“Sessanta giorni per risarcire Genova”: la sindaca Salis sfida Salvini e Autostrade

La nuova sindaca Silvia Salis ufficializza il contenzioso verso lo Stato, il ministero, e i concessionari autostradali: «Sessanta giorni per risarcire Genova o ci vediamo in tribunale»

In un atto deciso, la città di Genova ha formalizzato una richiesta di risarcimento nei confronti dello Stato, del ministero delle Infrastrutture, e delle società concessionarie per le infrastrutture autostradali, in relazione al crollo del Ponte Morandi.
La sindaca Silvia Salis ha notificato una diffida formale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), al ministro Matteo Salvini, nonché alle società Autostrade per l’Italia (ASPI), SPEA Engineering e Anas S.p.A., chiedendo che vengano versati subito i fondi che spettano alla città – altrimenti sarà contenzioso.


Una decisione densa di significato

L’atto della sindaca Salis assume una triplice dimensione:

  1. Politica – Si tratta di una presa di posizione forte verso lo Stato centrale e gli enti concessionari, che rompe la tradizionale ritualità delle promesse senza tempi precisi.

  2. Simbolica – Rivendica il ruolo di Genova come parte lesa, che non intende più subire ritardi nell’erogazione di ciò che le spetta.

  3. Pratica – Il rischio è reale: se i fondi non arriveranno entro i termini fissati dalla diffida, il Comune di Genova potrà avviare contenziosi legali, con costi e conseguenze per le parti coinvolte.


Cosa si chiede e perché

  • La diffida punta a ottenere risarcimenti alla città di Genova dovuti a seguito del crollo del Ponte Morandi, che ha provocato non solo 43 vittime ma anche danni alla viabilità, all’economia urbana e alle infrastrutture cittadine.

  • Nel dettaglio, la sindaca ha più volte lamentato che i fondi previsti nell’accordo di programma del 2021, in cui erano coinvolti MIT, ASPI, Regione Liguria e Comune, rischiano di essere dirottati o ritardati, penalizzando la manutenzione dei ponti e viadotti comunali già datati.

  • Nella diffida, si fa riferimento a un termine di sessanta giorni affinché lo Stato e i concessionari si attivino oppure preparino le controparti all’avvio del contenzioso.


Qual è il quadro giuridico

  • La tragedia del 14 agosto 2018 rappresenta un “caso–carta” per quanto riguarda responsabilità e danni: lo Stato ha già presentato richiesta di risarcimento per oltre 250 milioni di euro agli imputati nel procedimento penale, legittimando la pretesa economica.

  • Ora il Comune di Genova, guidato da Salis, avvia la via amministrativa della diffida verso lo Stato, il ministero e le società concessionarie: è un avviso che anticipa una possibile azione legale, con l’obiettivo di evitare la prescrizione o il blocco di risorse.

  • L’occasione è rilevante perché la manutenzione delle infrastrutture cittadine è diventata critica: senza quei fondi la città rischia la chiusura o la limitazione di alcuni viadotti entro il 2026.


Le reazioni – e il contesto politico

  • Il ministro Matteo Salvini ha dichiarato di aver posto il dossier alla società Autostrade: «O partono tutti i cantieri oppure si ridiscute tutto», un messaggio diretto al piano della concessionaria.

  • Dal Comune si parla di “zero passi indietro” sulla manutenzione: “Genova merita i risarcimenti che deve avere”, ha ribadito la sindaca.

  • A livello locale, la manovra viene interpretata come un atto politico fortissimo, capace di segnare un cambio di ritmo dopo anni di attese e rinvii.


Quali sono le incognite e i punti da chiarire

  • Non è ancora del tutto chiaro quali siano le modalità precise della diffida (atto formale o lettera-avviso), quali cifre esatte siano richieste e come verranno suddivisi gli enti coinvolti (Stato, MIT, ASPI, Anas).

  • Occorre chiarire se il termine dei sessanta giorni abbia carattere vincolante o simbolico, e quali saranno le azioni concrete se il termine non verrà rispettato.

  • Resta da verificare la copertura finanziaria concreta: i fondi dell’accordo 2021 ammontano a circa 1,4 miliardi di euro per infrastrutture a Genova, ma il rischio è che parte di essi venga destinata ad altri progetti o assorbita da aumenti di costi preventivati, come il tunnel subportuale.


Perché questo momento e perché ora

  • Il dossier infrastrutture-risarcimenti di Genova è da tempo in bilico: la città attende da anni trasferimenti legati al disastro del Ponte Morandi.

  • La nuova amministrazione comunale ha scelto fin da subito di alzare il livello dello scontro, segnando una discontinuità rispetto al passato.

  • Allo stesso tempo, lo scenario nazionale mostra maggiore attenzione verso la sicurezza delle infrastrutture, e le pressioni locali possono efficacemente amplificare la richiesta.

  • In un momento in cui la città registra urgenti necessità di manutenzione – soprattutto nei ponti e viadotti comunali – la diffida acquista anche un’urgenza operativa: non è solo contenzioso ma riguarda la vita quotidiana dei cittadini.


Implicazioni per Genova

Se lo Stato e i concessionari risponderanno positivamente entro il termine indicato, Genova potrebbe ottenere un significativo impulso nei lavori di manutenzione e nelle infrastrutture. In caso contrario, l’apertura di un contenzioso potrebbe:

  • Allungare i tempi di erogazione delle risorse.

  • Generare ulteriori costi legali e un impatto negativo sull’immagine delle istituzioni coinvolte.

  • Creare un precedente significativo: altre città colpite da gravi carenze infrastrutturali potrebbero ispirarsi a questa forma di rivalsa istituzionale.


Conclusione

La diffida della sindaca Silvia Salis rappresenta un punto di svolta nel rapporto tra Genova e lo Stato dopo la tragedia del Ponte Morandi. È un atto che unisce volontà politica, pressione amministrativa e una richiesta concreta di giustizia economica. Ora viene il passaggio decisivo: lo Stato risponderà? E in che tempi?