anticipo il proprio username prima che venga occupato da qualcun altro. Il percorso è semplice: basta entrare in Impostazioni, aprire la sezione Account e selezionare la voce dedicata al nome utente.

Le regole tecniche sono precise. Gli username dovranno:

  • Essere univoci su tutta la piattaforma
  • Iniziare sempre con una lettera
  • Avere una lunghezza compresa tra tre e circa trentacinque caratteri, a seconda delle indicazioni raccolte finora
  • Non poter imitare indirizzi web o domini internet (non potranno quindi iniziare con “www.” né terminare con estensioni come “.it” o “.com”)

Questa limitazione non è casuale: serve a ridurre il rischio di phishing e a impedire che qualcuno costruisca username ingannevoli, pensati per sembrare siti o servizi ufficiali.

Nessun elenco pubblico, per scelta

Un aspetto che Meta ha voluto sottolineare riguarda la ricercabilità degli utenti. A differenza di quanto avviene su alcuni social network, non esisterà una directory pubblica consultabile degli username registrati. Per contattare una persona sarà necessario conoscerne esattamente il nome utente: non basterà indovinarlo o cercarlo in un elenco. Meta ha presentato la funzione come uno strumento pensato per la riservatezza, non come l’apertura di un social network con profili liberamente ricercabili.

A questo si aggiunge un ulteriore livello di protezione, pensato per chi teme spam o tentativi di truffa: lo Username Key. Si tratta di un codice opzionale che l’utente può attivare e che diventa indispensabile per chiunque voglia inviare un primo messaggio. Se la chiave è attiva, conoscere il nome utente non basta più: senza il codice corrispondente, non sarà possibile avviare la conversazione. Se invece la chiave resta disattivata, chi conosce lo username può scrivere liberamente, proprio come accade oggi con il numero di telefono.

Il confronto con Telegram e Signal

L’introduzione dei nomi utente colma una delle differenze storiche più evidenti tra WhatsApp e le altre grandi app di messaggistica. Telegram e Signal, infatti, consentono da tempo di comunicare tramite username, senza che il numero di telefono venga necessariamente esposto. WhatsApp, al contrario, ha sempre costruito la propria rete di contatti esclusivamente sulla rubrica telefonica del dispositivo, un modello che con la crescita di canali, community e conversazioni tra semi-sconosciuti ha iniziato a mostrare i suoi limiti in termini di tutela dei dati personali.

Meta descrive la novità come un’evoluzione naturale della piattaforma, sempre meno legata al solo scambio di messaggi tra amici e familiari e sempre più utilizzata per interagire con aziende, creator, organizzazioni e gruppi di interesse. Non a caso, chi gestisce un profilo verificato o un account business potrà scegliere di mantenere lo stesso username già in uso su Instagram o Facebook, così da garantire coerenza all’identità digitale su tutte le piattaforme del gruppo, tramite il Centro gestione account.

Le ricadute per aziende e assistenza clienti

La novità non riguarda soltanto gli utenti privati. Le imprese che utilizzano WhatsApp Business e le relative API dovranno fare i conti con un nuovo identificativo, il cosiddetto Business Scoped User ID, pensato per riconoscere gli utenti senza dover necessariamente fare affidamento sul numero di telefono. Per le realtà che gestiscono assistenza clienti, e-commerce o servizi digitali attraverso l’app, questo significa dover aggiornare sistemi e integrazioni con i software di gestione dei clienti (CRM), un’operazione che nei prossimi mesi coinvolgerà molte aziende di dimensioni medio-grandi.

Una funzione ancora in fase di rilascio graduale

Il debutto degli username in Italia si inserisce in un rilascio progressivo, cominciato nelle scorse settimane e destinato a estendersi a un numero crescente di account nei prossimi mesi. Non tutti gli utenti vedono già la funzione attiva: l’attivazione avviene infatti a scaglioni, e chi non la trova ancora nelle proprie impostazioni dovrà attendere che WhatsApp la renda disponibile anche sul proprio account. Diverse fonti indicano che il lancio operativo completo è previsto entro la fine del 2026, mentre la fase attuale resta limitata alle prenotazioni anticipate del nome utente.

Va inoltre chiarito un punto che genera spesso confusione: la funzione riguarda esclusivamente le nuove conversazioni. Se un contatto ha già salvato il numero di telefono dell’utente, oppure esiste già uno scambio di messaggi pregresso, la situazione resta invariata: il numero continuerà a essere visibile come avviene oggi. Resta inoltre confermato che la crittografia end-to-end, il sistema che protegge messaggi, chiamate, foto e video da accessi non autorizzati, non subisce alcuna modifica con l’arrivo di questa funzione.

Perché la privacy è diventata centrale

Il tema della tutela dei dati personali è da anni al centro del dibattito sulle piattaforme digitali, e WhatsApp non fa eccezione. La possibilità di essere rintracciati semplicemente conoscendo un numero di telefono ha esposto nel tempo gli utenti a fenomeni di spam, messaggi indesiderati e, in alcuni casi, veri e propri tentativi di truffa. L’introduzione degli username, unita allo strumento opzionale della Username Key, rappresenta quindi anche una risposta a queste criticità, in un momento in cui la sensibilità del pubblico verso la gestione dei propri dati è cresciuta considerevolmente.

Va detto che la funzione resterà opzionale: chi preferisce continuare a essere identificato solo tramite il numero di telefono potrà farlo, semplicemente non attivando lo username o non condividendolo con nuovi contatti. Per chi invece desidera un ulteriore strato di riservatezza — penso a chi partecipa a gruppi di lavoro con persone che non conosce, a chi vende oggetti online, o a chi semplicemente non vuole che il proprio numero personale finisca in mano a sconosciuti — la novità rappresenta un cambiamento atteso da tempo.

Nel frattempo, la raccomandazione per chi è già interessato è quella di verificare la disponibilità della funzione aggiornando l’app all’ultima versione e, se l’opzione compare, procedere subito con la prenotazione del proprio username, prima che il nome desiderato venga occupato da qualcun altro nella corsa che, complici oltre tre miliardi di utenti attivi in tutto il mondo, si preannuncia piuttosto affollata.