Il supercomputer di Shenzhen conquista il primo posto nella classifica TOP500 con 2,198 exaflop usando sole CPU domestiche, senza GPU né chip occidentali. Due sistemi italiani di Eni entrano nella top 10
Per la prima volta dal 2017, la Cina guida la classifica mondiale dei supercomputer più potenti del pianeta. Il sistema LineShine, installato al National Supercomputing Centre di Shenzhen e costruito dallo Shenzhen Cloud Computing Center, ha conquistato il primo posto della 67ª edizione della lista TOP500, annunciata il 23 giugno 2026 durante l’ISC 2026 – l’International Supercomputing Conference di Amburgo. Il risultato è tanto più significativo perché ottenuto con una architettura completamente indipendente dalle tecnologie occidentali: nessuna GPU, nessun chip di Intel, AMD o NVIDIA, solo processori cinesi di nuova generazione. Un primato tecnico che si intreccia con la geopolitica della tecnologia e con la guerra dei chip tra Washington e Pechino.
Un debutto diretto al vertice
LineShine è entrato nella classifica TOP500 direttamente in prima posizione, senza precedenti presenze nella lista. La macchina ha registrato una prestazione di 2,198 Exaflop/s sul benchmark HPL (High Performance Linpack), il test standard utilizzato dalla classifica per misurare la velocità di calcolo a piena precisione. Si tratta di circa il 20% in più rispetto all’americano El Capitan, il supercomputer del Lawrence Livermore National Laboratory in California che occupava il primo posto dal novembre 2024 e che ora scende al secondo con 1,809 Exaflop/s.
Il dato è storico: LineShine è il primo sistema al mondo a superare la soglia dei 2 exaflop di prestazioni double-precision sostenute utilizzando esclusivamente CPU, senza alcun acceleratore grafico. Il picco teorico dichiarato è di 2,736 Exaflop/s, il che colloca l’efficienza HPL attorno all’80%, un valore considerato eccellente per questa tipologia di architettura.
Il ritorno della Cina al vertice della classifica segna una svolta simbolica e geopolitica di primo piano. L’ultima volta che un sistema cinese guidava la TOP500 era il 2017, quando in vetta figurava il Sunway TaihuLight di Wuxi, con 93 Petaflops. Da allora, la Cina aveva progressivamente ridotto la propria partecipazione alla classifica in seguito all’inasprimento delle sanzioni americane sui chip avanzati, smettendo di inviare risultati Linpack per i propri sistemi di punta.
L’architettura LingKun: tutto cinese, tutto ARM
La caratteristica più dirompente di LineShine non è solo la prestazione in sé, ma il come è stata ottenuta. Il supercomputer si basa sulla piattaforma proprietaria LingKun, sviluppata interamente in Cina. Il cuore del sistema sono i processori LX2 a 304 core su architettura ARMv9, che equipaggiano complessivamente 20.480 nodi di calcolo per un totale di circa 13,79 milioni di core operanti a 1,55 GHz.
L’organizzazione interna è complessa: ogni nodo monta due processori LX2, ciascuno composto da due die. Ogni die è suddiviso in quattro domini NUMA da 38 core, affiancati da 4 GB di memoria HBM (High Bandwidth Memory) prodotta anch’essa domesticamente, oltre a 128 GB di DDR off-package. L’interconnessione tra i nodi è assicurata dal fabric proprietario LingQi, che adotta una topologia fat-tree dual-plane multi-rail con una banda di 1,6 Tb/s per nodo.
Il sistema operativo è Kylin, una distribuzione Linux sviluppata in Cina per applicazioni critiche e militari. Il consumo energetico complessivo si attesta attorno ai 42,2 megawatt, per un’efficienza di 52,07 Gigaflops/Watt: un valore nella media per sistemi di questa potenza, ma lontano dai vertici del Green500, la classifica dei supercomputer più efficienti dal punto di vista energetico.
