Ponte sullo Stretto e rischio sismico: lo scienziato che mette in discussione il progetto di Salvini

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito pubblico. Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), lancia l’allarme sulla sicurezza sismica della colossale infrastruttura promossa dal ministro Matteo Salvini.


Un progetto imponente ma controverso

Il Ponte sullo Stretto, destinato a collegare la Sicilia alla Calabria, rappresenta una delle opere pubbliche più ambiziose e discusse della storia italiana. Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha recentemente annunciato che i lavori potrebbero iniziare già entro il 2025, con l’obiettivo di completare il ponte entro il 2032. Secondo Salvini, questa infrastruttura strategica non solo migliorerebbe i collegamenti, ma rappresenterebbe un simbolo del progresso italiano.

Tuttavia, il progetto non è esente da critiche. Tra le voci più autorevoli, quella di Carlo Doglioni ha suscitato scalpore. Lo scienziato, presidente dell’INGV, ha messo in discussione la sicurezza sismica del progetto, sollevando interrogativi sul coinvolgimento delle istituzioni scientifiche nella sua pianificazione.


Il nodo sicurezza: un rischio sottovalutato?

Doglioni ha dichiarato che l’INGV, ente preposto alla valutazione della pericolosità sismica in Italia, non è stato coinvolto nell’attuale fase di progettazione del ponte. “L’ultima analisi dell’INGV risale a vent’anni fa, ma da allora le conoscenze sono avanzate in modo significativo”, ha affermato.

Secondo Doglioni, il progetto non tiene conto del massimo pericolo sismico possibile, in una zona considerata tra le più instabili d’Europa. La faglia dello Stretto di Messina è nota per eventi catastrofici come il terremoto del 1908, che raggiunse una magnitudo di 7.1, causando decine di migliaia di vittime.

“Un’opera così costosa e complessa non può ignorare i numeri: il progetto attuale non considera adeguatamente i rischi di un sisma di magnitudo 7. Bisogna fare le cose per bene, altrimenti si rischiano danni incalcolabili”, ha sottolineato Doglioni.


Salvini: “Il ponte sarà il più sicuro al mondo”

Nonostante le critiche, Salvini ha ribadito il suo entusiasmo per il progetto, assicurando che tutte le normative antisismiche saranno rispettate. “Il ponte sullo Stretto sarà il più sicuro al mondo”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che verranno utilizzate tecnologie all’avanguardia per garantire la resistenza della struttura anche ai terremoti più intensi.

La società Stretto di Messina, incaricata del progetto, ha confermato che il ponte sarà progettato seguendo le più stringenti normative europee. Tuttavia, le dichiarazioni non sembrano placare le preoccupazioni degli esperti, che chiedono un maggiore coinvolgimento delle istituzioni scientifiche.


Una corsa contro il tempo (e contro i rischi)

Il cronoprogramma ambizioso annunciato da Salvini prevede l’avvio dei lavori entro il 2025 e la consegna del ponte nel 2032. Ma le dichiarazioni di Doglioni aprono nuovi scenari di confronto. Potrebbero essere necessarie ulteriori analisi geologiche, con il rischio di rallentare un progetto già costellato da lunghe battaglie politiche e burocratiche.

Secondo Doglioni, investire nella sicurezza sismica è fondamentale non solo per salvaguardare vite umane, ma anche per evitare disastri economici. Basti pensare che solo per i terremoti in Umbria e Marche del 2016 lo Stato italiano ha speso oltre 30 miliardi di euro in ricostruzione.


Il Ponte sullo Stretto di Messina è più di un’infrastruttura: è un simbolo di ambizioni politiche, progresso tecnologico e sfide ambientali. Ma senza un’adeguata valutazione dei rischi, potrebbe trasformarsi in un’opera vulnerabile. Le dichiarazioni di Carlo Doglioni non sono un ostacolo, ma un invito a progettare con responsabilità, per garantire che il ponte sia non solo un simbolo di unione, ma anche di sicurezza.