Per la prima volta al mondo su un paziente cosciente, i chirurghi dell’ospedale Xijing di Xi’an hanno collegato un uomo a un organo suino geneticamente modificato per quasi tre giorni, in attesa di un donatore umano. Il paziente si sta riprendendo bene.
Una procedura mai tentata prima su un paziente sveglio e consapevole. Un uomo di 56 anni con grave insufficienza epatica è rimasto collegato a un fegato di maiale esterno al proprio corpo per quasi tre giorni, nel tempo necessario a trovare un donatore umano compatibile. L’intervento, eseguito a gennaio 2026 presso l’Ospedale Xijing dell’Università di Medicina dell’Aeronautica Militare di Xi’an, in Cina, segna un ulteriore e decisivo passo avanti nella storia degli xenotrapianti: la scienza dei trapianti di organi tra specie diverse.
Una procedura senza precedenti su paziente vivente e cosciente
La notizia, anticipata sul sito della rivista scientifica Nature prima ancora di essere oggetto di una pubblicazione ufficiale, ha immediatamente suscitato attenzione nella comunità medica internazionale. I dettagli resi noti dai chirurghi cinesi descrivono una procedura di perfusione extracorporea: il sangue del paziente veniva prelevato attraverso tubi collegati a una vena della gamba, filtrato attraverso il fegato di maiale posto all’esterno del corpo, e poi reimmesso in circolo. In sostanza, l’organo suino svolgeva temporaneamente le funzioni che il fegato malato dell’uomo non era più in grado di compiere: eliminare le sostanze di scarto nocive accumulate nel sangue.
Il paziente, un uomo di 56 anni affetto da epatite B cronica e danni epatici causati dall’alcol con conseguente insufficienza epatica acuta, era stato ricoverato a Shanghai per circa un mese prima che il team guidato dal chirurgo Lin Wang dell’Ospedale Xijing intervenisse. Di fronte all’assenza di un organo umano disponibile, e con il consenso esplicito del paziente e della sua famiglia, i medici hanno deciso di adottare questa soluzione-ponte inedita.
Ciò che rende questa procedura storicamente rilevante è la natura del paziente: non si trattava di un soggetto in coma irreversibile o in morte cerebrale, come era avvenuto in tutti i casi precedenti. È la prima volta in assoluto che la perfusione extracorporea con fegato suino viene tentata su una persona cosciente e in attesa di un trapianto convenzionale.
Le modifiche genetiche: sei interventi per ridurre il rigetto
Il fegato di maiale impiegato nella procedura non era un organo comune. Proveniva da un esemplare suino sottoposto a sei modificazioni genetiche, appositamente progettate per ridurre al minimo il rischio di reazione immunitaria da parte dell’organismo umano. L’organo è stato fornito dall’azienda ClonOrgan Biotechnology, con sede a Chengdu, specializzata nella produzione di animali transgenici per uso biomedico.
Le modifiche genetiche applicate al maiale donatore seguono una logica ormai consolidata nella ricerca sugli xenotrapianti:
- alcune intervengono per silenziare i geni suini responsabili della produzione di proteine non compatibili con il sistema immunitario umano;
- altre introducono geni di origine umana per migliorare la tolleranza dell’organismo ricevente nei confronti dell’organo animale.
Secondo i chirurghi, durante i quasi tre giorni in cui il paziente è rimasto collegato al fegato di maiale non sono stati rilevati segni di rigetto, e la funzionalità epatica del paziente ha mostrato un progressivo miglioramento. Al termine della procedura-ponte, l’uomo ha potuto ricevere un fegato umano da donatore e si starebbe riprendendo positivamente.
Una lunga storia di progressi: dalle scimmie ai pazienti in morte cerebrale
Il traguardo cinese del gennaio 2026 non nasce dal nulla. È il risultato di una serie di ricerche e sperimentazioni accumulate negli ultimi anni, che hanno visto la Cina diventare uno dei principali laboratori mondiali nella xenotrapiantologia del fegato.
