Ferrari Luce, la prima elettrica di Maranello divide il mondo: capolavoro tecnologico o tradimento del Cavallino

Svelata a Roma la tanto attesa e-supercar da 1.050 CV e 550.000 euro. Ma tra appassionati scettici, un design che spacca l’opinione pubblica e un titolo in Borsa che crolla del 6%, il debutto della Luce è tutt’altro che trionfale

Il 25 maggio 2026, alla Vela di Calatrava nella Città dello Sport di Roma, Ferrari ha scritto una delle pagine più controverse della sua storia. La Ferrari Luce, prima vettura completamente elettrica del Cavallino Rampante, è stata finalmente svelata al mondo. Una berlina da cinque posti, quattro motori, 1.050 CV e un prezzo base di 550.000 euro. Numeri da capogiro per un’auto che ha già diviso profondamente appassionati, addetti ai lavori e mercati finanziari. Perché se sulla carta la Luce è un concentrato di tecnologia senza precedenti, nella realtà è anche la Ferrari più discussa, contestata e controversa di sempre.

Una data non scelta a caso

Maranello non lascia nulla al caso, neanche la data del lancio. Il 25 maggio 1947, sullo stesso asfalto di Roma — le Terme di Caracalla — Franco Cortese portava la Ferrari 125 S alla sua prima vittoria ufficiale in gara. Esattamente 79 anni dopo, nella stessa città, il Cavallino Rampante ha scelto di inaugurare una nuova era. Il messaggio è chiaro: la Ferrari Luce non è una rinuncia al passato, ma una sua continuazione su un tracciato diverso.

La location — la Vela di Calatrava, struttura architettonica tra le più suggestive della Capitale — ha fatto da cornice a uno spettacolo di luci, emozioni e tecnologia. Ma fuori da quella bolla di entusiasmo, le reazioni sono state ben più fredde.

Le specifiche tecniche: una macchina da guerra elettrica

Dal punto di vista delle prestazioni pure, la Ferrari Luce non ha rivali. La vettura nasce su una piattaforma completamente inedita, progettata da zero, con un telaio dedicato e tecnologie mutuate direttamente dall’esperienza Ferrari nel mondo delle competizioni motoristiche.

I numeri parlano da soli:

  • Quattro motori elettrici per una potenza complessiva di 1.050 CV
  • 0-100 km/h in 2,5 secondi
  • 0-200 km/h in 6,8 secondi
  • Velocità massima superiore ai 310 km/h
  • Autonomia superiore ai 530 km
  • Batteria da 122 kWh con ricarica fino a 350 kW
  • Peso in ordine di marcia: 2.260 kg
  • Oltre 60 brevetti depositati per questa vettura

Tra le innovazioni tecniche più rilevanti spicca la Vehicle Control Unit (VCU), un’unità elettronica centrale che coordina powertrain e dinamica aggiornando i parametri ben 200 volte al secondo. A questa si affiancano le quattro sospensioni attive elettricamente attuate, le quattro ruote sterzanti indipendenti e un sofisticato sistema di torque vectoring. Il tutto coordinato dal rinnovato Side Slip Control X, che porta l’agilità della vettura a livelli mai raggiunti da una berlina di queste dimensioni.

Maranello ha lavorato intensamente anche sul sound, tema cruciale per qualsiasi Ferrari e ancora di più per una elettrica. Il sistema proprietario sviluppato amplifica in modo naturale le vibrazioni generate dai componenti meccanici, trasformandole in un suono autentico che varia in funzione delle modalità di guida e dell’utilizzo delle palette al volante. Non è il rombo di un V12, ma Ferrari giura che sia qualcosa di genuino, non artificiale.

Il design firmato LoveFrom: scelta rivoluzionaria o passo falso

Qui le cose si complicano. Per il design della Luce, Ferrari ha scelto una collaborazione esterna che ha fatto alzare più di un sopracciglio: il collettivo LoveFrom, fondato da Sir Jony Ive — il padre dell’iPhone e del design Apple — e da Marc Newson. Una scelta voluta, segnale di rottura con la tradizione e apertura verso un linguaggio estetico completamente nuovo.

