Eletto con il 78% dei voti, il figlio del presidente del Senato guiderà l’ente pubblico con uno stipendio da 230.000 euro annui
È ufficiale: Geronimo La Russa è il nuovo presidente dell’Automobile Club d’Italia. Un’elezione che si è svolta dopo mesi di tensioni legali e commissariamento, ma che si è conclusa – come molti prevedevano – con la vittoria di un nome pesante, non solo per il ruolo ma soprattutto per il cognome. Un altro tassello nel mosaico del potere che alimenta le accuse di familismo e spartizione politica.
Una nomina “bulgara” dopo il blocco del governo
A ottobre dello scorso anno, Angelo Sticchi Damiani era stato eletto per un quarto mandato consecutivo alla guida dell’ACI con il 90% dei voti. Ma il governo, invocando la legge sul limite dei tre mandati, aveva bloccato tutto e nominato un commissario straordinario, il generale Tullio Del Sette. L’obiettivo: azzerare l’elezione e ristabilire la legalità.
La vicenda si è trascinata per mesi, tra ricorsi e sentenze, fino all’epilogo del 9 luglio 2025, quando l’assemblea ha votato. Risultato: Geronimo La Russa eletto con il 78% dei consensi. Un’elezione netta, “bulgara”, come l’hanno definita molti osservatori.
Chi è Geronimo La Russa
Avvocato, classe 1980, milanese, Geronimo La Russa è figlio di Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato e tra i fondatori di Fratelli d’Italia. Il suo profilo è legato al mondo dell’auto e del motorsport:
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È stato presidente dell’ACI Milano dal 2018.
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Vicepresidente dell’ACI nazionale dal 2024.
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Membro del CdA di Sara Assicurazioni.
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Tra i promotori del progetto ACI Storico.
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Coinvolto nell’organizzazione del Gran Premio di Monza, evento simbolo del motorsport italiano.
Il suo stipendio da presidente dell’ACI sarà pari a 230.000 euro l’anno.
Le reazioni: “Altro che governo del merito”
L’elezione ha suscitato forti reazioni politiche, in particolare dall’opposizione che ha parlato senza mezzi termini di “familismo istituzionalizzato”.
“Un’altra poltrona alla famiglia La Russa”, ha scritto un parlamentare PD sui social, “per la modica cifra di 230.000 euro l’anno”.
Francesca Ghirra (Alleanza Verdi e Sinistra): “Doveva essere il governo del merito, si è rivelato il governo degli amici e dei parenti”.
Una critica trasversale che sottolinea come il potere venga redistribuito secondo logiche dinastiche, e non sulla base di un reale merito professionale.
Il contesto: tra norme, ricorsi e strategia
La vicenda nasce da un conflitto tra interpretazione giuridica e volontà politica. Secondo la legge, i presidenti di enti pubblici non possono superare tre mandati consecutivi. L’elezione di Sticchi Damiani, seppur approvata dall’assemblea dei soci con larga maggioranza, è stata annullata perché considerata in contrasto con la norma.
Il ricorso dello stesso Sticchi Damiani, basato su una presunta deroga valida in caso di approvazione con maggioranza qualificata, è stato rigettato dal Consiglio di Stato, dando il via libera al nuovo voto.
Nel frattempo il governo ha mantenuto una gestione commissariale per mesi, sotto la guida di Del Sette, preparandosi politicamente all’arrivo del nuovo vertice.
Un ente strategico e molto redditizio
L’ACI è molto più di un club per automobilisti. Rappresenta oltre 1,2 milioni di soci, gestisce il Pubblico Registro Automobilistico (PRA), organizza eventi sportivi di livello internazionale e controlla società milionarie come Sara Assicurazioni e l’Autodromo di Monza.
Sotto la guida di Sticchi Damiani:
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Il patrimonio netto dell’ente è passato da 41 a 251 milioni di euro.
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Il valore delle partecipazioni è quintuplicato.
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I bilanci sono sempre stati in attivo.
In questo contesto, la nomina di La Russa assume un peso strategico enorme, anche in ottica politica: controllare un ente così centrale può significare gestire investimenti, relazioni, eventi e assunzioni.
Le priorità di La Russa jr
Nel suo primo discorso da presidente, Geronimo La Russa ha dichiarato di voler lavorare con “spirito di servizio”, “ascolto” e “determinazione”, focalizzandosi su:
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Sicurezza stradale: più campagne di prevenzione, educazione e formazione.
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Digitalizzazione dei servizi: modernizzazione del PRA e delle pratiche automobilistiche.
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Sostegno al motorsport: rilancio dei grandi eventi, dalla Formula 1 ai rally.
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Espansione del tesseramento e servizi ai soci.
Ma dietro queste parole, restano i dubbi sollevati dalla politica e da una parte dell’opinione pubblica: il vero motivo della sua nomina è la competenza o il cognome?
Il paradosso del “governo del merito”
Il caso ACI diventa simbolico di una contraddizione politica che riguarda direttamente il governo Meloni. Era stato proprio l’esecutivo ad annullare la nomina illegittima di Sticchi Damiani, invocando il rispetto delle regole. Eppure oggi, al posto di una figura tecnica o indipendente, arriva un nome legato in modo inequivocabile alla maggioranza.
Un paradosso che alimenta l’accusa di “uso personalistico delle istituzioni”, in contrasto con la promessa di un “governo del merito”.
Le prossime mosse: un test di credibilità
Con la presidenza La Russa si aprono scenari da monitorare:
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Nomine dei CdA delle partecipate ACI: chi saranno i prossimi dirigenti?
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Conflitti d’interesse: quale sarà il confine tra ruolo istituzionale e legami politici?
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Convivenza con la vecchia guardia: Sticchi Damiani resterà nel CdA di Sara Assicurazioni?
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Prove sul campo: i risultati operativi conteranno più dei sospetti iniziali?
Conclusione
L’elezione di Geronimo La Russa alla presidenza dell’ACI chiude una lunga fase commissariale e apre una nuova stagione per l’ente. Ma lo fa con il peso ingombrante di un cognome che divide, in un Paese che dice di volersi liberare dalle logiche clientelari, ma che continua a replicarle nei centri nevralgici del potere.
Ora la vera sfida sarà dimostrare che la sua presidenza saprà rispondere ai fatti, non solo ai legami familiari.

