La rilevazione del 14 settembre 2026 registra piccoli progressi per FdI, Pd e M5S, mentre la Lega arretra al 5,5%. Scende al 28% la quota di chi non esprime una preferenza.
Fratelli d’Italia torna al 27%, il Partito Democratico sale al 20,9% e il Movimento 5 Stelle raggiunge il 12,6%. Ma uno dei dati più significativi della nuova rilevazione SWG sulle intenzioni di voto è ancora quello di Futuro Nazionale, che cresce al 7,9% e consolida il quarto posto davanti a Forza Italia. In calo, invece, la Lega, stimata al 5,5%. Il quadro del 14 settembre 2026 mostra movimenti generalmente contenuti, nell’ordine di pochi decimali, che devono essere letti con cautela e soprattutto all’interno di una tendenza più lunga.
Il quadro delle intenzioni di voto al 14 settembre
La nuova fotografia degli orientamenti di voto degli italiani mantiene sostanzialmente invariata la gerarchia delle principali forze politiche, ma introduce alcuni spostamenti interessanti rispetto alla settimana precedente. Fratelli d’Italia resta nettamente al primo posto e guadagna due decimali, passando dal 26,8% al 27%.
Alle sue spalle il Partito Democratico registra l’incremento settimanale più consistente fra i partiti maggiori: sale dal 20,6% al 20,9%, con un progresso di 0,3 punti percentuali. Il distacco tra i primi due partiti si porta quindi a 6,1 punti.
Terza posizione per il Movimento 5 Stelle, che recupera un decimale e passa dal 12,5% al 12,6%. Prosegue contemporaneamente la crescita di Futuro Nazionale, che dal 7,7% raggiunge il 7,9%. Il movimento si colloca così un punto percentuale sopra Forza Italia e amplia il vantaggio sulla Lega.
| Partito | 14 settembre 2026 | 7 settembre 2026 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Fratelli d’Italia | 27,0% | 26,8% | +0,2 |
| Partito Democratico | 20,9% | 20,6% | +0,3 |
| Movimento 5 Stelle | 12,6% | 12,5% | +0,1 |
| Futuro Nazionale | 7,9% | 7,7% | +0,2 |
| Forza Italia | 6,9% | 6,9% | Stabile |
| Verdi e Sinistra | 6,7% | 6,8% | -0,1 |
| Lega | 5,5% | 5,7% | -0,2 |
| Azione | 3,1% | 3,2% | -0,1 |
| Italia Viva | 2,5% | 2,5% | Stabile |
| +Europa | 1,3% | 1,4% | -0,1 |
| Noi Moderati | 1,0% | 1,0% | Stabile |
| Sud Chiama Nord | 1,0% | 1,0% | Stabile |
| Altre liste | 3,6% | 3,9% | -0,3 |
Fratelli d’Italia torna sulla soglia del 27%
Il primo dato da osservare è quello di Fratelli d’Italia. Con il passaggio dal 26,8% al 27%, il partito rimane saldamente in testa alla graduatoria. Il movimento settimanale è limitato a due decimali e non modifica gli equilibri generali, ma consente a FdI di mantenere un vantaggio superiore ai sei punti sul principale inseguitore.
In termini strettamente numerici, il divario con il Pd è infatti di 6,1 punti percentuali. Il dato conferma dunque un sistema nel quale il primo partito continua a disporre di un margine consistente sul secondo, pur senza avvicinarsi da solo a percentuali sufficienti per descrivere l’intero equilibrio politico. Una lettura delle intenzioni di voto deve necessariamente considerare anche i rapporti tra le altre forze e le possibili aggregazioni, evitando però di trasformare automaticamente la somma dei partiti in una previsione elettorale.
