A 25 anni dalla precedente indagine, il rapporto “Il piacere degli italiani” rivela una trasformazione profonda nei costumi sessuali: le donne conquistano nuova libertà, i giovani uomini debuttano più tardi e il digitale ridisegna l’intimità. Ma restano contraddizioni sul consenso.
Un’Italia che ha cambiato profondamente il suo rapporto con la sessualità in un quarto di secolo. È la fotografia restituita dal nuovo rapporto del Censis, intitolato “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali”, realizzato su un campione rappresentativo di mille persone tra i 18 e i 60 anni. Presentato a Roma il 24 marzo 2026, il documento offre un confronto puntuale con l’analoga ricerca condotta nel 2000 e rivela trasformazioni spesso inattese: dalla rivoluzione silenziosa delle donne al paradosso dei giovani uomini che debuttano sempre più tardi, fino all’invasione del digitale nelle camere da letto italiane.
Un Paese che ricerca il piacere come risposta al tempo difficile
Il contesto in cui nasce questo rapporto è tutt’altro che banale. Il Censis ha definito l’epoca attuale “l’età del ferro e del fuoco”, un tempo segnato da guerre, incertezze economiche e disorientamento collettivo. Eppure, proprio in questo scenario, gli italiani non si sono rinchiusi nella paura. Al contrario, hanno risposto con una ricerca attiva del piacere quotidiano.
Per il 61,3% degli italiani la funzione primaria della sessualità è dare e ricevere piacere fisico. Solo il 4,2% la vede ancora in chiave esclusivamente procreativa. Il sesso, in altre parole, è diventato un pilastro del benessere psicofisico individuale, non un dovere coniugale né un tabù da nascondere.
E gli italiani sembrano soddisfatti di questa scelta: il 60,6% dichiara di essere soddisfatto della propria vita sessuale, una quota che coinvolge trasversalmente uomini e donne.
La rivoluzione delle donne: più partner, più libertà, più protagonismo
Se c’è un filo rosso che attraversa l’intero rapporto, è la trasformazione radicale del rapporto femminile con la sessualità. In 25 anni, le donne hanno compiuto un balzo culturale straordinario.
Nel 2000, quasi il 60% delle donne dichiarava di aver avuto un solo partner nella vita. Oggi quella percentuale è crollata al 27,6%. Cresce invece la quota di chi ha avuto tra 2 e 5 partner (dal 32% al 46,8%) e di chi ne ha avuti sei o più (dall’8,4% al 21,8%). Gli uomini, per confronto, mostrano variazioni molto più contenute.
Anche sul fronte del legame tra sesso e amore si registra un riavvicinamento significativo tra i due generi. Oggi il 56,4% delle donne pensa che sessualità e amore possano essere vissuti separatamente, contro il 35,7% del 2000. Gli uomini che condividono questa visione erano già al 58,6% vent’anni fa e oggi sono al 61,2%. Il divario, storicamente marcato, si è quasi azzerato.
Le donne diventano anche protagoniste delle pratiche sessuali, non più semplici “ancelle” del desiderio altrui. Cresce la loro presenza attiva nelle dinamiche di coppia, così come la disponibilità a parlarne con maggiore libertà. Un cambiamento che i sessuologi definiscono uno spostamento storico dal concetto di “prevenzione” della sessualità a quello di “promozione” del benessere sessuale.
Il paradosso dei giovani uomini: debuttano più tardi
Uno dei dati più sorprendenti — e dibattuti tra gli esperti — riguarda l’età del primo rapporto sessuale maschile. Contro ogni aspettativa, i giovani uomini italiani sono diventati meno precoci in un quarto di secolo.
Nel 2000, il 46,7% dei maschi aveva avuto la prima esperienza sessuale prima dei 18 anni. Nel 2025, quella percentuale è scesa al 29,4%. L’età media al primo rapporto per gli uomini è passata da 18 anni e 4 mesi a 19 anni e 4 mesi.
Le donne seguono una traiettoria opposta: la quota di chi debutta prima dei 18 anni è salita dal 29,3% al 35,8%, con l’età media che scende da 19 anni e 8 mesi a 18 anni e 11 mesi.
La spiegazione più accreditata dagli esperti presenti alla presentazione del rapporto è quella del cosiddetto “contactless sex”: i giovani uomini sono cresciuti in un mondo in cui le relazioni passano prevalentemente attraverso gli schermi. Quando si trovano di fronte a una persona reale, subentrano dinamiche di ansia e insicurezza che tendono a ritardare il debutto nella vita sessuale. Un fenomeno che i professionisti del settore segnalano come in forte crescita tra i ventenni nati dopo il 2000.
