Il disegno di legge punta a «contingentare» le abilitazioni e introdurre sanzioni più dure nel settore acconciatura
In breve: la Lega ha depositato alla Camera un disegno di legge volto a introdurre un tetto al numero di abilitazioni professionali che ogni Comune può concedere per le attività di acconciatore, barbiere e parrucchiere. L’obiettivo dichiarato è quello di arginare una presunta “liberalizzazione indiscriminata”, garantire concorrenza leale, riequilibrare l’offerta territoriale e premiare la qualità professionale e l’innovazione. Il testo prevede anche sanzioni inasprite per chi esercita senza licenza, nonché un piano nazionale per la riduzione del numero degli operatori.
Cosa prevede la proposta
Ecco i punti principali della proposta:
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Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) stabilisce ogni anno, per i prossimi cinque, un limite massimo di abilitazioni per le attività di acconciatore, barbiere e parrucchiere in ciascun Comune, tenendo in considerazione la densità degli esercizi attivi, la popolazione residente e i flussi turistici.
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Il Ministero definisce criteri per la valutazione delle nuove richieste di abilitazione, basandosi su: qualifiche professionali, esperienze documentate, grado di innovazione e specializzazione dei servizi proposti.
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È previsto un Piano nazionale di riduzione del numero degli esercenti, aggiornato ogni tre anni, che includerebbe: incentivi alla cessazione volontaria dell’attività, programmi di riconversione e riqualificazione professionale, sospensione degli iter di abilitazione nei Comuni con elevata densità di operatori, con deroghe per le aree montane, rurali o con carenza di servizi.
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Sarà istituita una Commissione di vigilanza per monitorare l’andamento del mercato e segnalare eventuali criticità.
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Le sanzioni per chi esercita senza abilitazione saranno molto più severe: da 5.000 a 50.000 euro.
In Italia, si stima che siano attivi circa 90.000 saloni di parrucchiere, con in media uno ogni 650 abitanti. La distribuzione vede il Nord con il 46,4% del totale, il Sud con il 24%, il Centro con il 19,9% e le Isole con il 9,7%.
Le ragioni addotte e le critiche
Motivazioni della Lega:
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Si sostiene che il settore abbia subito una liberalizzazione eccessiva, con un’offerta superiore alla domanda reale.
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Il provvedimento viene presentato come misura per tutelare la concorrenza leale, garantire equilibrio territoriale e stimolare qualità e innovazione.
Critiche e dubbi:
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Le associazioni di categoria segnalano che imporre un tetto alle abilitazioni potrebbe limitare l’accesso al lavoro, soprattutto per i giovani e per chi desidera aprire attività in aree non ancora sature.
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Ci sono perplessità sui criteri per definire il “numero massimo” per Comune: densità, popolazione e flussi turistici possono variare notevolmente, rischiando di creare disparità territoriali.
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Alcuni osservatori ritengono che l’inasprimento delle sanzioni non basti a risolvere i problemi di concorrenza sleale, se non accompagnato da un rafforzamento dei controlli e da un sostegno alla formazione.
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Viene inoltre segnalato il rischio di “chiusura” del settore alle nuove generazioni di operatori, rallentando l’innovazione e la diversificazione dei servizi.
Quali saranno gli effetti sul territorio e sul lavoro
L’introduzione di un contingentamento delle abilitazioni potrebbe avere impatti rilevanti:
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Accesso alla professione: i nuovi candidati potrebbero trovarsi di fronte a limiti regionali o comunali che regolano il numero di nuove licenze rilasciabili ogni anno.
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Mercato degli operatori: nei Comuni considerati “saturi”, gli iter di abilitazione potrebbero essere sospesi temporaneamente, favorendo un riequilibrio dell’offerta.
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Qualità dei servizi: la valutazione basata su innovazione e specializzazione potrebbe elevare il livello medio professionale del settore.
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Sanzioni e regolarità: l’inasprimento delle pene per chi esercita senza abilitazione mira a incentivare la regolarizzazione delle attività.
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Effetti territoriali: nelle zone montane o rurali saranno previste deroghe, per garantire la continuità dei servizi e l’equità territoriale.
Il contesto normativo e le proposte parallele
Questa iniziativa della Lega si inserisce in un più ampio dibattito sulla riforma del settore dell’acconciatura e dell’estetica, da anni in attesa di aggiornamenti normativi.
Durante l’estate, il senatore Renato Ancorotti di Fratelli d’Italia ha presentato un altro disegno di legge che punta a ridisegnare l’attività di centri estetici e parrucchieri, introducendo nuove figure professionali e percorsi di formazione più rigorosi.
La proposta Ancorotti prevede, tra le novità principali:
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l’introduzione delle figure di onicotecnico e truccatore tecnico, accanto ai make-up artist e agli esperti di extension e laminazione;
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corsi di formazione obbligatori di almeno 600 ore a livello regionale;
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esame di abilitazione al termine del percorso formativo;
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aumento delle multe per gli operatori abusivi, da 5.000 a 50.000 euro, contro gli attuali 500-2.000 euro.
Anche in questo caso, l’obiettivo è rafforzare la professionalità e il riconoscimento legale delle varie specializzazioni.
Osservazioni e possibili scenari
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La proposta della Lega non è ancora legge: dovrà affrontare l’iter parlamentare e potrà subire modifiche in commissione.
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L’impatto delle misure varierà a seconda del territorio: i Comuni con alta densità di saloni saranno i più interessati, mentre le zone periferiche e montane potranno usufruire di deroghe speciali.
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Se approvata, la norma cambierà l’accesso alla professione, premiando l’esperienza, la qualità e l’innovazione rispetto al semplice possesso di una qualifica.
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Per chi è già nel settore, sarà fondamentale monitorare i tempi di applicazione, i criteri di valutazione e i meccanismi di incentivazione alla cessazione o alla riqualificazione.
Conclusione
La proposta della Lega rappresenta un cambio di paradigma per il settore dei parrucchieri e dei barbieri: da un mercato fortemente liberalizzato a un modello più regolato e selettivo.
L’obiettivo dichiarato è di garantire equilibrio e qualità, ma la misura apre un acceso dibattito tra chi teme una limitazione alla libertà d’impresa e chi auspica una maggiore tutela della professionalità. Nei prossimi mesi, il percorso parlamentare chiarirà se il “taglio” voluto dal Carroccio sarà solo simbolico o segnerà davvero una svolta per migliaia di operatori italiani.
