Il governo spagnolo minaccia contromisure “proporzionali” se l’Italia non ripristinerà la libera circolazione entro il 9 agosto. Intanto muore un migrante che tentava di raggiungere Ceuta con un parapendio: è la prima vittima registrata tra chi ha provato la via aerea verso l’exclave
Lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna sulla crisi migratoria di Ceuta entra in una fase più dura. Il governo di Pedro Sanchez ha posto a Roma un termine preciso, domenica 9 agosto, per revocare i controlli alle frontiere reintrodotti il primo agosto, avvertendo che in caso contrario adotterà “misure proporzionali” di risposta. Sullo sfondo, la tragedia continua a fare vittime: un giovane migrante di origini subsahariane è morto nel tentativo di raggiungere l’exclave spagnola in Marocco con un parapendio, precipitando in mare.
L’ultimatum di Madrid
In una nota ufficiale diffusa nella giornata di venerdì 7 agosto, l’esecutivo spagnolo ha chiesto formalmente all’Italia di revocare entro domenica 9 agosto i controlli alle frontiere reintrodotti il primo agosto scorso, all’indomani della crisi migratoria esplosa a Ceuta. Il governo di Madrid ha fatto sapere che, qualora Roma non dovesse fare marcia indietro, risponderà con misure di ritorsione “proporzionali”, senza però specificarne al momento la natura.
Il linguaggio usato dall’esecutivo spagnolo è particolarmente duro: la decisione italiana viene definita “ingiusta, contraria agli interessi dell’Unione europea e discriminatoria” nei confronti della popolazione spagnola. Secondo Madrid, la sospensione della libera circolazione sarebbe stata adottata “senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri”, non conformi né al Codice delle frontiere Schengen né, si legge nella nota, “alla verità”.
Si tratta della presa di posizione più netta finora espressa dal governo spagnolo da quando, il primo agosto, il ministero dell’Interno italiano ha disposto la sospensione temporanea del regime di libera circolazione previsto da Schengen nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, introducendo controlli mirati sui cittadini extracomunitari in arrivo dal Paese iberico.
La tragedia del parapendio: la prima vittima “aerea”
Mentre la tensione diplomatica si acuisce, la crisi umanitaria a Ceuta continua a produrre vittime. Nella mattinata di venerdì la Guardia Civil ha recuperato il corpo di un giovane migrante di origini subsahariane, morto mentre tentava di raggiungere l’exclave spagnola con un parapendio, decollato dall’area di Benzù, sulle alture che sovrastano la costa marocchina di fronte alla baia settentrionale di Ceuta.
Per cause ancora in corso di accertamento, il giovane avrebbe perso il controllo del velivolo, precipitando in mare poco prima dell’atterraggio. Il corpo era ormai privo di vita quando, intorno alle otto del mattino, è stato recuperato dai soccorritori. Si tratta del primo decesso registrato tra i migranti che negli ultimi giorni hanno tentato la via aerea per raggiungere l’exclave, un fenomeno nuovo e finora marginale rispetto ai tentativi via terra e via mare che hanno caratterizzato la crisi delle ultime settimane.
Il Congresso spagnolo chiama in causa il governo
La pressione politica interna sul governo Sanchez si fa intanto più intensa. Quattro ministri dell’esecutivo spagnolo compariranno in seduta straordinaria davanti alle rispettive commissioni parlamentari per riferire sulla gestione della crisi migratoria, dopo l’ingresso di oltre 72.000 migranti dal Marocco avvenuto il 30 luglio scorso.
La richiesta di audizione, avanzata anche dal Partito Popolare all’opposizione, è stata confermata dal governo “su richiesta dei ministri stessi”, come ha annunciato il ministro della Presidenza, Giustizia e Rapporti con le Cortes, Felix Bolanos, che sui social ha scritto: “Di fronte alle bufale, all’odio e alla xenofobia, fatti e trasparenza”.
Il calendario delle audizioni prevede le seguenti tappe:
| Data | Ministro | Dicastero |
|---|---|---|
| 25 agosto | Margarita Robles | Difesa |
| 27 agosto | Felix Bolanos | Presidenza, Giustizia e Rapporti con le Cortes |
| 28 agosto | Fernando Grande Marlaska | Interno |
| 28 agosto | José Manuel Albares | Esteri |
Nel frattempo, il premier Pedro Sanchez ha presieduto in videocollegamento dalla residenza estiva della Mareta, a Lanzarote, una riunione di coordinamento sulla situazione a Ceuta, con i ministri Robles, Grande Marlaska, la ministra dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni e portavoce del governo Elma Saiz, e la ministra della Gioventù e dell’Infanzia Sira Rego, quest’ultima attesa in giornata a Ceuta per incontrare le autorità locali e coordinare la gestione dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, stimati in oltre 1.200 dal governo dell’exclave.
Come è nata la crisi
Tutto è iniziato il 30 luglio, quando decine di migliaia di persone hanno attraversato in poche ore la frontiera tra il Marocco e Ceuta, l’exclave spagnola nel Nordafrica, in quella che è stata definita una delle crisi migratorie più gravi degli ultimi anni per l’Unione europea. Le immagini di migliaia di persone che correvano verso il confine hanno avuto un impatto immediato sulla politica europea, spingendo la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen a definire “inaccettabili” le scene arrivate dall’exclave.
