Per la terza settimana consecutiva diminuisce l’incidenza delle infezioni respiratorie acute. L’Istituto Superiore di Sanità invita però alla prudenza: il picco potrebbe non essere ancora definitivamente superato
Dall’inizio della stagione influenzale sono già più di 8 milioni gli italiani che hanno dovuto fare i conti con febbre, tosse e sintomi respiratori. I dati più recenti indicano un rallentamento della circolazione virale, ma gli esperti raccomandano cautela nel trarre conclusioni definitive sull’andamento dell’epidemia.
Un calo che dura da tre settimane consecutive
Secondo l’ultimo aggiornamento del sistema di sorveglianza RespiVirNet, l’incidenza dei casi di influenza e di infezioni respiratorie acute (ARI) continua a diminuire per la terza settimana di fila. Nel periodo compreso tra il 5 e l’11 gennaio 2026, il valore registrato è stato di 13,3 casi ogni 1.000 assistiti, in lieve flessione rispetto ai 14,1 casi per 1.000 della settimana precedente.
Un segnale incoraggiante che lascia ipotizzare un possibile superamento anticipato del picco stagionale, anche se gli esperti sottolineano come sia ancora presto per abbassare la guardia. Il contesto resta complesso, soprattutto alla luce della riapertura delle scuole e della ripresa delle attività lavorative dopo le festività natalizie.
Nel dettaglio, i nuovi casi stimati nell’ultima settimana sono circa 773 mila, portando il totale complessivo dall’inizio della sorveglianza a circa 8,4 milioni di infezioni respiratorie.
I bambini piccoli restano la fascia più colpita
Come avviene ormai da diverse stagioni, l’incidenza più elevata si registra tra i bambini da 0 a 4 anni, con circa 28 casi ogni 1.000 assistiti. Un dato che conferma la particolare vulnerabilità di questa fascia d’età, soprattutto nei contesti scolastici e familiari.
Gli esperti del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità sottolineano che, nonostante il trend in diminuzione, per avere la certezza del superamento del picco sarà necessario attendere le prossime settimane. L’attenzione è puntata in particolare su:
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riapertura delle scuole
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ripresa della mobilità
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circolazione simultanea di diversi virus respiratori
Differenze regionali: un’Italia a più velocità
L’andamento dell’influenza non è omogeneo su tutto il territorio nazionale. L’intensità dell’incidenza varia sensibilmente da regione a regione, delineando una mappa epidemiologica frammentata.
In particolare:
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Molto alta l’intensità in Basilicata
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Alta in Abruzzo, Sicilia e Sardegna
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Media in Marche, Lazio, Molise e Puglia
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Bassa nella maggior parte delle altre regioni
Fanno eccezione Campania e Calabria, per le quali non sono disponibili dati aggiornati. Gli esperti ricordano inoltre che il recente passaggio dalla definizione di ILI (influenza-like illness) ad ARI (acute respiratory infection) rende più complesso il confronto diretto con le stagioni precedenti e con le soglie storiche di intensità.
Positività in aumento e dati sui casi gravi
Un altro elemento rilevante riguarda i tassi di positività ai test virologici. Nella settimana 2026-02:
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39,3% di positività nella comunità
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44,9% di positività nei campioni ospedalieri
Sul fronte delle forme gravi e complicate di influenza, la sorveglianza segnala un numero di casi in diminuzione rispetto allo stesso periodo della stagione precedente. Un dato incoraggiante, che tuttavia va interpretato con prudenza.
Il sottotipo più frequentemente associato alle forme severe resta A(H1N1)pdm09. Un aspetto particolarmente significativo riguarda il profilo dei pazienti colpiti: la maggior parte dei casi gravi interessa persone non vaccinate, confermando ancora una volta il ruolo centrale della vaccinazione antinfluenzale nella prevenzione delle complicanze.
Quali virus stanno circolando in Italia
L’analisi dei campioni raccolti fornisce indicazioni importanti anche sulla tipologia dei virus influenzali in circolazione. Nella comunità:
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A(H3N2) risulta nettamente prevalente
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A(H1N1)pdm09 è presente in misura minore
Lo stesso schema si osserva nel flusso ospedaliero, dove A(H3N2) mantiene una quota più elevata rispetto agli altri sottotipi.
Un dato rassicurante riguarda l’assenza di ceppi di influenza A “non sottotipizzabili”: nessun campione analizzato indica la circolazione di virus aviari, elemento che esclude, allo stato attuale, segnali di allarme legati a varianti zoonotiche.
Sequenziamento e corrispondenza con i vaccini
Le analisi di sequenziamento genetico, condotte dall’inizio della stagione, mostrano che:
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tra i virus A(H3N2) circolanti è nettamente prevalente il subclade K
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tutti i ceppi A(H1N1)pdm09 analizzati rientrano nel subclade D.3.1, appartenente al più ampio clade 5a.2a.1
Un aspetto rilevante è che questi ceppi risultano coerenti con quelli inclusi nei vaccini stagionali, suggerendo una buona corrispondenza tra formulazione vaccinale e virus circolanti.
Prudenza e prevenzione restano fondamentali
Nonostante il trend in miglioramento, gli esperti ribadiscono l’importanza di mantenere comportamenti responsabili, soprattutto nei contesti più affollati e tra le persone fragili. L’influenza stagionale, pur nella sua apparente normalità, continua a rappresentare un carico significativo per il sistema sanitario, con milioni di casi e migliaia di accessi alle strutture sanitarie.
La combinazione di vaccinazione, attenzione ai sintomi e rispetto delle misure igieniche di base resta la strategia più efficace per contenere l’impatto dell’epidemia nelle settimane finali della stagione invernale.