Il risultato è una berlina a cinque porte dai tratti fluidi, con una silhouette allungata e proporzioni che poco hanno a che fare con il DNA visivo della casa di Maranello. All’interno, la filosofia è opposta alla moda imperante degli schermi giganti: display più piccoli ma mirati, comandi raggruppati per funzione e soprattutto il binnacle, un elemento autonomo davanti al guidatore con tre quadranti circolari, ciascuno con ghiera in alluminio e vetro lavorato con precisione. Un oggetto che sembra uscito da un atelier di alta orologeria più che da un’industria automobilistica.

Sulla carta, affascinante. Nella realtà percepita, divisivo. Le reazioni degli addetti ai lavori presenti all’anteprima mondiale non sono state tenere: “Sembra una Toyota Prius”, “Oddio, che brutta”, “Ma cos’è? Mica è una Ferrari!” sono stati alcuni dei commenti a caldo circolati tra i giornalisti del settore. Un tenore di giudizi che dice molto sull’impatto visivo della vettura su chi si aspettava qualcosa di più immediatamente riconoscibile come una Rossa.

Il problema non è solo estetico in senso astratto: è identitario. Ferrari ha sempre venduto un’emozione visiva, un riconoscimento immediato, un senso di appartenenza a qualcosa di irripetibile. La Luce, con le sue forme morbide e la sua impostazione da berlina premium, rischia di sembrare una concorrente di Porsche Taycan o Lucid Air più che l’erede di una tradizione costruita su decenni di supercar leggendarie.

La reazione degli appassionati: nostalgia contro innovazione

Nel mondo degli appassionati del Cavallino, la parola “elettrico” suscita da sempre reazioni viscerale. I puristi del motore termico considerano l’abbandono del sound meccanico come una perdita irrecuperabile di identità. Per loro, Ferrari è sinonimo di V8 e V12 urlanti, di cambio doppia frizione, di un feeling alla guida impossibile da replicare con motori elettrici. Il fatto che la Luce sia una berlina a cinque porte e cinque posti — format già introdotto con la Purosangue, altra vettura molto discussa — non ha certo aiutato a placare le critiche.

C’è poi la questione del pubblico a cui si rivolge. Ferrari ha più volte sottolineato che la Luce punta a nuovi clienti, a chi non ha mai guidato una Rossa e si avvicina al marchio proprio grazie all’elettrico. Una strategia commerciale comprensibile, ma che agli occhi della clientela storica può suonare come una concessione al mercato, un compromesso con il tempo che avanza. La produzione sarà comunque a tiratura limitata, e le prime consegne sono attese entro la fine del 2026.

Cosa ha detto Ferrari: le parole di Elkann e Vigna

Sul palco della Vela di Calatrava, il presidente John Elkann ha inquadrato il lancio della Luce in modo netto: “Con Ferrari Luce, ridefiniamo ancora una volta i limiti del possibile. Oggi non presentiamo soltanto una nuova vettura, ma inauguriamo un capitolo che trasforma la nostra visione in realtà, rafforzando la tradizione Ferrari di anticipare e plasmare il futuro.”

Elkann ha anche sottolineato la natura innovativa del processo produttivo e creativo: “Un simile passo avanti nell’innovazione di prodotto non poteva che nascere da un’innovazione di processo: per questo abbiamo scelto di intraprendere nuove collaborazioni, come quella con LoveFrom per il design.”

Ferrari inquadra la Luce non come sostituto dei modelli termici e ibridi, ma come ampliamento della gamma. Una quarta strada, dopo benzina, ibrido e ibrido plug-in, che si aggiunge senza togliere. Il principio guida resta quello della neutralità tecnologica: l’elettrificazione come strumento per espandere le possibilità progettuali, non come ideologia imposta dall’esterno.

Borsa: il mercato non perdona, titolo giù del 6%

Se tra gli appassionati i giudizi sono stati contrastanti, sui mercati finanziari la risposta è stata univoca e brutale. Il titolo Ferrari (RACE) ha perso circa il 6% nella seduta del 26 maggio 2026, portando le quotazioni ai minimi da oltre due anni.