La reazione del governo italiano non si è fatta attendere. Già la sera stessa, la premier Giorgia Meloni aveva scritto sui social che “le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”, annunciando di essersi confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il giorno seguente, il primo agosto, è arrivata la decisione formale: il Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, riunito al Viminale, ha disposto la sospensione temporanea del regime di libera circolazione con la Spagna, con controlli mirati e selettivi sui cittadini extra Ue in arrivo via nave e via aereo dal Paese iberico. La misura, valida per un mese, non riguarda i cittadini italiani e degli altri Paesi dell’Unione.
La difesa italiana: “Non è una misura contro la Spagna”
Il ministro Piantedosi ha più volte ribadito che il ripristino dei controlli non rappresenta un atto ostile verso Madrid, ma una scelta cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema europeo dei controlli in un momento di forte pressione migratoria. Intervenendo al Consiglio Affari Interni informale dell’Unione europea, il titolare del Viminale ha espresso la “sincera solidarietà” dell’Italia al governo spagnolo per quanto accaduto a Ceuta, sottolineando al contempo che il ripristino temporaneo delle verifiche alle frontiere interne è uno strumento previsto dal Codice Frontiere Schengen e già utilizzato centinaia di volte da numerosi Stati membri, compresa la stessa Spagna.
Piantedosi ha inoltre ricordato che una misura analoga è già in vigore da oltre un anno sulla frontiera con la Slovenia, e che non viene in alcun modo messa in discussione la libera circolazione dei cittadini europei. Il ministro ha anche colto l’occasione per rivendicare i risultati della politica migratoria del governo, sostenendo che gli sbarchi sarebbero calati dell’82% dall’insediamento dell’esecutivo Meloni, e ha indicato negli hub in Paesi terzi sicuri e nel Protocollo Italia-Albania un modello da sviluppare ulteriormente per contrastare il traffico di esseri umani.
Sul fronte pratico, a seguito di un confronto telefonico tra Piantedosi e l’omologo francese Laurent Nuñez, è stato condiviso anche un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra Italia e Francia, nell’ambito di accordi di collaborazione tra le forze di polizia dei due Paesi già in vigore.
La replica di Madrid: “Politica migratoria efficace, reazione asimmetrica”
Dal canto suo, il governo spagnolo ha respinto con fermezza le argomentazioni italiane. Il ministro dell’Interno Fernando Grande Marlaska ha replicato seccamente che “lo spazio Ue non è mai stato a rischio”. In una lettera inviata a Bruxelles, il premier Sanchez ha definito “piuttosto asimmetrica” la reazione europea alla crisi di Ceuta, sottolineando che “la maggior parte” dei governi ha mostrato sostegno e solidarietà alla Spagna, offrendo assistenza.
Sanchez ha inoltre rivendicato che il suo Paese ha perseguito una politica migratoria basata sulla solidarietà, che avrebbe consentito di ridurre drasticamente gli arrivi irregolari, trasformando la Spagna, pur essendo l’unico Stato membro con una frontiera terrestre con l’Africa, nella “seconda frontiera esterna più sicura dell’Ue”. Il premier ha anche ricordato che Madrid ha in passato aiutato altri partner europei, accogliendo migranti arrivati attraverso la rotta bielorussa nel 2021 e a Lampedusa nel 2023, e ha voluto rimarcare il costo umano della crisi: 84 persone morte a Ceuta, ha ricordato, “non dobbiamo dimenticarlo”.
Le ricadute pratiche: allarme dagli scali aeroportuali
Se sul piano diplomatico lo scontro resta acceso, sul terreno la misura italiana ha già sollevato preoccupazioni operative. Il sindacato di polizia Silp Cgil ha scritto al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per contestare la gestione dei controlli, avvertendo che il ripristino delle verifiche di frontiera nel mese di massimo picco del traffico passeggeri estivo, e in pieno periodo di congedi ordinari per il personale, rischia di paralizzare l’operatività degli scali aerei e marittimi nazionali, gravando pesantemente sugli agenti della polizia di Stato.
Le autorità italiane hanno comunque diffuso alcuni dati sui primi risultati dei controlli condotti lungo i valichi di Ventimiglia e Gorizia: tre arresti, 36 stranieri irregolari rintracciati, cinque riammissioni e oltre milleduecento persone identificate nelle ultime ore.
Un precedente non isolato in Europa
Va ricordato che il ricorso alla sospensione temporanea della libera circolazione interna non rappresenta una novità nel panorama europeo. Dal 2006 i controlli alle frontiere interne sono stati reintrodotti quasi 500 volte dai diversi Stati membri, spesso in risposta a crisi internazionali con potenziali ripercussioni sulla sicurezza. È accaduto durante la pandemia, tra il 2020 e il 2022, ma anche più di recente: tra il 2025 e il 2026 Slovenia e Polonia hanno ripristinato temporaneamente i controlli per pressioni migratorie e minacce ibride legate a Russia e Bielorussia, mentre dalla metà di giugno anche Austria e Italia hanno reintrodotto verifiche ai confini con alcuni Paesi dell’Europa centrale e balcanica.
Resta ora da capire se le prossime 48 ore porteranno a una soluzione diplomatica o se lo scontro tra Roma e Madrid, alla vigilia del termine posto dal governo spagnolo, sfocerà davvero in contromisure concrete da parte di Madrid, in un clima già segnato dalle tensioni umanitarie e dal bilancio crescente di vittime lungo le rotte migratorie verso Ceuta.


