L’emendamento della Lega sui mandati dei governatori bocciato in Commissione Affari Costituzionali
La proposta di eliminare il vincolo al terzo mandato per i presidenti di Regione, promossa dalla Lega, è stata respinta con 15 voti contrari, 5 favorevoli e 2 astenuti, segnando una ferma presa di posizione delle forze politiche sul tema della riforma degli enti locali.
Il quadro normativo di partenza
La legge n. 165 del 2 luglio 2004 stabilisce il divieto di rieleggibilità immediata per i presidenti di Regione dopo due mandati consecutivi. La norma, introdotta agli inizi del primo governo Berlusconi, mira a garantire il ricambio nelle massime cariche regionali e a evitare concentrazioni eccessive di potere.
La proposta della Lega
Martedì 24 giugno, la Lega ha depositato in Commissione Affari Costituzionali del Senato un emendamento al disegno di legge sui consiglieri regionali, con l’obiettivo di sostituire nel testo della legge del 2004 la dicitura «secondo mandato» con «terzo mandato».
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Firmatari principali: i senatori Paolo Tosato, Elena Testor, Massimiliano Romeo, Mario Pittoni e altri esponenti del Carroccio.
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Obiettivo dichiarato: consentire la ricandidatura di governatori considerati “più accreditati” dal consenso popolare, come Luca Zaia in Veneto, evitando il rispetto automatico del tetto dei due mandati.
Lo scontro all’interno del centrodestra
La mossa del Carroccio ha subito aperto una frattura nella maggioranza:
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Fratelli d’Italia: Alberto Balboni, presidente della Commissione, e il senatore Domenico Matera si sono astenuti al momento del voto, avendo già espresso riserve formali sulla legittimità costituzionale dell’emendamento. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha liquidato la questione definendola «tramontata» e paragonandola a «un’eclissi».
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Forza Italia: Raffaele Nevi, portavoce del partito, ha ribadito il «no» netto di FI, sottolineando come la posizione sul vincolo dei mandati sia sempre stata chiara e non negoziabile.
Le reazioni dell’opposizione
Anche le forze d’opposizione hanno condannato con forza la proposta:
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Partito Democratico: ha definito l’emendamento una «provocazione inammissibile», denunciando la strumentalità della misura e richiamando la necessità di concentrarsi sulle riforme effettive degli enti locali anziché su «tornei di potere».
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Movimento 5 Stelle: ha etichettato il testo come «un favore a pochi» e ha votato compatto contro, invocando un approfondimento sulla trasparenza e sul buon governo regionale.
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Azione e Italia Viva: mentre Italia Viva ha deciso di sostenere la Lega al voto in Commissione – per ragioni di dialogo istituzionale – Azione ha parlato di rischio di «scoppio della maggioranza».
Il voto in Commissione Affari Costituzionali
Nella seduta di giovedì 26 giugno, l’emendamento è stato sottoposto a votazione:
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Voti favorevoli (5): tutti i senatori della Lega, un rappresentante del gruppo Autonomie e un senatore di Italia Viva.
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Voti contrari (15): esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e altre forze minori.
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Astenuti (2): Alberto Balboni (FdI) e Domenico Matera (FdI).
Conseguenze e scenari futuri
Con la bocciatura in Commissione, l’emendamento sul terzo mandato ha visto tramontare ogni possibilità di approdo in Aula. Gli effetti immediati sono:
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Fine dell’iter per la proposta di modifica, salvo rilanci improbabili prima della pausa estiva.
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Scongelamento delle toghe rosse, ovvero conferma del principio di ricambio nella carica di Presidente di Regione dopo due mandati.
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Possibili tensioni interne alla Lega, che dovrà ora rimotivare agli elettori la scelta di insistere su una battaglia persa contro il resto della maggioranza.
Il caso Zaia e le ambizioni personali
La vicenda aveva come retroterra l’ipotesi di una nuova candidatura di Luca Zaia alla presidenza del Veneto. Con la regola vigente, però, Zaia – al secondo mandato – dovrà attendere un quinquennio prima di potersi proporre nuovamente. La sconfitta parlamentare rischia di allontanare anche la prospettiva di rielezione di altri governatori di lungo corso, come Vincenzo De Luca in Campania.
Conclusioni
La bocciatura dell’emendamento della Lega rompe ogni dialettica interna sul tema e riafferma il principio del doppio mandato come cardine delle leggi regionali italiane. La maggioranza di centrodestra, pur nella convivenza forzata di posizioni diverse, ha mostrato unità sul rispetto del vincolo costituzionale, mentre l’opposizione ha potuto rivendicare un successo di metodo e di buon governo.

