Salvini rilancia sul decreto indennizzi per i balneari: “Lo porteremo a casa, costi quel che costi”

Dopo la bocciatura di Bruxelles, il vicepremier promette un nuovo decreto con gli stessi principi. “Difendo il lavoro di migliaia di famiglie, non molliamo”

 

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Matteo Salvini non arretra sulla battaglia dei balneari. Dopo la nuova lettera di contestazione arrivata dalla Commissione Europea, il ministro delle Infrastrutture e vicepremier rilancia la sfida annunciando la preparazione di un nuovo decreto sugli indennizzi, pronto a replicare i principi già contenuti nel testo precedente bocciato da Bruxelles.

Parlando alla fiera TTG Travel Experience di Rimini, Salvini ha ribadito la linea dura:

“Sono anni che io personalmente e la Lega ci battiamo per difendere il lavoro di migliaia di famiglie, di piccole imprese che danno vita, animano e portano lavoro, bellezza e sicurezza sulle spiagge italiane. C’è un contenzioso ancora aperto con la Commissione Europea che, con due guerre in corso, si preoccupa di licenziare i balneari. Noi teniamo duro, anche perché è un comparto che porta 100 milioni di turisti in Italia e porta 10 miliardi di ricchezza in Italia. Quindi non moliamo”.

Il vicepremier ha poi aggiunto:

“La Commissione ha mandato un’altra letteraccia in cui dice che chi ha lavorato per 30 anni non va indennizzato neanche con un centesimo. Ieri ho portato in Consiglio dei ministri la proposta di andare avanti e quindi riconoscere a chi non vorrà continuare a fare il mestiere di balneare, un indennizzo per tutti gli investimenti fatti e non ammortizzati a carico del subentrante. E vediamo chi avrà la testa più dura e chi sarà più cocciuto”.


Il nuovo decreto: “Stessi principi, ma testo rivisto”

Nonostante il parere negativo dell’Unione Europea sul primo decreto, Salvini ha spiegato che il governo sta già lavorando a una nuova versione del provvedimento:

“La Commissione europea ci contesta il decreto indennizzi che abbiamo approvato. Se non gli va bene così, ne approviamo un altro che contiene assolutamente lo stesso principio. C’è tempo fino al 2027 o al 2028 per mettere a terra bandi seri, fatti bene, con indennizzi veri per chi non vorrà continuare o per chi non avrà la concessione. Agli amministratori locali consiglio di aspettare la nuova proposta normativa a cui stiamo già lavorando”.

Salvini ha inoltre annunciato la possibilità di intervenire sul Codice della Navigazione, modificando l’articolo 49 che oggi non prevede alcun indennizzo per i concessionari uscenti:

“Stiamo valutando di intervenire anche sul codice della navigazione, sull’articolo 49 che prevedeva indennizzi zero e che lo Stato pigliasse tutto il frutto del lavoro di questi imprenditori. Quindi consiglio a tutti di aspettare la norma a cui stiamo già lavorando in queste ore, dopo la lettera della Commissione europea”.


Lo scontro con Bruxelles e il nodo delle gare pubbliche

Come già riportato da Il Concentrato nei mesi scorsi, la Commissione Europea ha bocciato il piano del governo italiano per la riforma delle concessioni balneari, contestando la parte relativa agli indennizzi e chiedendo l’applicazione della direttiva Bolkestein.
Secondo Bruxelles, ogni forma di compensazione economica a favore dei concessionari uscenti deve essere limitata agli investimenti materiali e documentati, escludendo qualsiasi riconoscimento automatico o “premio di fedeltà” per gli anni di gestione.

L’Unione Europea ha inoltre richiamato l’Italia a rispettare il principio di concorrenza e a indire gare pubbliche trasparenti per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime.
Il precedente decreto, bollinato dalla Ragioneria ma sospeso dopo il parere negativo del Consiglio di Stato, prevedeva che il nuovo gestore fosse obbligato a riconoscere un indennizzo economico al concessionario uscente per gli investimenti non ammortizzati e per l’uso pluriennale dell’area.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, aveva evidenziato criticità tecniche e giuridiche, segnalando che i criteri di calcolo degli indennizzi rischiavano di configurare vantaggi economici sproporzionati in contrasto con le norme europee sugli aiuti di Stato.


L’equilibrio difficile tra tutela del comparto e concorrenza

Il comparto balneare italiano rappresenta oltre 30.000 imprese e un indotto stimato in circa 10 miliardi di euro l’anno, con un impatto diretto sull’occupazione stagionale e sull’offerta turistica costiera.
Il nodo principale resta la difficoltà di conciliare la tutela dei gestori storici – spesso imprese familiari – con la necessità di aprire il mercato alle gare pubbliche, come richiesto da Bruxelles.

Molti operatori, soprattutto nelle regioni costiere con forte vocazione turistica, temono che la messa a gara delle concessioni possa favorire grandi gruppi imprenditoriali o multinazionali, penalizzando le piccole imprese locali che hanno investito per decenni nelle proprie strutture.

Salvini, in questo senso, ha sottolineato che il nuovo decreto servirà anche a “evitare monopoli”:

“Non ci può essere la grande impresa o la grande cooperativa che prende 10, 15, 20 spiagge e poi fa un monopolio sui prezzi e sui servizi. Quindi serve garantire un indennizzo giusto e un riconoscimento del sacrificio fatto. È qualcosa che porteremo a casa costi quello che costi, anche a costo di andare in Corte di Giustizia a Bruxelles”.


Verso un autunno caldo per il governo

L’annuncio di un nuovo decreto sugli indennizzi arriva in un momento di forte tensione tra Roma e Bruxelles.
Nei prossimi mesi il governo dovrà presentare alla Commissione una versione aggiornata della riforma delle concessioni demaniali, tenendo conto delle osservazioni europee ma senza rinunciare alla tutela delle imprese italiane.

In Parlamento, il tema rischia di riaccendere lo scontro tra maggioranza e opposizione: Fratelli d’Italia e Lega insistono sulla difesa delle piccole imprese del litorale, mentre PD e Movimento 5 Stelle chiedono di rispettare pienamente la direttiva Bolkestein e di evitare proroghe mascherate.