Approvata in seconda lettura la riforma costituzionale che rivoluziona la magistratura: opposizioni pronte a chiedere il voto popolare
Con 106 voti favorevoli, il Senato ha approvato il disegno di legge costituzionale che introduce la netta separazione tra magistrati giudicanti e requirenti. Il testo dovrà ora affrontare due ulteriori letture in Parlamento. Ma la mancata maggioranza qualificata rende altamente probabile il ricorso a un referendum confermativo, atteso entro la primavera 2026.
Cosa prevede la riforma approvata al Senato
Il disegno di legge costituzionale approvato il 22 luglio 2025 introduce modifiche sostanziali all’assetto della magistratura italiana. Il principio cardine è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. In dettaglio:
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Concorsi separati: i futuri magistrati, al momento dell’ingresso in carriera, dovranno scegliere se diventare giudici o pubblici ministeri, senza possibilità di passaggi successivi da un ruolo all’altro.
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Due CSM distinti: il Consiglio Superiore della Magistratura sarà articolato in due sezioni, ciascuna competente rispettivamente per giudicanti e requirenti.
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Alta Corte disciplinare: sarà istituito un nuovo organo giudicante per i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati, autonomo dal CSM.
Si tratta di una modifica che investe gli articoli 104 e 105 della Costituzione, con l’obiettivo dichiarato dal governo di rafforzare l’imparzialità dei giudici e allineare il sistema al modello accusatorio, introducendo una distinzione netta tra le funzioni giudicanti e inquirenti.
Le motivazioni della maggioranza
Secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, promotore della riforma, il provvedimento risponde alla necessità di:
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Garantire la terzietà del giudice, ponendolo su un piano equidistante rispetto a accusa e difesa.
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Ridurre il potere delle correnti interne alla magistratura, da tempo accusate di condizionare le carriere.
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Ristabilire un equilibrio tra poteri, che rafforzi la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della giustizia.
Il ministro ha anche dichiarato che la consultazione referendaria sarà un’opportunità, e non un ostacolo, per verificare il consenso popolare sulla riforma.
Le critiche dell’opposizione e dell’ANM
L’approvazione al Senato non è avvenuta senza tensioni. Il testo è passato con i voti della maggioranza di centrodestra, mentre le opposizioni hanno espresso una netta contrarietà. Tra le principali critiche:
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Politicizzazione del pubblico ministero: secondo PD, M5S e AVS, la riforma rischia di rendere più dipendente e gerarchico il pm, compromettendo la sua autonomia investigativa.
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Indebolimento delle garanzie processuali: con la separazione delle carriere, l’accusa potrebbe rafforzarsi a discapito della difesa, secondo le opposizioni.
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Accelerazione forzata: l’iter parlamentare viene ritenuto troppo rapido per una modifica costituzionale così delicata.
Anche l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha espresso “profonda preoccupazione” per gli effetti della riforma, parlando di un “attacco all’equilibrio democratico del sistema giudiziario”.
Iter parlamentare e tempi per il referendum
Essendo una legge di revisione costituzionale, la riforma deve essere approvata con un doppio passaggio in entrambe le Camere, con almeno tre mesi tra le seconde letture. Lo stato attuale del procedimento:
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Prima lettura alla Camera – Gennaio 2025
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Prima lettura al Senato – Maggio 2025
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Seconda lettura al Senato – 22 luglio 2025 (approvata con maggioranza semplice)
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Seconda lettura alla Camera – attesa per ottobre 2025
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Quarta e ultima lettura al Senato – prevista per gennaio 2026
Poiché la riforma non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi al Senato, diventa automaticamente suscettibile di referendum confermativo, qualora venga richiesto da:
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1/5 dei parlamentari
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500.000 elettori
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5 Consigli regionali
La richiesta dovrà essere presentata entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il referendum, secondo le stime attuali, potrebbe tenersi nella primavera 2026, probabilmente in abbinamento ad altre consultazioni elettorali.
Scenari futuri e prospettive politiche
Il clima politico intorno alla riforma è già molto acceso. Le forze di opposizione e diversi esponenti della magistratura hanno annunciato l’intenzione di costituire comitati per il “No” al referendum. Al contrario, il centrodestra si prepara a una campagna per il “Sì”, rivendicando la riforma come uno dei pilastri dell’azione di governo.
Sarà determinante la capacità dei due fronti di mobilitare l’opinione pubblica e spiegare chiaramente le implicazioni della riforma. In un referendum costituzionale non è previsto quorum, quindi sarà sufficiente che il “No” ottenga più voti del “Sì” per bloccare definitivamente la modifica.
Conclusione
La separazione delle carriere ha superato uno snodo parlamentare decisivo, ma il destino finale della riforma sarà molto probabilmente deciso dagli elettori. Il referendum previsto per la primavera 2026 si preannuncia come un passaggio politicamente delicato e altamente polarizzante. I prossimi mesi saranno cruciali per comprendere se la maggioranza riuscirà a consolidare il consenso attorno a un provvedimento che, nel bene o nel male, cambierà in profondità il volto della giustizia italiana.