Il Pd guadagna tre decimali e riduce leggermente la distanza
Tra le principali forze politiche, il movimento settimanale più ampio è quello del Partito Democratico. Il passaggio dal 20,6% al 20,9% corrisponde a un incremento di 0,3 punti. Contemporaneamente FdI cresce di 0,2 punti: il risultato è una riduzione minima del distacco tra i due partiti.
Il dato mantiene comunque ben separate le prime due posizioni. Il Pd è quasi otto punti e mezzo davanti al Movimento 5 Stelle, mentre resta oltre sei punti dietro FdI. La fotografia che ne deriva mostra quindi una graduatoria piuttosto definita nelle prime tre posizioni, senza sorpassi immediatamente suggeriti dai valori della settimana.
Nel valutare il +0,3 del Pd, come gli altri movimenti di pochi decimali, è importante non attribuire a una singola rilevazione il significato di un cambiamento strutturale. Per capire se si è davanti a una tendenza consolidata servono più rilevazioni successive nella stessa direzione.
Movimento 5 Stelle al 12,6%, il terzo posto resta netto
Il Movimento 5 Stelle sale di un decimale e raggiunge il 12,6%. Il dato lo mantiene in una posizione distinta sia rispetto ai primi due partiti sia rispetto al gruppo che si colloca immediatamente alle sue spalle.
La distanza dal Pd è di 8,3 punti, mentre quella da Futuro Nazionale, quarto nella rilevazione, è di 4,7 punti. Il Movimento 5 Stelle occupa quindi una fascia di consenso relativamente isolata: abbastanza distante dal secondo posto ma, nello stesso tempo, con un vantaggio ancora consistente rispetto alla quarta forza.
La crescita dello 0,1% rispetto alla settimana precedente rappresenta però una variazione estremamente ridotta. Più che il singolo decimale, sarà importante osservare se nelle prossime settimane il M5S riuscirà a muoversi stabilmente sopra o sotto l’attuale area del 12-13%.
Futuro Nazionale sale al 7,9% e consolida il quarto posto
Il dato che continua ad attirare maggiormente l’attenzione nella parte centrale della graduatoria riguarda Futuro Nazionale. La formazione passa dal 7,7% al 7,9%, con un incremento settimanale di 0,2 punti, e resta la quarta forza nelle stime.
La distanza da Forza Italia, ferma al 6,9%, raggiunge così un punto percentuale. Ancora più ampio è il margine sulla Lega: tra il 7,9% di Futuro Nazionale e il 5,5% del Carroccio ci sono 2,4 punti.
È proprio questa parte della graduatoria a presentare alcuni degli elementi più interessanti. Tra Futuro Nazionale, Forza Italia, Verdi e Sinistra e Lega si concentra un gruppo di quattro forze comprese tra il 5,5% e il 7,9%. Variazioni relativamente ridotte, se ripetute nel tempo, possono quindi modificare con maggiore facilità la loro posizione reciproca rispetto a quanto avviene ai vertici della classifica.
Il risultato del 7,9% non deve tuttavia essere trasformato automaticamente in una previsione sulle future alleanze. Un sondaggio sulle intenzioni di voto misura il consenso attribuito alle singole liste nel momento della rilevazione; non stabilisce da solo quali coalizioni si presenteranno alle elezioni né come quei voti si tradurranno in seggi.
Forza Italia stabile, Verdi e Sinistra perdono un decimale
Forza Italia resta al 6,9%, esattamente sul valore della settimana precedente. Poco più sotto si trovano Verdi e Sinistra, che scendono dal 6,8% al 6,7%. Tra le due forze ci sono quindi appena 0,2 punti percentuali.
La vicinanza rende particolarmente importante evitare letture eccessive del loro ordine in classifica: oscillazioni minime possono invertire rapidamente le posizioni. In questo caso, infatti, la differenza è più piccola delle normali variazioni che si osservano da una rilevazione all’altra.
