Il conto alla rovescia è partito a Cape Canaveral: il 1° aprile il lancio dello Space Launch System con quattro astronauti diretti in orbita lunare. Un viaggio storico che segna il ritorno dell’umanità oltre l’orbita terrestre bassa dopo l’Apollo 17 del 1972.
È il momento più atteso dell’era spaziale moderna. Nella notte tra il 1° e il 2 aprile 2026, alle 00:24 ora italiana, lo Space Launch System della NASA dovrebbe sollevarsi dalla rampa 39B del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, portando quattro astronauti in un viaggio circumlunare che non ha precedenti dagli anni del programma Apollo. La missione Artemis II rappresenta il primo volo umano oltre l’orbita terrestre bassa dopo 54 anni, e segna un capitolo fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale.
Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato
La NASA ha avviato le operazioni di conto alla rovescia, con circa 49 ore di preparativi che hanno preso il via nella serata del 30 marzo. I tecnici del Kennedy Space Center stanno completando le ultime verifiche su tutti i sistemi del vettore e della capsula Orion, mentre le condizioni meteorologiche risultano favorevoli al lancio. Lori Glaze, amministratrice associata ad interim della Direzione per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione, ha dichiarato che le operazioni stanno procedendo senza intoppi, con il veicolo e l’equipaggio entrambi dichiarati pronti al 100%.
Nel caso in cui imprevisti tecnici o meteorologici dovessero impedire il decollo nella finestra principale, la NASA ha pianificato altre cinque opportunità di lancio: il 3 aprile alle 01:22 italiane, il 4 aprile alle 02:00, il 5 aprile alle 02:53, il 6 aprile alle 03:40 e il 7 aprile alle 04:36. Se nessuna di queste finestre risultasse praticabile, la prossima opportunità potrebbe aprirsi il 30 aprile.
Un equipaggio da record
I quattro astronauti che saliranno a bordo della capsula Orion sono destinati a collezionare una serie di primati storici che vanno ben oltre il semplice ritorno verso la Luna.

Il comandante della missione è Reid Wiseman, capitano di Marina in congedo, già veterano di oltre cinque mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2014. Ha dichiarato di non pensare ad altro che alla missione imminente, frutto di decenni di esperienza e di oltre 25 anni di voli spaziali accumulati dall’intero equipaggio americano.
Victor Glover ricopre il ruolo di pilota: è la prima persona di colore a volare oltre l’orbita terrestre bassa nella storia dell’umanità. Prima di ogni lancio, Glover segue un rito personale ascoltando due brani musicali che, a suo dire, racchiudono tutto ciò che l’era Apollo ha rappresentato di buono e di sbagliato. Considera il proprio ruolo in questa missione come un’occasione per ispirare nuove generazioni a guardare verso lo spazio.
Christina Koch è la prima donna a raggiungere l’orbita lunare. Specialista di missione della NASA, ha già alle spalle un anno trascorso in una base di ricerca al Polo Sud e un lungo periodo sulla ISS. Ha definito la propria partecipazione ad Artemis II “un privilegio e una responsabilità incredibili”, sottolineando come il suo primato non riguardi la singola persona, ma simbolizzi un momento storico per tutte le donne.
Completa l’equipaggio Jeremy Hansen, dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA): è il primo non americano a volare verso la Luna e il primo canadese in assoluto a intraprendere questa traiettoria. Pilota di caccia e fisico di formazione, è anche l’unico non veterano dei voli spaziali del gruppo. Hansen, 50 anni, cresciuto in una fattoria nel Canada rurale, ha dichiarato di non sentire particolare pressione personale nonostante la portata storica della missione.
Con l’equipaggio viaggerà anche RISE – acronimo che si ispira al celebre “Earthrise”, il sorgere della Terra fotografato nel 1968 dalla missione Apollo 8 – un pupazzetto colorato che fungerà da indicatore di gravità: inizierà a fluttuare all’interno della capsula nel momento in cui gli astronauti raggiungeranno la condizione di assenza di peso.
Il profilo della missione: nessun allunaggio, ma un volo storico
Artemis II non prevede un allunaggio. Si tratta di un volo circumlunare con equipaggio, una missione che la NASA definisce “dimostrativa”, progettata per testare in condizioni operative reali tutti i sistemi della capsula Orion e del vettore SLS prima delle missioni successive, quelle che porteranno l’umanità a toccare nuovamente il suolo lunare.
Il piano di volo prevede che, dopo il decollo, il razzo Space Launch System – alto quanto un edificio di 32 piani e il vettore più potente mai costruito dalla NASA – trascorra circa un giorno in orbita terrestre. Successivamente, la capsula Orion riceverà l’impulso necessario per lanciarsi verso la Luna seguendo una traiettoria di “free return”: una rotta elegante e tecnicamente sofisticata, già utilizzata durante il programma Apollo, che sfrutta la gravità lunare per riportare automaticamente la capsula verso la Terra in caso di emergenza, senza necessità di ulteriori manovre propulsive.
Il punto di massima vicinanza alla superficie lunare sarà raggiunto al quinto giorno dal lancio. L’intera missione durerà circa dieci giorni, e si concluderà con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico. A seconda del momento esatto del decollo, gli astronauti potrebbero anche battere il record di distanza dalla Terra percorsa da un essere umano, attualmente detenuto dall’equipaggio dell’Apollo 13, che nel 1970 raggiunse i 400.171 chilometri.
