Un bilancio provvisorio di vittime e dispersi mentre le autorità indonesiane intensificano le operazioni di soccorso
Il naufragio del traghetto KMP Tunu Pratama Jaya, avvenuto la notte del 2 luglio 2025 al largo di bali, ha provocato finora quattro vittime, trentuno superstiti e trenta dispersi tra i sessantacinque passeggeri e membri dell’equipaggio. Le operazioni di soccorso, rese difficili da mare agitato e forti correnti, stanno coinvolgendo elicotteri, subacquei e numerose imbarcazioni della Guardia costiera.
Dinamica del naufragio
La nave KMP Tunu Pratama Jaya era partita intorno alle 22:50 locali dal porto di Ketapang, in Giava Orientale, con destinazione Gilimanuk, sull’isola di bali. Circa mezz’ora dopo la partenza, intorno alle 23:20, l’imbarcazione ha cominciato a imbarcare acqua nel locale motori, subendo un’improvvisa avaria ai sistemi di propulsione. Il traghetto si è inclinato rapidamente, capovolgendosi in pochi istanti. L’allarme è scattato quando alcuni passeggeri hanno avvertito un forte strattone e visto le onde lambire il ponte di carico.
Le prime testimonianze dei superstiti raccontano di corridoi allagati e mancanza d’illuminazione nei momenti immediatamente successivi al guasto. Alcuni occupanti hanno cercato di raggiungere i ponti superiori attraverso le scale di emergenza ormai sommersi. Il tempo di reazione dell’equipaggio è stato limitato dall’oscurità e dal rapido deteriorarsi delle condizioni della nave.
Condizioni meteo e ostacoli alle ricerche
La serata in cui si è consumato il naufragio è stata caratterizzata da condizioni meteomarine avverse: onde di altezza stimata fino a 2,5 metri e venti intensi hanno reso impossibile mantenere la stabilità dei mezzi di soccorso in prossimità dell’area del sinistro. Le correnti strette del canale di Bali hanno ulteriormente aumentato il rischio di impigliamento delle reti o delle attrezzature subacquee.
Nonostante la copiosa pioggia e la quasi totale mancanza di visibilità notturna, gli equipaggi della Guardia costiera hanno continuato le operazioni di recupero, facendo leva su potenti fari montati sui battelli e supportati da un elicottero di pattugliamento navale. Le oscillazioni del mare hanno però rallentato ogni manovra di raccolta delle scialuppe di salvataggio e delle zattere autogonfiabili.
Bilancio delle vittime e dei sopravvissuti
Le autorità di Basarnas, l’Agenzia nazionale di ricerca e soccorso indonesiana, hanno confermato che quattro persone hanno perso la vita durante il naufragio. Finora trentuno occupanti sono stati tratti in salvo, molti dei quali in stato di ipotermia o privi di sensi a causa delle ore trascorse in acqua. Restano trenta i dispersi, nei confronti dei quali proseguono senza sosta le operazioni di ritrovamento.
I nomi delle vittime non sono stati ancora resi noti ufficialmente, mentre la lista passeggeri trasmessa da MetroTV non registra la presenza di stranieri tra i viaggiatori. Le autorità locali di Banyuwangi stanno supportando i familiari dei passeggeri con alloggi temporanei e assistenza psicologica.
Operazioni di soccorso e interventi
Sul luogo del disastro sono intervenuti, nelle prime ore del mattino, un elicottero della Marina e tredici subacquei specializzati, insieme a diverse motovedette veloci. Il coordinamento delle unità di superficie è avvenuto dal centro operativo di Gilimanuk, che ha mobilitato un totale di dieci imbarcazioni, comprensive di mezzi pesanti per il recupero dei mezzi affondati.
Le squadre subacquee stanno esaminando i fondali a profondità comprese tra i 15 e i 25 metri, in un’area dove la visibilità è ridotta da sedimenti sospesi. Parallelamente, drone acquatici telecomandati vengono impiegati per la ricognizione dei detriti e dei resti dell’imbarcazione, con l’obiettivo di individuare possibili sacche d’aria dove i dispersi potrebbero essersi rifugiati.
Dichiarazioni e reazioni delle autorità
Il presidente Prabowo Subianto ha definito l’incidente “una priorità nazionale” e ha disposto lo stanziamento di fondi aggiuntivi per l’acquisto di nuove attrezzature di salvataggio. Il ministro dei Trasporti ha annunciato un’immediata revisione delle procedure di sicurezza per le linee di traghetto che collegano Giava e Bali.
Il capo della polizia di Banyuwangi, Rama Samtama Putra, ha sottolineato come “l’azione tempestiva dei nostri equipaggi” abbia limitato il bilancio delle perdite, mentre il governatore di Bali si è impegnato a facilitare il rimpatrio dei corpi e il supporto alle famiglie colpite. Diversi sindacati marittimi hanno chiesto controlli più severi sui registri di bordo, spesso oggetto di discrepanze rispetto al numero effettivo dei passeggeri.
Contesto della sicurezza marittima in Indonesia
L’arcipelago indonesiano, con le sue oltre 17.000 isole, fa affidamento su un ampio sistema di collegamenti via mare. Tuttavia, sovente i traghetti circolano con carichi eccessivi, in violazione delle norme internazionali di sicurezza. Le principali criticità riguardano l’usura delle strutture, la manutenzione dei motori e la disponibilità di dispositivi di salvataggio adeguati.
Secondo i dati del ministero dei Trasporti, negli ultimi cinque anni si sono verificati in media due incidenti di naufragio al mese, con un tasso di mortalità che supera il 10 % degli occupanti. Organizzazioni non governative internazionali denunciano una mancanza di controlli sistematici, aggravata dall’alto turnover del personale marittimo e dalle lunghe rotte commerciali.
Impatto sul turismo e sulla logistica
La rotta Ketapang–Gilimanuk è una delle più trafficate da turisti in transito tra Giava e Bali, utilizzata sia da viaggiatori che trasportano mezzi privati, sia da camionisti. L’interruzione del servizio, per le operazioni di rilevazione subacquea e recupero dei relitti, rischia di creare disagi per giorni, con congestioni di veicoli nei porti di imbarco.
Le agenzie di viaggio locali hanno già segnalato cancellazioni di tour e prenotazioni in calo per le prossime settimane, mentre le associazioni di categoria dei trasportatori mettono in guardia sul possibile aumento dei tempi di consegna delle merci tra le due isole.
Confronto con incidenti precedenti
Non è la prima volta che un’imbarcazione passeggeri affonda nelle acque indonesiane: nel 2023 un traghetto simile si capovolse al largo di Sulawesi causando quindici vittime. In quel caso, un’inchiesta governativa accertò negligenze nella manutenzione dei motori e carenze nei dispositivi di salvataggio.
Gli esperti sostengono che l’unico modo per ridurre questi eventi sia investire in formazione del personale, implementare controlli a sorpresa e dotare tutte le navi di sistemi GPS di ultima generazione per la trasmissione continua dei dati di navigazione.
Prospettive investigative
Le autorità indonesiane hanno aperto un’inchiesta formale per stabilire le responsabilità tecniche e umane dell’incidente. Saranno analizzate le registrazioni di bordo, le manutenzioni effettuate negli ultimi sei mesi e i protocolli di emergenza attivati dall’equipaggio.
La Commissione nazionale per la sicurezza marittima ha annunciato il contributo di esperti internazionali e la raccolta di testimonianze dei superstiti. I risultati preliminari saranno resi noti entro la fine di luglio, mentre le famiglie delle vittime potranno partecipare alle udienze come parti lese.
