Gli Stati Uniti valutano un ampliamento dei controlli sui viaggiatori dei Paesi esenti da visto: tra le ipotesi, l’obbligo di fornire selfie, cronologia dei social e dati personali più estesi.
Le autorità statunitensi stanno valutando una revisione del sistema di ingresso per i viaggiatori provenienti dai Paesi che aderiscono al programma di esenzione dal visto, il cosiddetto Visa Waiver Program. Tra le novità più discusse: l’obbligo di inviare un selfie, di dichiarare i propri profili social e di condividere informazioni personali risalenti anche a dieci anni.
Un nuovo volto per l’ESTA
Il sistema ESTA (Electronic System for Travel Authorization) consente ai cittadini di oltre 40 Paesi, tra cui l’Italia, di entrare negli Stati Uniti per turismo o affari fino a 90 giorni senza dover richiedere un visto. Oggi la procedura è interamente digitale e si effettua online, ma potrebbe presto cambiare in modo radicale.
Secondo una proposta pubblicata sul registro federale americano dal Department of Homeland Security (DHS) e dalla Customs and Border Protection (CBP), il governo intende aggiornare il modulo ESTA con nuove sezioni dedicate alla verifica dell’identità digitale e alla tracciabilità online dei viaggiatori.
Tra le novità principali ci sarebbero:
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la richiesta di un selfie recente, da confrontare con la foto del passaporto e altre banche dati biometriche;
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la possibilità di dover dichiarare i propri account social utilizzati negli ultimi cinque anni;
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la raccolta di indirizzi email, numeri di telefono e contatti di lavoro risalenti fino a dieci anni;
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la menzione dei familiari più stretti e delle persone con cui si viaggia abitualmente.
Un pacchetto di misure che, secondo il governo, servirebbe a “rafforzare i controlli di sicurezza e prevenire rischi prima dell’ingresso nel territorio nazionale”.
Un controllo sempre più digitale
L’aspetto più discusso riguarda proprio l’analisi dei profili social dei viaggiatori. Le autorità americane spiegano che i dati non verrebbero utilizzati per scopi di sorveglianza generalizzata, ma solo per verifiche mirate legate a minacce di sicurezza nazionale o terrorismo.
Tuttavia, secondo gli osservatori, questa mossa rappresenta un passo ulteriore verso una sorveglianza preventiva estesa, in cui la frontiera non è più solo fisica ma anche digitale.
A partire dal 2019, la richiesta di fornire i nomi degli account social era facoltativa nel modulo ESTA. Oggi, la proposta mira a renderla obbligatoria, includendo piattaforme come Facebook, X (ex Twitter), Instagram, TikTok, LinkedIn e YouTube.
Secondo il DHS, “la presenza online di un individuo può offrire informazioni preziose sui suoi comportamenti, sulle sue connessioni e sulle sue intenzioni”, un concetto che però solleva ampi interrogativi su privacy, libertà di espressione e tutela dei dati personali.
Il ritorno della biometria: selfie obbligatori e app dedicata
Un’altra grande novità riguarda la parte tecnologica: l’applicazione mobile ESTA.
Il governo americano intende sostituire progressivamente il modulo online con un’app che consentirebbe di scattare direttamente il selfie necessario per la procedura di riconoscimento facciale. L’immagine sarebbe confrontata con i database biometrici già utilizzati nei controlli aeroportuali, riducendo i margini di frode e di furto d’identità.
La logica è la stessa adottata nei programmi di frontiera automatizzati come Global Entry e Smart Gates: velocizzare le pratiche, ma in cambio di un maggior livello di tracciamento.
Per i turisti, tuttavia, questo significa dover accettare un livello di condivisione dei dati personali senza precedenti, esteso anche alle informazioni digitali e biometriche.
Chi sarà interessato
Le modifiche riguarderebbero tutti i cittadini dei Paesi aderenti al Visa Waiver Program, tra cui:
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Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo;
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Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Giappone;
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Regno Unito e Irlanda;
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e altri partner considerati “a basso rischio”.
Ogni anno oltre 20 milioni di persone entrano negli Stati Uniti tramite ESTA.
Solo dall’Italia, nel 2024, sono stati più di 700.000 i viaggiatori che hanno utilizzato questo sistema.
Un eventuale cambiamento delle regole avrebbe dunque un impatto diretto su milioni di turisti, professionisti e studenti che si recano regolarmente negli Stati Uniti.
Le preoccupazioni: privacy e libertà sotto esame
Organizzazioni per i diritti civili come l’American Civil Liberties Union (ACLU) e associazioni europee per la tutela dei dati personali hanno già espresso forte preoccupazione.
Secondo queste voci, la nuova politica rischia di introdurre un “profiling digitale di massa”, in cui la valutazione di un viaggiatore potrebbe dipendere da contenuti o interazioni social, anche vecchie o fuori contesto.
C’è chi teme che i controlli possano portare a esclusioni arbitrarie o ritardi nell’autorizzazione, soprattutto per chi utilizza piattaforme dove il linguaggio o i riferimenti culturali possono essere mal interpretati dai sistemi automatici di analisi.
Inoltre, i dati raccolti non verrebbero cancellati subito: potrebbero restare nei server federali per anni, accessibili a più agenzie governative.
Impatto sul turismo e sulle relazioni internazionali
Le nuove regole arrivano in un momento delicato per il turismo internazionale. Dopo la ripresa post-pandemia, gli Stati Uniti hanno registrato un forte aumento dei flussi dall’Europa e dall’Asia, ma anche un calo di competitività rispetto a destinazioni considerate più semplici dal punto di vista burocratico.
Gli operatori turistici temono che l’introduzione di procedure più complesse e intrusive possa scoraggiare una parte dei viaggiatori, soprattutto quelli più giovani o sensibili ai temi della privacy digitale.
Anche sul piano politico, la misura potrebbe riaccendere il dibattito transatlantico sulla protezione dei dati e sulla reciprocità dei controlli.
L’Unione Europea, infatti, si prepara a introdurre il proprio sistema di pre-autorizzazione, l’ETIAS, che dovrebbe entrare in vigore nel 2026 e che prevede meccanismi simili di verifica automatica.
Ancora in fase di proposta
È importante sottolineare che, al momento, nessuna di queste modifiche è ancora in vigore.
La proposta è stata pubblicata per una fase di consultazione pubblica di 60 giorni, durante la quale cittadini, aziende e governi stranieri possono presentare osservazioni o richieste di chiarimento.
Solo dopo questa fase, il DHS potrà decidere se adottare definitivamente la nuova versione dell’ESTA o modificarla ulteriormente.
Secondo gli osservatori, la misura potrebbe entrare in vigore non prima della metà del 2026, e in modo graduale.
Una nuova era per i confini americani
L’eventuale approvazione di queste norme segnerebbe una svolta culturale e tecnologica nei rapporti tra Stati Uniti e viaggiatori stranieri.
La frontiera, sempre più digitale, diventerebbe un punto di controllo anche dell’identità virtuale, in cui il confine tra sicurezza e privacy rischia di farsi più sottile.
Per ora, chi viaggia verso gli USA può continuare a compilare l’ESTA con le modalità attuali. Ma il messaggio che arriva da Washington è chiaro: in futuro, la sicurezza passerà anche dal volto e dal profilo social di ogni viaggiatore.