Lega al 5,5%, flessione di due decimali
Segno negativo per la Lega, che passa dal 5,7% al 5,5%, perdendo 0,2 punti. Il partito si colloca così al settimo posto nella rilevazione, a 1,2 punti da Verdi e Sinistra e a 2,4 punti da Futuro Nazionale.
Il dato acquista interesse soprattutto per il confronto interno alla fascia dei partiti medio-piccoli. Anche in questo caso, però, il -0,2 settimanale non è sufficiente da solo per certificare un cambiamento duraturo nell’elettorato. La continuità della tendenza nelle rilevazioni successive sarà più significativa della singola oscillazione.
Azione al 3,1%, Italia Viva stabile al 2,5%
Nella parte inferiore della graduatoria, Azione perde un decimale e scende dal 3,2% al 3,1%. Italia Viva rimane invece stabile al 2,5%. Più in basso, +Europa passa dall’1,4% all’1,3%, mentre Noi Moderati e Sud Chiama Nord restano entrambi all’1%.
L’insieme delle altre liste scende dal 3,9% al 3,6%, con una variazione negativa di 0,3 punti. È un dato da considerare insieme agli altri spostamenti: poiché la distribuzione delle intenzioni di voto viene riportata su una scala complessiva del 100%, l’aumento di alcune forze si accompagna necessariamente alla riduzione di altre.
Scende al 28% la quota di chi non si esprime
Accanto alle percentuali attribuite ai partiti, il sondaggio indica un altro dato rilevante: la quota di intervistati che non esprime una preferenza passa dal 29% al 28%. La diminuzione è quindi di un punto percentuale.
Si tratta di una quota ancora molto consistente, pari a più di un intervistato su quattro. È importante sottolineare che il dato di chi non si esprime viene presentato separatamente dalle percentuali dei partiti. Le intenzioni di voto attribuite alle diverse liste e alle “altre liste” sommano infatti al 100%, mentre il 28% dei non espressi rappresenta una componente distinta della rilevazione.
Questo elemento è fondamentale per interpretare correttamente i numeri. Un partito indicato al 27% non significa che abbia dichiarato di votarlo il 27% dell’intero campione senza alcuna elaborazione: le percentuali elettorali rappresentano la distribuzione delle preferenze espresse secondo i criteri utilizzati nella rilevazione, mentre indecisi e non rispondenti vengono evidenziati separatamente.
I distacchi che descrivono meglio la fotografia politica
Oltre alle singole variazioni settimanali, alcuni distacchi tra i partiti aiutano a comprendere meglio la struttura del sondaggio. FdI precede il Pd di 6,1 punti; il Pd ha 8,3 punti di vantaggio sul Movimento 5 Stelle; il M5S è 4,7 punti sopra Futuro Nazionale. Nella parte centrale della classifica, invece, le distanze diventano molto più ridotte.
- FdI-Pd: 6,1 punti percentuali.
- Pd-M5S: 8,3 punti percentuali.
- M5S-Futuro Nazionale: 4,7 punti percentuali.
- Futuro Nazionale-Forza Italia: 1 punto percentuale.
- Forza Italia-Verdi e Sinistra: 0,2 punti percentuali.
- Verdi e Sinistra-Lega: 1,2 punti percentuali.
La somma dei primi tre partiti raggiunge il 60,5% delle intenzioni di voto espresse. Il restante 39,5% è distribuito tra numerose forze, con quattro partiti compresi tra il 5,5% e il 7,9% e un’ulteriore fascia di liste al di sotto del 4%.
Questa distribuzione mostra una caratteristica importante: mentre le prime tre posizioni appaiono separate da distanze abbastanza ampie, la competizione per il quarto, quinto e sesto posto è molto più ravvicinata. È quindi in questa zona che piccole variazioni protratte per più settimane potrebbero produrre i cambiamenti più visibili nella graduatoria.
Perché i decimali vanno interpretati con prudenza
La nuova rilevazione presenta numerosi movimenti compresi tra 0,1 e 0,3 punti percentuali. Sono variazioni utili per osservare la direzione delle stime, ma non devono essere interpretate automaticamente come trasferimenti certi di elettori da un partito all’altro.
