Consulta boccia il “decreto salva-taxi” di Salvini: incostituzionali i vincoli imposti agli NCC

La Corte Costituzionale annulla parti del decreto voluto dal ministro Salvini: violata la competenza regionale sul trasporto pubblico locale

Con una sentenza definita “storica”, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali alcune norme del decreto interministeriale n. 226/2024, noto come “decreto salva-taxi” promosso dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. I giudici hanno stabilito che lo Stato ha oltrepassato i limiti della propria competenza in materia di concorrenza, invadendo quella regionale sul trasporto pubblico locale.


La decisione della Consulta

La sentenza n. 163/2025, depositata il 4 novembre, nasce dal ricorso della Regione Calabria, che aveva impugnato il decreto interministeriale firmato dal Mit e dal Viminale nel 2024. Il provvedimento introduceva regole restrittive per gli operatori del noleggio con conducente (NCC), con l’obiettivo dichiarato di evitare “forme di concorrenza sleale” nei confronti dei taxi.

Secondo la Corte Costituzionale, lo Stato non può imporre obblighi e divieti agli NCC “che perseguano con mezzi sproporzionati il fine concorrenziale di riservare ai taxi l’utenza indifferenziata”. La Consulta ha così censurato tre punti fondamentali del decreto:

  1. L’obbligo di un intervallo minimo di venti minuti tra la prenotazione e l’inizio della corsa, quando il servizio non parte dalla rimessa.

  2. Il divieto di stipulare contratti di durata con operatori commerciali che svolgano, anche solo indirettamente, attività di intermediazione (come hotel o agenzie di viaggio).

  3. L’obbligo di usare esclusivamente l’app ministeriale per la gestione del foglio di servizio elettronico.

Tali disposizioni – spiega la Corte – sono sproporzionate, limitano la libertà d’impresa e l’autonomia contrattuale, e ripropongono vincoli già dichiarati illegittimi con la precedente sentenza n. 56 del 2020.


Le motivazioni giuridiche

I giudici costituzionali hanno chiarito che, pur avendo lo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela della concorrenza, non può regolamentare l’esercizio concreto del servizio NCC, che rientra invece nella sfera delle Regioni, titolari della competenza sul trasporto pubblico locale.

Il decreto, secondo la Corte, “ha ecceduto tale ambito, dettando norme che disciplinano in modo puntuale le modalità operative e organizzative del servizio NCC, incidendo così su un settore di competenza regionale”.

Inoltre, è stato ribadito che i limiti imposti agli NCC contrastano con i principi di:

  • Proporzionalità e ragionevolezza delle restrizioni;

  • Libertà di iniziativa economica privata (art. 41 della Costituzione);

  • Neutralità tecnologica, poiché l’obbligo di utilizzare un’unica piattaforma informatica ministeriale non è necessario per garantire i controlli.


Le reazioni: “Vittoria liberale” per Occhiuto, “sconfitta politica” per Salvini

Il primo a commentare la sentenza è stato Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicepresidente nazionale di Forza Italia, che ha esultato sui social:
“La Calabria vince una sacrosanta battaglia liberale. Più concorrenza e più mercato significano più opportunità e più convenienza per cittadini e imprese.”

Sul piano politico, la decisione rappresenta una pesante sconfitta per Matteo Salvini, che aveva difeso il decreto come strumento per “regolare un mercato sfuggente e tutelare la categoria dei tassisti”. Diverse testate – tra cui la Repubblica, Corriere della Sera e Il Post – hanno descritto la sentenza come una bocciatura su tutta la linea del “decreto salva-taxi”, evidenziando come la Consulta abbia di fatto demolito le misure bandiera del ministro leghista.

Anche il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha commentato duramente:
“Salvini ha ignorato la precedente sentenza della Consulta del 2020 e numerose decisioni del Tar, piegando la normativa agli interessi corporativi dei tassisti. Oggi è stato smentito su tutta la linea.”


Le conseguenze per il settore

Più libertà per gli NCC

L’annullamento dei vincoli temporali e contrattuali consentirà agli operatori NCC maggiore flessibilità e competitività, aprendo nuove possibilità di collaborazione con alberghi, agenzie di viaggio e piattaforme di mobilità.

Ruolo rafforzato delle Regioni

La sentenza restituisce alle Regioni il pieno potere di regolamentare il trasporto pubblico non di linea, potendo adattare le norme alle specifiche esigenze territoriali.

Concorrenza e tutela dei cittadini

La Consulta riafferma un principio di fondo: la concorrenza non si difende con le restrizioni, ma con regole equilibrate che garantiscano libertà d’impresa, qualità dei servizi e tutela degli utenti.


L’impatto politico

Sul piano politico, la decisione della Consulta arriva come una stangata al governo e in particolare al ministro Salvini, che aveva rivendicato con forza il decreto come parte della propria azione di “ordine” nel settore della mobilità.

All’interno della maggioranza, la sentenza ha riacceso tensioni: Forza Italia rivendica la vittoria “liberale” della Calabria, mentre esponenti leghisti si limitano a parlare di una “pronuncia tecnica”. Tuttavia, nel mondo imprenditoriale e tra le associazioni dei consumatori, la decisione viene interpretata come un passo avanti verso la liberalizzazione di un settore ancora dominato da forti logiche corporative.


Un nuovo equilibrio tra taxi e NCC

La sentenza n. 163/2025 non elimina la necessità di regole per il comparto, ma impone che tali regole siano proporzionate, non discriminatorie e rispettose delle autonomie regionali.

Per il futuro, sarà cruciale trovare un equilibrio che garantisca:

  • concorrenza leale tra taxi e NCC;

  • libertà per gli operatori di innovare e utilizzare tecnologie diverse;

  • tutela per i consumatori in termini di sicurezza, trasparenza e qualità del servizio.

Il settore dei trasporti con conducente entra così in una nuova fase, in cui il principio di concorrenza effettiva – e non di protezione corporativa – torna al centro del dibattito politico e istituzionale.