Come sottolineato dallo stesso National Supercomputing Center di Shenzhen in un comunicato ufficiale, il LineShine rappresenta «il risultato di breakthrough su una serie di colli di bottiglia tecnologici» e segna «un salto storico per il settore del supercalcolo cinese nel superare le restrizioni tecnologiche straniere e costruire un ecosistema hardware-software autonomo e controllato internamente».
La geopolitica dei chip: risposta alle sanzioni americane
Il successo di LineShine non può essere letto al di fuori del contesto della rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Dal 2019, e con crescente intensità durante la prima e la seconda amministrazione Trump, Washington ha progressivamente tagliato l’accesso della Cina alle GPU avanzate di NVIDIA, ai chip di Intel e AMD, e più in generale alle tecnologie di semiconduttori di frontiera. L’obiettivo dichiarato era rallentare lo sviluppo cinese nell’intelligenza artificiale e nel calcolo ad alte prestazioni, settori considerati strategici anche per applicazioni militari.
Il risultato ottenuto con LineShine suggerisce che quelle restrizioni hanno avuto un effetto opposto almeno in parte: invece di fermare la Cina, l’hanno costretta a sviluppare soluzioni alternative. Jack Dongarra, professore emerito all’Università del Tennessee e fra i fondatori della classifica TOP500, ha riconosciuto pubblicamente questo dinamismo: «I controlli sulle esportazioni possono rallentare l’accesso della Cina a certi componenti avanzati, ma forniscono anche un forte incentivo a sviluppare alternative domestiche. LineShine suggerisce che la Cina ha risposto attraverso investimenti su larga scala e una progettazione congiunta di hardware e software».
Un precedente in questa direzione era già arrivato nel 2024, quando la startup cinese DeepSeek aveva sorpreso il settore globale dell’IA con un modello in grado di offrire prestazioni competitive rispetto ai leader americani, utilizzando però un numero molto inferiore di chip avanzati. LineShine appare come il capitolo successivo della stessa strategia: non aggirare i limiti, ma trasformarli in leva per l’innovazione.
Significativo anche il fatto che LineShine abbia potuto partecipare alla TOP500 proprio perché sviluppato senza finanziamenti pubblici diretti. I sistemi governativi cinesi di vertice erano stati di fatto esclusi dalla classifica dal 2019, quando Pechino aveva smesso di inviare i propri risultati Linpack per i sistemi più strategici, presumibilmente per non esporre le proprie capacità a scrutinio internazionale.
Cosa misura davvero il primato: il nodo delle prestazioni AI
Il trionfo cinese sull’HPL standard è netto. Ma il quadro si complica quando si analizzano gli altri benchmark della classifica TOP500, in particolare quelli più rilevanti per i carichi di lavoro moderni legati all’intelligenza artificiale.
Sul benchmark HPCG (High Performance Conjugate Gradient), che simula carichi di calcolo più vicini alle applicazioni scientifiche reali, LineShine mantiene la prima posizione con 22,00 HPCG-Petaflop/s, davanti a El Capitan (17,41) e al giapponese Fugaku (16,00). Ma è sul benchmark HPL-MxP – che misura le prestazioni in precisione mista e si avvicina maggiormente ai carichi di inferenza dell’IA – che emerge il punto debole del design CPU-only.
Su questo test, LineShine si colloca soltanto al quarto posto con 7,92 Exaflop/s, con uno speedup di appena 3,6x rispetto all’HPL standard. Per confronto, El Capitan resta primo sull’HPL-MxP a 16,7 Exaflop/s con uno speedup di 9,2x, Aurora è secondo a 11,6 Exaflop/s (speedup 11,5x) e Frontier è terzo a 11,4 Exaflop/s (speedup 8,4x). Lo scarto riflette la natura dell’architettura: le GPU sono progettate per operare in precisione ridotta in modo molto più efficiente delle CPU tradizionali, e i carichi di addestramento e inferenza dei modelli di IA si appoggiano massicciamente proprio su questa capacità.
