Blackout globale di Cloudflare: in tilt Canva, Vinted, Fortnite, LinkedIn e anche Claude

Un guasto ai server di Cloudflare ha causato un nuovo blackout di Internet. Offline per oltre mezz’ora decine di siti e app, da piattaforme social a servizi di intelligenza artificiale.

Un nuovo e vasto blackout ha colpito Internet nella mattinata di venerdì 5 dicembre 2025. Intorno alle 10:00 (ora italiana), un malfunzionamento dei server di Cloudflare ha mandato in tilt centinaia di siti e applicazioni, tra cui Canva, Vinted, Shopify, Fortnite, Roblox, LinkedIn e persino Claude, la popolare piattaforma di intelligenza artificiale. Il guasto, partito da un aggiornamento interno, ha generato una catena di errori che ha reso inaccessibili molti servizi per circa mezz’ora.


Il guasto e la risposta di Cloudflare

Cloudflare, azienda statunitense leader nei servizi di content delivery network (CDN) e sicurezza web, ha comunicato che l’incidente è stato causato da un malfunzionamento del sistema “Workers”, componente che gestisce le API e i processi automatizzati.
Nel comunicato ufficiale, l’azienda ha spiegato:

“Cloudflare sta esaminando le segnalazioni di un gran numero di pagine vuote quando si utilizza l’API dell’elenco su uno spazio dei nomi Workers KV. Stiamo lavorando per analizzare e mitigare il problema. Ulteriori aggiornamenti seguiranno a breve”.

Il disservizio ha colpito a macchia di leopardo, generando errori “Bad Gateway”, “500 Internal Server” e pagine bianche. Dopo circa trenta minuti, i tecnici di Cloudflare hanno cominciato a ripristinare progressivamente i sistemi e, nel giro di un’ora, la maggior parte dei servizi è tornata disponibile.


Servizi colpiti: da Canva a LinkedIn, passando per Fortnite e Claude

Le segnalazioni sono arrivate da tutto il mondo, con picchi in Europa, Nord America e Asia. Tra le piattaforme coinvolte figurano:

  • Canva, servizio di grafica online;

  • Vinted, marketplace per abbigliamento e oggetti usati;

  • Shopify, infrastruttura e-commerce per aziende;

  • Fortnite e Roblox, giochi online con milioni di utenti;

  • Zoom, piattaforma di videoconferenze;

  • LinkedIn, che ha registrato feed vuoti, difficoltà di accesso e impossibilità di pubblicare post;

  • Claude, assistente AI che ha riportato errori di connessione e pagine non raggiungibili.

Secondo i dati raccolti da Downdetector, il picco delle segnalazioni si è registrato tra le 10:10 e le 10:25 italiane, con un ritorno graduale alla normalità intorno alle 10:45.


Cloudflare, il “cuore invisibile” di Internet

Per comprendere la portata del blackout, occorre ricordare cosa fa Cloudflare.
L’azienda gestisce una rete globale di server che accelera e protegge il traffico web, facendo da ponte tra i siti e i loro utenti.
Grazie ai suoi sistemi di cache distribuita e protezione dagli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), Cloudflare garantisce velocità e sicurezza a milioni di siti e applicazioni.

Tuttavia, quando si verifica un problema nei suoi sistemi, una parte significativa del web si blocca.
È come se un semaforo centrale smettesse di funzionare in un’intera metropoli digitale: tutto rallenta, e in molti casi si ferma del tutto.


Un incidente che riapre il dibattito sulla dipendenza digitale

L’episodio del 5 dicembre arriva poche settimane dopo un altro blackout, avvenuto il 18 novembre, che aveva colpito piattaforme come X (ex Twitter), Spotify e Canva.
Due eventi ravvicinati che riportano l’attenzione sul tema della dipendenza da pochi grandi provider infrastrutturali, da cui dipende buona parte dell’ecosistema digitale globale.

Negli ultimi anni, Cloudflare, Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure hanno progressivamente assunto il ruolo di colonne portanti di Internet, ma anche di potenziali punti unici di fallimento.
Un guasto o una configurazione errata in uno di questi sistemi può generare effetti domino su scala mondiale.


Rischi per la sicurezza e vulnerabilità del sistema

Il blackout di Cloudflare non rappresenta solo un problema di connettività, ma anche una questione di sicurezza informatica.
Durante un’interruzione di questo tipo, le difese contro gli attacchi DDoS o altre minacce risultano indebolite o temporaneamente inattive.
Ciò espone i siti — anche per brevi periodi — a possibili tentativi di intrusione o saturazione del traffico.

Gli esperti del settore ribadiscono la necessità di ridurre la concentrazione di servizi critici in pochi operatori, promuovendo un’infrastruttura più distribuita e resiliente.
La cosiddetta “decentralizzazione del web” resta un obiettivo ancora lontano, ma eventi come questo ne mostrano l’urgenza.


Reazioni e ironia sui social

Come spesso accade in queste situazioni, la reazione della rete è stata immediata.
Sui social — in particolare su X e Threads — l’hashtag #CloudflareDown è diventato virale in pochi minuti.
Gli utenti hanno condiviso meme e battute sulla paralisi del web, ma anche preoccupazioni più serie sul fatto che un unico guasto possa compromettere contemporaneamente servizi di grafica, e-commerce, social network e intelligenza artificiale.

Altri hanno notato che persino le pagine di stato di alcuni servizi colpiti risultavano irraggiungibili, poiché anch’esse ospitate su Cloudflare.


Conclusioni

Il blackout del 5 dicembre 2025 rappresenta uno dei più estesi guasti dell’anno per Cloudflare e un ulteriore campanello d’allarme sulla fragilità strutturale del web moderno.
In pochi minuti, milioni di utenti in tutto il mondo hanno visto interrompersi strumenti di lavoro, social network e servizi digitali quotidiani.
Una lezione chiara: l’efficienza della rete globale ha un costo, e si chiama vulnerabilità sistemica.

Il ritorno alla normalità è stato rapido, ma l’incidente conferma la necessità per aziende e governi di diversificare le infrastrutture digitali, riducendo la dipendenza da pochi grandi hub tecnologici.
Internet è nata come rete distribuita: oggi, forse più che mai, serve ricordarlo.