Il sondaggio indica infatti un margine di errore statistico del 2,8% con un livello di confidenza del 95%. Questo non significa che ogni valore debba essere semplicemente aumentato o diminuito di 2,8 punti, né che tutti i confronti abbiano esattamente la stessa incertezza. Significa però che differenze di pochi decimali richiedono particolare cautela.
Per questo è più corretto parlare di oscillazioni settimanali delle stime e verificare successivamente se la stessa direzione viene confermata. Un +0,2 o un -0,1 può essere interessante all’interno di una serie, ma acquista maggiore valore politico quando si ripete per diverse settimane e viene accompagnato da risultati coerenti.
Come è stato realizzato il sondaggio
La rilevazione è stata condotta tra il 9 e il 14 settembre 2026 su un campione di 1.200 cittadini maggiorenni residenti in Italia. Il campione è stato stratificato per area geografica e costruito prevedendo quote per età e sesso.
La ricerca utilizza una tecnica mista CATI-CAMI-CAWI, combinando quindi differenti modalità di intervista telefonica e digitale. Nella documentazione della rilevazione vengono inoltre indicati 4.175 non rispondenti. Il margine di errore statistico dichiarato è, come detto, del 2,8% con un livello di confidenza del 95%.
La metodologia è un elemento essenziale per distinguere una rilevazione demoscopica da una previsione elettorale. Il sondaggio fotografa le intenzioni dichiarate in uno specifico periodo; non anticipa necessariamente il risultato di un’elezione futura, che può essere influenzato dalla campagna elettorale, dall’affluenza, dalle candidature, dalle alleanze e dagli eventi politici successivi.
Il segnale da seguire nelle prossime settimane
La fotografia del 14 settembre consegna dunque una situazione nella quale FdI resta nettamente primo al 27%, il Pd recupera al 20,9% e il M5S rimane terzo al 12,6%. Nella fascia immediatamente successiva si conferma invece il peso crescente di Futuro Nazionale, stimato al 7,9%.
Forza Italia rimane al 6,9%, Verdi e Sinistra scendono al 6,7% e la Lega al 5,5%. Le variazioni settimanali sono contenute e non producono rivoluzioni nella graduatoria, ma alcuni rapporti di forza meritano attenzione: in particolare il distacco tra Futuro Nazionale e gli altri partiti della fascia tra il 5% e l’8%, oltre all’evoluzione della distanza tra FdI e Pd.
Un altro indicatore da monitorare sarà la quota di chi non sceglie alcun partito. Il passaggio dal 29% al 28% di non espressi è più ampio, in termini numerici, delle variazioni settimanali registrate da ciascuna singola lista. Anche questo dato, tuttavia, necessita di ulteriori rilevazioni prima di poter essere letto come un ritorno stabile dell’interesse verso l’offerta politica.
Una fotografia stabile, con movimenti soprattutto nella fascia centrale
Nel complesso, il sondaggio del 14 settembre racconta più continuità che rottura. Nessuna delle prime sette forze si sposta di oltre tre decimali in una settimana e le prime tre posizioni restano chiaramente definite. La parte più dinamica della graduatoria rimane quella compresa tra il 5% e l’8%, dove le distanze sono inferiori e gli equilibri possono cambiare più facilmente.
Il dato politicamente più evidente resta quindi il consolidamento di Futuro Nazionale al quarto posto, mentre FdI mantiene la leadership, il Pd recupera tre decimali e la Lega registra una nuova stima al 5,5%. Per capire se questi movimenti anticipano una modifica più profonda degli orientamenti elettorali sarà necessario osservare la continuità delle prossime rilevazioni, evitando di attribuire a pochi decimali un significato superiore a quello consentito dalla natura statistica del sondaggio.