Alcuni esperti invitano quindi alla cautela nel leggere il primato come una misura dell’egemonia tecnologica globale. Andrew Rohl, direttore del National Computational Infrastructure in Australia, ha precisato: «È un risultato tecnico impressionante. Ma non è rilevante se la domanda è: chi ha la migliore capacità di IA? La TOP500 non è una buona misura di questo». Rohl ha ricordato che il benchmark HPL risale a decenni fa ed è stato concepito per misurare il calcolo scientifico tradizionale, non le architetture moderne orientate all’IA. Aggiunge inoltre che molti dei sistemi più potenti per il calcolo IA – quelli gestiti da colossi come xAI, Google o dalle principali strutture di difesa americane – non partecipano nemmeno alla classifica, per ragioni di sicurezza o commerciali.
La top 10: cinque sistemi exascale e due italiani protagonisti
Con LineShine salgono a cinque i supercomputer che hanno superato la soglia dell’exascale (1 Exaflop/s) in prestazioni HPL verificate pubblicamente, distribuiti per la prima volta su tre continenti. La classifica aggiornata della TOP500 racconta una realtà di grande pluralismo architetturale.
| Posizione | Nome | Paese | Prestazione HPL | Architettura |
|---|---|---|---|---|
| 1 | LineShine | Cina | 2,198 Exaflop/s | CPU LX2 ARMv9 (LingKun) |
| 2 | El Capitan | USA | 1,809 Exaflop/s | HPE Cray EX / AMD MI300A |
| 3 | Frontier | USA | 1,353 Exaflop/s | HPE Cray EX / AMD MI250X |
| 4 | Aurora | USA | 1,012 Exaflop/s | HPE Cray EX / Intel Xeon + GPU Ponte Vecchio |
| 5 | JUPITER Booster | Germania | 1,000 Exaflop/s | BullSequana XH3000 / NVIDIA Grace Hopper |
| 6 | Eni HPC7 | Italia 🇮🇹 | 571,5 Petaflop/s | HPE Cray EX255a / AMD Instinct MI300A |
| 7 | Microsoft Eagle | USA | 561,2 Petaflop/s | Azure / NVIDIA H100 |
| 8 | Eni HPC6 | Italia 🇮🇹 | 477,9 Petaflop/s | HPE Cray EX / AMD Instinct MI250X |
| 9 | Fugaku | Giappone | 442 Petaflop/s | Fujitsu A64FX |
| 10 | Alps | Svizzera | 434,9 Petaflop/s | HPE Cray EX / NVIDIA Grace Hopper |
Particolarmente rilevante per l’Italia è l’ingresso in sesta posizione di Eni HPC7, il nuovo supercomputer del gruppo energetico italiano costruito sulla stessa architettura HPE Cray EX255a con processori AMD Instinct MI300A di El Capitan. L’HPC7 diventa così il sistema più potente della flotta di supercalcolo di Eni, affiancandosi all’HPC6 che occupa l’ottavo posto con 477,9 Petaflop/s. La presenza di due macchine italiane tra le prime dieci al mondo consolida il ruolo del nostro Paese come attore significativo nel panorama globale del High Performance Computing.
Scendono invece fuori dalla top 10, rispettivamente all’11° e al 12° posto, il finlandese LUMI e l’italiano Leonardo, che nella precedente edizione occupavano la nona e la decima posizione. Sul Green500, la classifica dei sistemi più efficienti energeticamente, non ci sono invece cambiamenti: la vetta è presidiata da KAIROS (73,28 Gigaflops/Watt) al CALMIP di Tolosa, seguito da ROMEO-2025 (70,91) e da Levante (69,43) al DKRZ di Amburgo, tutti su piattaforma BullSequana XH3000 con chip NVIDIA Grace Hopper.
La diversità architetturale come nuovo paradigma
Uno degli aspetti più interessanti della nuova TOP500 è la notevole eterogeneità tecnologica che caratterizza la top 10. Convivono nella stessa classifica CPU ARMv9 cinesi, APU AMD, design Intel, chip NVIDIA Grace Hopper e processori Fujitsu A64FX. Nessun percorso unico domina.