La forza inattesa della coppia stabile
In un’epoca in cui si parla spesso di crisi del matrimonio e dell’impegno sentimentale, i dati del Censis ribaltano la narrazione più diffusa. La coppia stabile è il centro della vita sessuale degli italiani, e non sembra affatto in declino.
L’80,4% degli italiani tra i 18 e i 60 anni ha rapporti sessuali esclusivamente con il proprio partner stabile. Solo il 12% vive una sessualità prettamente occasionale, mentre il 6,2% affianca la relazione fissa a qualche incontro saltuario.
La soddisfazione è nettamente più alta tra chi vive in coppia: il 68,9% delle persone con una relazione stabile è soddisfatto della propria vita sessuale, contro appena il 29,8% dei single. Un luogo comune sfatato: stare insieme a lungo non uccide il desiderio, anzi lo alimenta — a patto di coltivarlo.
Il 67% degli italiani ritiene che la noia nella coppia si possa prevenire, e tra i fattori di soddisfazione citati spicca la comunicazione: per l’86,3% degli intervistati, parlare esplicitamente dei propri desideri al partner è un elemento chiave. Seguono l’immaginazione e le fantasie, citate dall’78,1%.
All’interno della coppia stabile cresce anche la propensione alla sperimentazione. Il rapporto Censis evidenzia una voglia diffusa di rinnovare l’intimità, di introdurre novità e di evitare la routine.
Il boom del sesso a tre e delle relazioni non monogamiche
Un dato registrato per la prima volta in modo sistematico nella ricerca italiana riguarda i rapporti a tre o con più persone. Nel 2000, solo lo 0,7% delle donne e il 3,2% degli uomini dichiarava di averli praticati almeno una volta. Nel 2025 le percentuali salgono rispettivamente al 6,8% e al 20,1%.
Gli esperti parlano di “relazioni non monogamiche consensuali”, distinguendo tra coppie aperte, scambismo e poliamore — quest’ultimo caratterizzato da un coinvolgimento emotivo tra tutti i partner coinvolti. Si tratta di fenomeni ancora minoritari, ma in crescita e finora quasi completamente ignorati dalla ricerca italiana.
Il digitale invade l’intimità
La rivoluzione digitale ha trasformato ogni angolo della vita quotidiana, e la sfera intima non fa eccezione. I numeri del Censis parlano chiaro.
Il 32,5% degli italiani tra i 18 e i 60 anni ha conosciuto partner sessuali tramite i social media. Tra i giovani (18-34 anni), la quota sale al 35,3%.
Ma il digitale non è solo un canale per incontrarsi: è diventato parte integrante dell’esperienza sessuale. Il 59,3% degli italiani guarda pornografia da solo (76,6% degli uomini, 41,5% delle donne). Il 26% lo fa in coppia. Il 38,9% ritiene che la pornografia possa avere una funzione formativa.
Le pratiche digitali più diffuse tra i giovani includono:
- Il sexting, praticato dal 43,4% dei 18-34enni
- La ricezione di immagini pornografiche (37% nella stessa fascia d’età)
- L’invio di immagini esplicite (31,2% dei giovani)
- La masturbazione a distanza con altre persone (28,3% dei giovani)
- Il filmarsi durante i rapporti (15,9% dei 18-34enni, con picco al 17,9% tra i 35-44enni)
Un esperto ha sottolineato come queste pratiche rappresentino “una nuova frontiera dell’intimità in cui il corpo diventa rappresentazione”. Il rischio, evidenziato con forza nel rapporto, è che “internet ricorda tutto”: ciò che viene postato oggi può avere conseguenze sulla reputazione professionale e personale negli anni a venire.
OnlyFans e dintorni: prostituzione o lavoro? Gli italiani non sanno
L’espansione delle piattaforme digitali ha introdotto nuove forme di sessualità commerciale. Ma gli italiani faticano a classificarle. Mostrare atti sessuali con il partner sul web a pagamento è prostituzione o lavoro? Il 29,5% lo considera prostituzione, il 27,7% un lavoro, il 42,8% non ha un’idea precisa.
