La premier rifiuta il dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza italiana e promuove l’astensione come scelta politica
Sono contrarissima a dimezzare i tempi della cittadinanza
, ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esprimendo la sua netta opposizione al quesito referendario che propone di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza necessario per richiedere la cittadinanza italiana. Meloni ha definito l’attuale legge “ottima” e “molto aperta”, sottolineando che l’Italia è tra i paesi europei che concedono il maggior numero di cittadinanze ogni anno. Ha inoltre precisato che, pur essendo favorevole a snellire l’iter burocratico per chi ha già diritto alla cittadinanza, non intende sostenere il referendum che mira a modificare i tempi previsti dalla legge.
Astensione come scelta politica
Meloni ha annunciato che si recherà al seggio per rispetto delle istituzioni, ma non ritirerà la scheda referendaria, esercitando il diritto all’astensione. Ha spiegato che l’astensione è una scelta legittima quando non si condividono i contenuti di un referendum, e ha ricordato che anche altri partiti hanno adottato questa strategia in passato.
Dimezzare i tempi della cittadinanza? Sono contrarissima. pic.twitter.com/VwEFtrgetk
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 6, 2025
Critiche dalle opposizioni
La posizione della premier ha suscitato critiche da parte delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha accusato Meloni di voler affossare il referendum attraverso l’astensione, evitando di esprimere chiaramente la sua contrarietà al quesito. Schlein ha invitato la premier ad avere il coraggio di votare “no” e ha definito la sua scelta “vergognosa”.
Il referendum sulla cittadinanza
Il referendum, previsto per l’8 e 9 giugno, propone di modificare la legge sulla cittadinanza, riducendo da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale richiesto per gli stranieri extracomunitari maggiorenni per presentare la domanda di cittadinanza italiana. Secondo i promotori, la riforma potrebbe interessare circa 2,5 milioni di persone. Perché il referendum sia valido, è necessario che si raggiunga il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto.
Conclusione
La netta opposizione di Giorgia Meloni al referendum sulla cittadinanza e la sua scelta di promuovere l’astensione rappresentano un punto di scontro significativo con le opposizioni, che invece sostengono la necessità di riformare la legge per favorire l’integrazione. L’esito del referendum dipenderà anche dalla partecipazione degli elettori, in un contesto politico segnato da profonde divisioni su questo tema.
