Trump ritira di nuovo gli Stati Uniti dall’UNESCO, rottura con la cooperazione culturale globale

La decisione dell’ex presidente americano segna un nuovo strappo con l’organizzazione delle Nazioni Unite e indebolisce la diplomazia multilaterale

Con una mossa che riporta indietro le lancette della diplomazia internazionale, Donald Trump ha annunciato il ritiro ufficiale degli Stati Uniti dall’UNESCO, l’agenzia dell’ONU che si occupa di educazione, scienza e cultura. Una decisione ideologica e controversa, che replica scelte già adottate nei suoi precedenti mandati, e che rischia di compromettere anni di collaborazione globale su patrimonio culturale, libertà d’informazione e sviluppo sostenibile.

Una rottura già vista: gli USA fuori dall’UNESCO per la terza volta

Il 22 luglio 2025, l’amministrazione Trump ha comunicato il ritiro degli Stati Uniti dall’UNESCO entro la fine del 2026. Le motivazioni ufficiali ricalcano toni già noti: l’organizzazione viene accusata di essere “ostile a Israele”, di “favorire ideologie woke” e di “non rappresentare gli interessi americani”. Il Dipartimento di Stato ha confermato la decisione, che segue l’impronta isolazionista dell’ex presidente.

Si tratta della terza uscita americana dalla principale agenzia culturale delle Nazioni Unite:

  • La prima avvenne nel 1984, durante l’amministrazione Reagan, per presunte inefficienze e orientamento anti-occidentale.

  • La seconda nel 2017, sempre sotto Trump, con accuse simili.

  • Il ritorno nel 2023, voluto da Joe Biden, era stato salutato come un segnale di riavvicinamento multilaterale, con il pagamento di oltre 600 milioni di dollari di arretrati.

Cos’è l’UNESCO e perché conta davvero

Fondata nel 1945, l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) ha sede a Parigi e opera in oltre 190 Paesi. La sua missione è chiara: promuovere la pace attraverso la cooperazione internazionale nei campi dell’istruzione, della scienza, della cultura e della comunicazione.

Le sue principali attività comprendono:

  • La tutela del patrimonio mondiale culturale e naturale, tramite la celebre lista dei siti riconosciuti “di eccezionale valore universale”.

  • Il sostegno all’educazione di base, all’alfabetizzazione e alla formazione degli insegnanti nei Paesi in via di sviluppo.

  • La promozione della scienza e della sostenibilità ambientale, con programmi come “Uomo e Biosfera” (MAB).

  • La difesa della libertà di stampa e dei diritti dei media.

  • L’educazione ai diritti umani e la memoria storica, con iniziative sull’Olocausto e sulla prevenzione dell’estremismo.

Attualmente, la Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO conta 1.248 siti in 170 Stati. L’Italia è il Paese con il maggior numero di siti iscritti: 61, tra cui le Dolomiti, Venezia e il Colosseo.

Le accuse di Trump: ideologia e geopolitica

Secondo Trump, l’UNESCO sarebbe diventata una “organizzazione politicizzata”, incapace di rispettare la “neutralità culturale” e “orientata contro gli interessi statunitensi e israeliani”. Tra le critiche:

  • Il riconoscimento della Palestina come Stato membro nel 2011.

  • Il sostegno a programmi su inclusione sociale, equità e diritti di genere, definiti dall’ex presidente come “ideologici e divisivi”.

  • La presunta “tolleranza verso narrative anti-occidentali” in sede di votazione su risoluzioni culturali.

Il ritiro viene presentato come “difesa dei contribuenti americani” e “restaurazione del buon senso”, ma appare in realtà come un segnale di disimpegno sistemico dalle dinamiche multilaterali.

Le reazioni internazionali: preoccupazione e delusione

La Direttrice Generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay, ha dichiarato che l’agenzia era preparata a uno scenario simile, ma ha espresso preoccupazione per l’impatto sui progetti in corso. Il ritiro degli Stati Uniti rischia infatti di:

  • indebolire finanziamenti cruciali per siti in pericolo;

  • rallentare programmi educativi globali;

  • ridurre la portata degli interventi per la libertà di espressione nei contesti critici.

Molti osservatori sottolineano che la scelta di Trump isola ancora una volta gli Stati Uniti dalla comunità internazionale e dal sistema multilaterale costruito nel dopoguerra. Il gesto è visto come parte di un più ampio ritiro dalle istituzioni globali, che comprende anche posizioni ambigue su NATO, OMS e Accordi di Parigi.

Le conseguenze: perdita di influenza e credibilità

Il ritiro dall’UNESCO comporta effetti concreti e simbolici:

  • Perdita di influenza decisionale su temi globali come educazione, scienza e cultura.

  • Marginalizzazione diplomatica rispetto ad alleati storici europei.

  • Impoverimento dei canali di cooperazione internazionale, soprattutto in contesti delicati come il Medio Oriente, l’Africa e l’Asia.

Inoltre, sul piano interno, la decisione lancia un messaggio di chiusura ideologica che rischia di alimentare tensioni identitarie e culturali.

Un colpo alla cooperazione internazionale

Il ritiro degli Stati Uniti dall’UNESCO rappresenta una ferita per il sistema di cooperazione globale costruito nel secondo dopoguerra. L’agenzia è molto più di un elenco di siti storici: è un organismo vitale per costruire la pace attraverso la conoscenza, l’inclusione e la memoria.

In un’epoca segnata da crisi globali – dal cambiamento climatico alle guerre culturali, dalla disinformazione alla perdita del patrimonio – privarsi di strumenti multilaterali come l’UNESCO significa ridurre la capacità di agire collettivamente.

Mentre altri Paesi riaffermano il proprio impegno in favore della cooperazione, la scelta americana appare come un passo indietro. E lascia il campo libero a nuovi attori globali, pronti a colmare il vuoto lasciato da Washington.