Una strada lunga e tortuosa: i ritardi del programma
Arrivare a questo momento non è stato semplice. La missione Artemis II era stata originariamente pianificata per il 2024, poi rinviata al 2025, e infine fissata nella primavera del 2026. I motivi dei ritardi sono stati molteplici e si sono accumulati nel tempo.
Dopo il volo di test di Artemis I nel 2022, la NASA aveva riscontrato danni imprevisti allo scudo termico della capsula Orion, elemento fondamentale per proteggere l’equipaggio durante il rientro nell’atmosfera terrestre. Le indagini ingegneristiche si sono protratte per mesi, obbligando l’agenzia a posticipare più volte il programma. A queste difficoltà si sono aggiunte la complessità della catena di approvvigionamento e le difficoltà di integrazione tra i numerosi sottosistemi del veicolo.
L’ultimo episodio critico ha riguardato una perdita di elio nello stadio superiore del lanciatore, rilevata in febbraio: il razzo era già sulla rampa di lancio quando si è resa necessaria una retromarcia verso il Vehicle Assembly Building, il gigantesco edificio di assemblaggio del KSC, per effettuare i necessari interventi tecnici. Risolto il problema, l’SLS è tornato sulla piattaforma 39B e tutti i sistemi risultano ora operativi.
Nel gennaio 2026, il nuovo amministratore NASA Jared Isaacman ha dato il via libera al proseguimento della missione con lo scudo termico esistente, dopo aver esaminato le analisi dell’agenzia e consultato ingegneri ed esperti esterni. Le modifiche progettuali per affrontare la permeabilità del materiale ablativo AVCOAT sono state rimandate allo scudo termico della futura Artemis III.

La roadmap verso la Luna e oltre
Artemis II è solo il primo passo di un programma molto più ambizioso. Secondo la roadmap attuale della NASA:
- Artemis III (2027): prima missione con equipaggio che includerà una prova di attracco in orbita terrestre tra Orion e il lander Starship di SpaceX, con successiva circumnavigazione lunare.
- Artemis IV (2028): primo allunaggio previsto, con l’obiettivo di far tornare gli astronauti sulla superficie lunare per la prima volta dal 1972, con priorità assoluta per la regione del Polo Sud lunare.
- Base lunare permanente: la NASA punta alla costruzione di un’infrastruttura stabile sulla superficie e in orbita lunare, che funga da avamposto per missioni di lungo periodo.
Come ha spiegato Amit Kshatriya, amministratore associato della NASA: “Il veicolo è pronto, il sistema è pronto, l’equipaggio è pronto. E dietro questo volo c’è una campagna: atterraggi, una base lunare, una propulsione nucleare nello spazio profondo.” L’intero programma è animato da una visione di lungo periodo che guarda alla Luna come a un laboratorio dove sviluppare tecnologie e strategie di sopravvivenza necessarie per le future missioni umane su Marte.
Il contesto geopolitico: la corsa alla Luna è ripartita
Il lancio di Artemis II avviene in un momento di accresciuta competizione internazionale per il dominio dello spazio. La Cina sta accelerando il proprio programma lunare con l’obiettivo dichiarato di far allunare un equipaggio entro il 2030, puntando anch’essa al Polo Sud, la regione lunare più ambita per la presenza di ghiaccio d’acqua e risorse minerarie.
In questo scenario, il ritorno degli Stati Uniti verso la Luna non ha soltanto un valore scientifico, ma assume un significato strategico di primo piano. Il programma Artemis vede coinvolti, oltre alla NASA, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la JAXA giapponese e la Canadian Space Agency, che partecipa direttamente con l’astronauta Jeremy Hansen. L’ESA, in particolare, fornisce il modulo di servizio della capsula Orion e ha ottenuto in cambio tre opportunità di volo per astronauti europei nelle future missioni.
Come seguire il lancio in diretta
Per chi volesse seguire il momento storico, la NASA trasmetterà il lancio in diretta streaming sul proprio canale YouTube ufficiale. Una maratona commentata in italiano sarà disponibile sul canale YouTube di Link4Universe a partire dalle ore 13:00 del 1° aprile. Il Virtual Telescope Project proverà inoltre a intercettare e seguire in tempo reale la capsula Orion in volo verso la Luna a partire dalle 04:45 ora italiana del 2 aprile, grazie ai telescopi robotizzati dell’Osservatorio di Manciano (Grosseto).
Le parole dell’equipaggio: “Una nuova era”
Alla vigilia del lancio, i quattro astronauti hanno espresso con parole forti e cariche di significato il senso di questa impresa. “Non penso ad altro”, ha detto il comandante Wiseman. “La missione Artemis 2 è per tutti”, ha sottolineato Glover. Koch ha parlato di “un privilegio e una responsabilità incredibili”, mentre Hansen ha espresso la speranza che si apra “una nuova era in cui la Luna non sia solo bella da guardare, ma diventi anche una destinazione”.
È in questa tensione tra il peso della storia e la speranza nel futuro che si consuma, nella notte tra il 1° e il 2 aprile, uno dei lanci più attesi del XXI secolo.

