Le spedizioni sul massiccio himalayano colpite da due distinti incidenti in pochi giorni, tra le vittime anche un italiano
Un’ondata di maltempo e una serie di valanghe hanno colpito in questi giorni le montagne del Nepal, causando la morte di sette alpinisti e la scomparsa di due italiani impegnati in una spedizione separata. Le operazioni di soccorso sono ancora in corso ma rese estremamente difficili dalla neve e dalla scarsa visibilità.
La tragedia principale si è verificata sul Monte Yalung Ri, una vetta di 5.630 metri nella valle del Rolwāling, a ovest di Katmandu. Una valanga di grandi dimensioni ha travolto un gruppo di scalatori composto da stranieri e guide nepalesi, provocando sette vittime, tra cui un alpinista italiano. Secondo le autorità locali, l’incidente è avvenuto nel pomeriggio del 3 novembre, quando il gruppo stava rientrando al campo base. Le forti nevicate dei giorni precedenti avevano reso instabile il manto nevoso, aumentando il rischio di distacchi.
Le squadre di soccorso, supportate da elicotteri dell’esercito nepalese, sono riuscite a recuperare parte dei corpi, ma le condizioni meteorologiche restano proibitive. Le ricerche continuano anche per verificare la presenza di eventuali dispersi, mentre le autorità stanno lavorando all’identificazione ufficiale delle vittime.
Parallelamente, un secondo dramma si sta consumando a diverse centinaia di chilometri di distanza, sul massiccio del Panbari Himal, che supera i 6.800 metri di altitudine. Qui risultano dispersi due alpinisti italiani, Stefano Farronato e Alessandro Caputo, che avevano raggiunto il campo 1 insieme a una guida nepalese. L’ultimo contatto risale a diversi giorni fa, quando una fitta nevicata ha interrotto ogni comunicazione. Le autorità nepalesi e l’ambasciata italiana sono impegnate nel coordinamento delle operazioni di ricerca, ma il maltempo ha finora impedito l’uso degli elicotteri.
I due incidenti, seppur distinti, si sono verificati nello stesso periodo e hanno messo in luce la fragilità delle condizioni ambientali in alta quota in questa stagione. Gli esperti ricordano che l’autunno, tradizionalmente favorevole alle spedizioni, può diventare rapidamente pericoloso quando si verificano bruschi cambiamenti climatici o accumuli di neve recente.
Secondo i dati delle autorità nepalesi, solo nell’ultimo mese si sono registrati oltre venti incidenti minori legati a valanghe o scivolate in quota, segno che la stagione alpinistica autunnale 2025 si sta rivelando tra le più difficili degli ultimi anni. Gli operatori locali chiedono una maggiore regolamentazione delle spedizioni indipendenti e un miglior coordinamento dei soccorsi, soprattutto nelle aree meno frequentate dagli alpinisti stranieri.
Nel frattempo, l’Italia segue con apprensione gli sviluppi. Il Ministero degli Esteri ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime e ha confermato la piena collaborazione con le autorità nepalesi per facilitare le ricerche dei dispersi e il rimpatrio delle salme.
La montagna, ancora una volta, ricorda la sua potenza e la sua imprevedibilità: un richiamo al rispetto e alla prudenza, anche per gli alpinisti più esperti.