Già nel 2013, il team dello stesso Ospedale Xijing di Xi’an aveva tentato il primo xenotrapianto ausiliario eterotopico di fegato di maiale su un primate non umano, con una sopravvivenza di 14 giorni. Negli anni successivi, la ricerca si è progressivamente estesa ad altri organi — reni, cuore, cornea, cute — seguendo il filo della compatibilità biologica tra maiale e uomo, considerata tra le migliori nel regno animale per dimensioni e fisiologia degli organi.
Nel marzo 2024, sempre all’Ospedale Xijing, era stato eseguito il primo trapianto di fegato suino geneticamente modificato su un essere umano: si trattava però di un paziente di 50 anni clinicamente morto, mantenuto in vita artificialmente. Il fegato di maiale, con sei modifiche genetiche, era rimasto attaccato ai vasi sanguigni dell’uomo per dieci giorni senza rigetto, producendo oltre 30 millilitri di bile al giorno — un indicatore chiave del corretto funzionamento dell’organo. I risultati erano stati poi pubblicati sulla rivista Nature nell’aprile 2025.
Un’altra pietra miliare era stata raggiunta nell’ottobre 2025, quando sul Journal of Hepatology era apparso il caso di un uomo di 71 anni affetto da cirrosi epatica correlata a epatite B e carcinoma epatocellulare: il paziente aveva ricevuto un innesto ausiliario di fegato suino — con ben dieci modificazioni genetiche — prelevato da un maiale nano Diannan. L’operazione era stata eseguita dall’équipe del Primo Ospedale Affiliato dell’Università Medica di Anhui. Per il primo mese, il fegato suino aveva funzionato efficacemente, producendo bile e sintetizzando fattori della coagulazione. Al 38° giorno erano emerse complicanze immuno-mediate — la cosiddetta microangiopatia trombotica da xenotrapianto — che avevano portato alla rimozione dell’organo. Il paziente era comunque sopravvissuto per 171 giorni complessivi, decedendo per emorragia gastrointestinale non correlata al trapianto.
La crisi globale dei donatori: perché questo filone è cruciale
Per comprendere appieno il peso di questi sviluppi, occorre guardare ai numeri della carenza mondiale di organi per i trapianti.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, migliaia di persone muoiono ogni anno in tutto il mondo in attesa di un organo compatibile. Solo in Cina, si stima che centinaia di migliaia di persone soffrano ogni anno di insufficienza epatica, ma nel 2022 appena circa 6.000 di loro sono riuscite a ricevere un trapianto di fegato da donatore umano. Negli Stati Uniti, oltre 100.000 pazienti sono in lista d’attesa per un trapianto di qualsiasi tipo. In Italia, le persone in attesa di un fegato sono oltre 8.000.
Il maiale geneticamente modificato rappresenta una delle risposte più promettenti a questa crisi: le sue dimensioni corporee e la fisiologia degli organi sono tra le più simili a quelle umane nel regno animale. La disponibilità potenzialmente illimitata di animali donatori — rispetto alla scarsità strutturale dei donatori umani — rende questa direzione di ricerca strategicamente prioritaria per la medicina trapiantologica mondiale.
| Anno | Sede / Istituzione | Tipo di procedura | Paziente | Risultato |
|---|---|---|---|---|
| Marzo 2024 | Ospedale Xijing, Xi’an (Cina) | Xenotrapianto fegato suino (6 mod. genetiche) | 50 anni, morte cerebrale | Organo funzionante per 10 giorni, nessun rigetto |
| Maggio 2024 | Univ. Medica Anhui (Cina) | Xenotrapianto fegato ausiliario suino (10 mod. genetiche) | 71 anni, vivo e cosciente | Organo funzionante 38 giorni; paziente vivo 171 giorni |
| Agosto 2025 | Cina | Primo xenotrapianto di polmone suino a essere umano | N.D. | Prima mondiale nel polmone |
| Gennaio 2026 | Ospedale Xijing, Xi’an (Cina) | Perfusione extracorporea fegato suino (6 mod. genetiche) | 56 anni, vivo e cosciente | Primo caso mondiale su paziente cosciente; trapianto umano eseguito con successo |
La prospettiva degli esperti: promettente, ma con cautela
Nonostante l’entusiasmo scientifico, la comunità medica invita a non correre troppo. Lo stesso articolo anticipato su Nature sottolinea che sarà necessario attendere la pubblicazione completa dei dati clinici per valutare se la procedura sia realmente sicura e riproducibile su scala più ampia.
