Un passaggio storico: unanimità in Aula per introdurre nel Codice penale l’articolo 577‑bis, tutela rafforzata per vittime e orfani
Il Senato ha compiuto oggi un passo storico contro la violenza di genere: con 161 voti favorevoli e applausi unanimi in Aula, è stato approvato il ddl che introduce il reato specifico di femminicidio nel Codice penale. Ora il testo passa alla Camera per l’approvazione definitiva.
Un voto storico all’unanimità
Il 23 luglio 2025 resterà una data simbolica nella lotta contro la violenza sulle donne: con il voto elettronico, il Senato ha approvato in modo unanime (161 favorevoli su 161 presenti) il disegno di legge per l’introduzione dell’articolo 577‑bis nel Codice penale, definendo e punendo come femminicidio l’uccisione di una donna “in quanto tale” – con pena massima dell’ergastolo. L’aula ha accolto la decisione con un lungo e sentito applauso, sottolineando l’unità parlamentare sul tema fondamentale.
Cos’è previsto dall’articolo 577‑bis
Il nuovo articolo definisce il reato di femminicidio come l’omicidio di una donna motivato da:
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Odio o discriminazione di genere,
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Atti di controllo, possesso o dominio in quanto donna,
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Situazioni legate al rifiuto del rapporto affettivo,
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Limitazione delle libertà personali della vittima.
La pena prevista è l’ergastolo, senza possibilità di attenuanti. In casi ordinari di omicidio vige l’applicazione dei precedenti articoli (575–577 cp) con possibili aggravanti, ma è questa fattispecie specifica a marcatezza di un crimine basato sul genere.
Misure accessorie e tutela integrata
La legge non si limita alla punizione, ma introduce una serie di disposizioni volte a rafforzare la tutela delle vittime e a migliorare la risposta degli organi dello Stato:
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Deroga al limite di 45 giorni per le intercettazioni nei casi più gravi, per garantire tempestività investigativa.
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Obbligo di informare le vittime o loro familiari su sviluppi giudiziari, come scarcerazioni o spostamenti dell’imputato.
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Riduzione delle distanze per interdizione ai sensi del divieto di avvicinamento.
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Centri antiviolenza e case rifugio potranno costituirsi parte civile in via diretta nel processo.
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Rafforzamento delle misure cautelari, con facilità di accesso alla custodia in carcere se la vittima rischia l’incolumità.
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Introduzione di formazione obbligatoria per personale scolastico, operatori sociali e istituzioni su stereotipi di genere, diritto e prevenzione.
Sostegno agli orfani e vittime sopravvissute
Una novità significativa riguarda il sostegno ai minori coinvolti:
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Estensione dell’accesso ai benefici economici per tutti gli orfani di femminicidio, anche se non legati affettivamente all’autore del reato.
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Inclusione dei figli di donne gravemente compromesse ma sopravvissute, privi di assistenza materna, nella platea dei beneficiari.
Save the Children ha accolto con favore questa modifica, definendola “un passo avanti nella tutela dei minori” colpiti da tragedie legate alla violenza di genere.
Convergenza politica e dichiarazioni
Il voto unanime ha visto interventi trasversali da tutte le forze politiche:
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Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sottolineato come “su temi importanti il Senato sappia esprimersi senza distinzioni di appartenenza”.
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La relatrice Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, ha definito il provvedimento “un intervento di grande importanza perché riconosce la gravità del reato e contrasta chi considera le donne esseri inferiori”.
Critiche e questioni aperte
Non mancano le osservazioni critiche a margine:
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Si evidenzia la mancanza di fondi stanziati per implementare le campagne di prevenzione nelle scuole e sul territorio, a fronte dei corsi formativi obbligatori previsti dal testo.
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Alcuni senatori chiedono di estendere la tutela anche alle persone non conformi ai binarismi tradizionali di genere, affinché la legge copra ogni forma di violenza di genere.
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Si segnala il rischio di un narcotico affidamento esclusivo alla punizione, senza prevedere misure efficaci di prevenzione e rieducazione per le nuove generazioni.
Prossime tappe: alla Camera per l’approvazione definitiva
Il testo ora passerà alla Camera dei Deputati per la seconda lettura. Vista l’unanimità al Senato, molte forze politiche si impegnano a mantenere la coesione sulla proposta, auspicando l’approvazione finale prima dell’avvio del Nuovo Anno giudiziario.
Contesto: dal Codice Rosso al ddl femminicidio
Negli ultimi anni, il percorso legislativo in Italia ha visto passi importanti:
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La legge Codice Rosso (2019) ha introdotto priorità nelle indagini su violenza domestica e stalking, seguita nel 2023 dal ddl Roccella, che ha potenziato strumenti cautelari e misure formative.
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Nel marzo 2025, il Consiglio dei Ministri ha avviato il ddl Femminicidio per sancire come reato autonomo la morte violenta di una donna per ragioni di genere. L’approvazione odierna rappresenta la punta avanzata di questo iter.
Verso un paradigma di tutela integrata
Il provvedimento porta l’Italia verso un contrasto strutturale della violenza di genere, riconoscendo lo status del femminicidio non solo come reato, ma come fenomeno con radici sociali e culturali. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di integrare strumenti punitivi con risorse per la formazione, la prevenzione e il sostegno attivo, fino alla piena attuazione del principio di parità.
Conclusione
Il percorso parlamentare per il ddl femminicidio segna un momento storico: l’introduzione di una fattispecie autonoma con ergastolo, misure processuali e sostegno ai minori. Il voto unanime del Senato testimonia la volontà politica di contrastare la violenza di genere. Ora la Camera è chiamata a completare il percorso approvando risorse, estendendo la tutela e rafforzando i presidi preventivi.