Questa varietà ha spinto gli organizzatori della TOP500 a concludere il loro comunicato ufficiale con un’osservazione che vale come sintesi di un’era: «Non esiste un unico percorso tecnologico dominante verso il calcolo di classe leadership; i produttori stanno invece perseguendo una varietà di approcci CPU, GPU, APU e ad acceleratori custom». Un’affermazione che suona come una risposta indiretta a chi pensava che il monopolio delle GPU americane, e in particolare di NVIDIA, fosse inattaccabile.
Dal punto di vista dei fornitori, HPE rimane il system integrator dominante, rifornendo sei dei dieci sistemi in classifica (El Capitan, Frontier, Aurora, HPC7, HPC6 e Alps). AMD è il processore più presente, contribuendo a quattro sistemi e a oltre il 40% delle prestazioni HPL combinate della top 10. NVIDIA è rappresentata in tre sistemi (JUPITER Booster, Eagle e Alps), mentre Intel appare sia come fornitore di piattaforma completa (Aurora) che attraverso i processori Xeon in Eagle.
Le applicazioni del LineShine: dalla climatologia alla medicina
Al di là dei record e delle classifiche, il National Supercomputing Centre di Shenzhen ha fornito un quadro concreto delle applicazioni per cui LineShine è già operativo. Dalla sua entrata in funzione, il supercomputer è stato impiegato in un ventaglio ampio di ambiti scientifici e applicativi:
- Modellazione climatica: simulazioni ad alta risoluzione del clima globale e regionale
- Simulazioni ingegneristiche: fluidodinamica computazionale, analisi strutturale, progettazione aerospaziale
- Drug discovery: screening molecolare accelerato per lo sviluppo di nuovi farmaci
- Neuroscienze: simulazione di reti neurali biologiche su larga scala
- Intelligenza artificiale: addestramento e ottimizzazione di modelli di IA
La Cina ha anche sottolineato come LineShine si inserisca in una strategia più ampia di democratizzazione del supercalcolo. La Piattaforma Internet Nazionale per il Supercalcolo ha recentemente superato il milione di utenti registrati, segnando il passaggio del supercalcolo da risorsa esclusiva per la ricerca avanzata a infrastruttura diffusa al servizio dell’industria, delle università e delle imprese.
Il contesto geopolitico: la corsa alla supremazia tecnologica
Il debutto di LineShine al vertice della TOP500 arriva in un momento di straordinaria tensione nella competizione tecnologica globale. Secondo il 2026 AI Index Report di Stanford, pubblicato ad aprile, la Cina ha «effettivamente colmato» il divario nelle prestazioni dei modelli di IA rispetto agli Stati Uniti. Pur producendo ancora meno modelli di frontiera assoluta, la Cina mantiene il vantaggio nel numero di brevetti depositati e nella diffusione di robot industriali.
Il supercalcolo è ormai considerato una componente essenziale della sicurezza nazionale, dello sviluppo industriale e della competitività economica. Le capacità computazionali di un paese sono diventate uno dei principali indicatori di potenza tecnologica, al pari delle riserve energetiche o della forza lavoro qualificata. Non è un caso che tutti i principali paesi investano massicciamente in questo settore: nell’ultimo anno l’Unione europea ha presentato un piano da 20 miliardi di euro per la creazione di gigafactory dell’IA, centri che dovranno collegare supercalcolatori, università e imprese per sviluppare la prossima generazione di modelli.
La macchina cinese rappresenta dunque qualcosa di più di un record numerico. È la dimostrazione che le restrizioni tecnologiche possono stimolare l’innovazione domestica almeno quanto la ostacolano. È la prova che il paradigma GPU-dominante non è l’unico percorso verso il calcolo exascale. Ed è un segnale che la competizione per il primato tecnologico globale è destinata a intensificarsi ulteriormente nei prossimi anni, con attori sempre più numerosi e percorsi sempre meno prevedibili.