I principali nodi irrisolti restano:
- la risposta immunitaria a lungo termine, che nei casi precedenti ha generato complicanze gravi come la microangiopatia trombotica;
- il rischio di trasmissione di retrovirus endogeni suini (PERV), ossia di agenti virali dormienti nei geni del maiale che potrebbero teoricamente attivarsi nel corpo umano — sebbene le attuali tecniche di editing genomico stiano affrontando anche questo problema;
- la necessità di protocolli standardizzati per la gestione immunosoppressiva, che nei casi cinesi ha già richiesto l’uso di farmaci come eculizumab, tacrolimus e plasmaferesi.
Sul fronte regolatorio, la Food and Drug Administration (FDA) americana ha già autorizzato una sperimentazione clinica di sicurezza che prevede di collegare pazienti con grave insufficienza epatica a fegati suini extracorporei come supporto temporaneo in attesa di donatori umani — un approccio concettualmente analogo a quello ora sperimentato in Cina su paziente cosciente.
Xenotrapianti: non solo fegato
Il caso del fegato di maiale a Xi’an si inserisce in un panorama più ampio di progressi negli xenotrapianti — un termine che indica il trasferimento di organi o tessuti tra specie diverse. Negli ultimi anni si sono succeduti interventi sperimentali su cuore, rene e ora polmone suino trapiantati in esseri umani.
Negli Stati Uniti, diversi pazienti hanno ricevuto reni di maiale geneticamente modificati. Tra i casi più noti, quello di Richard Slayman, primo paziente a ricevere un rene suino modificato con 69 editing genetici presso il Massachusetts General Hospital di Boston nel marzo 2024: dimesso dall’ospedale, è deceduto alcune settimane dopo per cause probabilmente non legate al trapianto. Una donna dell’Alabama ha ricevuto un rene suino nel 2024 e a oltre 100 giorni dall’intervento stava ancora bene.
Sul fronte del cuore, i casi di David Bennett Sr. nel 2022 — primo essere umano a ricevere un cuore di maiale pluri-editato, sopravvissuto quasi due mesi — e di Lawrence Faucette nel 2023 hanno aperto la strada alla comprensione delle dinamiche di rigetto tardivo e delle infezioni virali nascoste.
La traiettoria complessiva indica che la xenotrapiantologia non è più un sogno di fantascienza: è una disciplina clinica sperimentale in rapido sviluppo, con risultati che si accumulano a ritmo accelerato e con la Cina, accanto agli Stati Uniti, in prima linea nell’esplorazione dei limiti del possibile.
Cosa cambia con il caso di Xi’an del 2026
Rispetto ai precedenti, il caso di gennaio 2026 introduce una variabile clinica cruciale: il paziente non era in morte cerebrale, non era incosciente, non era in uno stato clinico irreversibile. Era un uomo sveglio, in attesa di un organo umano che non c’era ancora. Il fegato di maiale, in questo contesto, non è stato un tentativo ultimo e disperato su un corpo ormai spento: è diventato una terapia-ponte temporanea all’interno di un percorso trapiantologico ordinario.
Questo cambia radicalmente la prospettiva. Se la procedura si dimostrasse sicura e riproducibile — e solo la pubblicazione dei dati completi e la sperimentazione su più pazienti potranno confermarlo — il fegato suino extracorporeo potrebbe diventare uno strumento di routine nelle unità di trapianto epatico, salvando la vita a pazienti che oggi muoiono semplicemente perché nessun donatore compatibile si rende disponibile in tempo.
Non è ancora una rivoluzione compiuta. Ma il passo compiuto a Xi’an in un gennaio del 2026 è, senza dubbio, uno dei più significativi della storia recente della medicina dei trapianti.