Per quanto riguarda gli spogliarelli online, il 31,4% parla di prostituzione, il 39,4% di lavoro, il 29,2% non sa. Sono generalmente più gli uomini a considerare queste pratiche forme di lavoro; le donne tendono a essere più critiche o ad astenersi dal giudizio.
| Pratica | Prostituzione | Lavoro | Non sa |
|---|---|---|---|
| Atti sessuali col partner sul web a pagamento | 29,5% | 27,7% | 42,8% |
| Spogliarelli online a pagamento | 31,4% | 39,4% | 29,2% |
Il nodo irrisolto del consenso
Uno dei capitoli più delicati del rapporto riguarda la cultura del consenso. Il 66,1% degli italiani pensa che sia sempre possibile comprendere quando una donna non desidera avere rapporti sessuali. Il 21,3% non è d’accordo e il 12,6% non ha un’opinione definita.
Ma il dato più problematico è un altro: il 47% degli italiani — quasi equamente diviso tra uomini (47,1%) e donne (46,9%) — ritiene che certi abbigliamenti o comportamenti come l’uso di alcol o droghe espongano le donne al rischio di subire violenza sessuale. Tra i 45-60enni la percentuale sale al 52,6%. Si tratta del cosiddetto “victim blaming”, ovvero la tendenza culturale a ritenere la vittima parzialmente responsabile delle violenze subite.
Secondo gli esperti che hanno commentato i dati, questo pregiudizio è ancora profondamente radicato negli stereotipi di genere italiani, che faticano a mutare anche nelle generazioni più giovani. La strada per una piena cultura del consenso è ancora lunga, e passa necessariamente attraverso l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole — un nodo ancora irrisolto in Italia, dove i programmi esistono “a macchia di leopardo” e con grandi disparità tra nord e sud.
Identità di genere e discriminazioni: il Paese si apre, ma le barriere restano
Sul fronte dell’identità sessuale, il 16,3% degli italiani non si riconosce in una definizione di genere netta ed esclusiva. Tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, la quota sale al 21,9%. Il 75,7% degli italiani — e addirittura l’81% dei giovani — ritiene che nel Paese ci siano ancora troppe discriminazioni nei confronti di persone non cisgender e non eterosessuali.
Parallelamente, il 58,3% di chi conosce i movimenti LGBTQIA+ li valuta positivamente, ritenendo che combattendo le discriminazioni migliorino la società. Un segnale di apertura culturale significativo, anche se gli esperti sottolineano come il cambiamento reale nei comportamenti e negli stereotipi avvenga con tempi molto più lenti rispetto alla dichiarazione di principio.
Le lacune nella conoscenza: luna piena e dimensioni
Un aspetto curioso, ma rivelatore, del rapporto riguarda le persistenti lacune di conoscenza scientifica in campo sessuale. Alla domanda se nelle notti di luna piena le donne siano più fertili, il 31% degli intervistati ha risposto di non sapere e il 9% ha addirittura risposto di sì. Analogamente, una quota rilevante di italiani crede o non sa se l’altezza degli uomini determini le dimensioni del pene.
Il dato più sconcertante: il titolo di studio influisce poco su queste credenze. Ci sono laureati che condividono le stesse convinzioni errate di chi non ha completato le scuole medie. Una conferma ulteriore della necessità di un’educazione sessuale strutturata e scientificamente fondata.
I numeri chiave a confronto: 2000 vs 2025
| Indicatore | 2000 | 2025 |
|---|---|---|
| Donne con un solo partner nella vita | 59,6% | 27,6% |
| Donne con 6+ partner nella vita | 8,4% | 21,8% |
| Uomini con primo rapporto prima dei 18 anni | 46,7% | 29,4% |
| Donne con primo rapporto prima dei 18 anni | 29,3% | 35,8% |
| Donne che separano sesso e amore | 35,7% | 56,4% |
| Donne con esperienze a tre o di gruppo | 0,7% | 6,8% |
| Uomini con esperienze a tre o di gruppo | 3,2% | 20,1% |
Un cantiere aperto: cosa manca ancora
Il rapporto, come ha riconosciuto lo stesso Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, è un punto di partenza più che di arrivo. Restano aperti numerosi filoni di indagine: il comportamento sessuale degli under 18, la frequenza dei rapporti in confronto con il 2000 (un dato non confrontabile per differenze metodologiche), l’impatto delle relazioni non monogamiche consensuali e del poliamore, l’integrazione delle culture immigrate nella sfera sessuale italiana.
Ciò che emerge con chiarezza è che l’Italia sessuale è un cantiere in piena attività: più libera e consapevole di 25 anni fa, soprattutto per le donne; più digitale e sperimentale; ma ancora segnata da contraddizioni profonde sul consenso e sugli stereotipi di genere. La vita — come sintetizza il Censis — vince su tutto. Anche, e forse soprattutto, sul tempo difficile che stiamo vivendo.