Non si tratta di una sorpresa isolata. Il rapporto tra Maranello e gli investitori sul tema elettrico è complicato da tempo. Già all’annuncio del piano strategico al 2030 — con ricavi target a 9 miliardi e un’offerta elettrica al 20% della gamma — il titolo aveva ceduto oltre il 14% in una sola seduta, giudicato dal mercato come un piano “troppo prudente”. Da quei massimi di oltre 480 euro per azione raggiunti nella prima metà del 2025, il titolo aveva già perso circa il 40% del proprio valore prima ancora del lancio della Luce.

Le ragioni dello scetticismo degli investitori sono strutturali. La Luce, con la sua architettura completamente inedita e i costi di sviluppo legati agli oltre 60 nuovi brevetti, rappresenta un investimento industriale enorme i cui ritorni si misureranno su un orizzonte di anni, non di trimestri. Grandi banche d’investimento come Goldman Sachs, Morgan Stanley e Jefferies avevano già limato i propri target price, anticipando utili sotto pressione nel corso del 2026.

C’è poi il cosiddetto paradosso del grande lancio: più l’evento è atteso, più il mercato tende a “vendere la notizia” una volta che questa arriva. Ferrari viene sempre più percepita da alcuni analisti come un brand del lusso — più vicina a LVMH che a un costruttore automobilistico tradizionale — e questo rende le sue azioni particolarmente sensibili a qualsiasi segnale che possa mettere in discussione la percezione esclusiva del marchio.

Il prezzo: 550.000 euro per entrare nel futuro

La Ferrari Luce parte da 550.000 euro. Una cifra che la colloca ben al di sopra di qualsiasi concorrente nel segmento delle berline elettriche di lusso, ma coerente con il posizionamento ultra-premium del marchio. Per fare un confronto, una Porsche Taycan Turbo GT supera appena i 200.000 euro, mentre una Lucid Air Sapphire si aggira intorno ai 250.000 euro.

Ferrari punta su un pubblico che non compra un’auto per le prestazioni o la razionalità dell’acquisto, ma per il significato simbolico e il valore del marchio. La domanda è se la Luce riesca a trasmettere quel valore con la stessa forza emotiva delle supercar tradizionali del Cavallino.

Modello Potenza 0-100 km/h Autonomia Prezzo base
Ferrari Luce 1.050 CV 2,5 s 530+ km 550.000 €
Porsche Taycan Turbo GT 1.093 CV 2,2 s ~520 km ~210.000 €
Lucid Air Sapphire 1.234 CV 1,9 s ~670 km ~250.000 €
Rimac Nevera 1.914 CV 1,8 s ~490 km ~2.100.000 €

Una scommessa sul futuro: riuscirà Ferrari a convincere tutti

La domanda che aleggia attorno alla Luce è fondamentalmente una: può un’auto elettrica essere davvero una Ferrari? Maranello risponde di sì, con la forza dei numeri, dei brevetti e di una storia ingegneristica senza pari. Ma l’automobile non è solo ingegneria — è cultura, emozione, identità. E su questo piano la partita è ancora aperta.

Ferrari ha più volte ribadito che il proprio impegno sull’elettrico non implica l’abbandono dei motori a combustione interna. La strategia multienergetica resta il pilastro della casa di Maranello, con termico, ibrido e ora full electric che coesistono in gamma. La Luce non uccide il V12: lo affianca, cercando nuovi clienti senza tradire quelli storici. Almeno nelle intenzioni.

Quello che però la Luce mette in discussione è la formula estetica e sensoriale su cui Ferrari ha costruito la propria leggenda. Senza il suono di un motore che urla, senza le forme aggressive di una supercar, senza quella sensazione viscerale di pericolo addomesticato che accompagna ogni Rossa classica, la Luce deve trovare un’altra strada per emozionare. Ci riuscirà? Solo le strade — e i clienti — daranno la risposta definitiva.

Per ora, tra i corridoi della Vela di Calatrava risuonano ancora i commenti contrastanti di chi l’ha vista dal vivo. E in Borsa, il titolo continua a scendere.