Il governo Starmer verso una mossa storica se Israele non risponderà a tre condizioni chiave: cessate il fuoco, accesso umanitario e dialogo sui due Stati
Il Regno Unito si prepara a riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina entro settembre 2025, a meno che Israele non compia passi concreti verso una soluzione diplomatica del conflitto in corso nella Striscia di Gaza. Lo ha deciso il primo ministro Keir Starmer, che ha riunito il consiglio dei ministri in via straordinaria nel pieno della pausa estiva. La mossa potrebbe segnare un momento di svolta nei rapporti tra Europa, Israele e Autorità nazionale palestinese.
Una svolta nella politica estera britannica
Secondo fonti governative, Downing Street avrebbe definito una scadenza precisa: se entro settembre, prima dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Israele non avrà rispettato tre condizioni fondamentali, il Regno Unito riconoscerà unilateralmente lo Stato di Palestina.
Le tre condizioni poste da Londra sono:
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Cessate il fuoco immediato a Gaza;
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Accesso umanitario senza restrizioni per le agenzie dell’ONU;
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Impegno concreto verso la soluzione dei due Stati, incluso il ritiro da eventuali piani di annessione della Cisgiordania.
Il premier Starmer avrebbe sottolineato la necessità di “responsabilità internazionale” e avrebbe chiesto un posizionamento netto del Regno Unito nel quadro multilaterale. Il consiglio dei ministri straordinario, riunito il 29 luglio, ha discusso l’opzione con un consenso crescente all’interno del governo laburista.
L’iniziativa europea e la pressione della comunità internazionale
La posizione britannica arriva a pochi giorni dalla decisione della Francia, che ha già annunciato il riconoscimento formale dello Stato di Palestina entro settembre, diventando il primo membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a farlo nel 2025.
Anche l’Arabia Saudita e la Germania si sono dette favorevoli a una risoluzione ONU coordinata che riconosca lo status statale palestinese. Il Regno Unito, se confermerà la sua posizione, potrebbe unirsi a un fronte europeo unificato, assumendo un ruolo di mediazione tra Israele e il mondo arabo.
Il segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso “apprezzamento” per le iniziative europee, mentre gli Stati Uniti mantengono una linea più cauta, ribadendo la necessità di un processo negoziale diretto tra le parti.
Cresce la pressione sul governo Starmer
All’interno del Parlamento britannico, la questione del riconoscimento ha generato un acceso dibattito. Oltre 220 parlamentari, in larga parte della maggioranza laburista, hanno firmato una mozione che sollecita un riconoscimento immediato e senza condizioni.
Alcuni esponenti dell’opposizione, invece, accusano il governo di “strumentalizzare la diplomazia” e temono ripercussioni nei rapporti bilaterali con Israele e Stati Uniti. Tuttavia, il consenso politico per una mossa simbolica e concreta cresce anche nell’opinione pubblica, soprattutto alla luce delle immagini e dei numeri drammatici provenienti da Gaza.
L’emergenza umanitaria a Gaza
Il riconoscimento della Palestina arriva in un contesto di grave crisi umanitaria. Secondo stime delle Nazioni Unite, oltre 60.000 persone hanno perso la vita dall’inizio delle ostilità nella Striscia di Gaza. Migliaia sono i feriti, centinaia di migliaia i profughi, e l’accesso agli aiuti resta gravemente ostacolato.
Le principali agenzie umanitarie parlano di rischio carestia e di collasso sanitario totale. Le operazioni militari israeliane continuano, mentre Hamas, pur colpito duramente, mantiene un controllo parziale su alcuni settori del territorio.
Le implicazioni diplomatiche del riconoscimento
Un eventuale riconoscimento britannico dello Stato di Palestina avrebbe forti ripercussioni diplomatiche:
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Costituirebbe un precedente importante per altri Paesi occidentali che finora hanno evitato un riconoscimento formale;
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Modificherebbe la natura dei rapporti diplomatici tra Regno Unito e Autorità Palestinese, elevando la rappresentanza palestinese al rango di ambasciata;
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Potrebbe comportare tensioni con Israele, che considera ogni riconoscimento unilaterale come una violazione degli accordi di Oslo;
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Genererebbe frizioni con Washington, in un momento in cui l’amministrazione statunitense tenta di gestire l’equilibrio tra sostegno a Israele e tutela delle relazioni con il mondo arabo.
Dal punto di vista del diritto internazionale, il riconoscimento non cambia la situazione sul terreno, ma rafforza la legittimazione internazionale della causa palestinese, spingendo per un ritorno al tavolo negoziale.
La strategia di Starmer: tra diplomazia e responsabilità globale
Con questa scelta, il premier Starmer mira a restituire al Regno Unito un ruolo di leadership internazionale in ambito diplomatico. Dopo anni di incertezza post-Brexit, Londra punta a recuperare influenza nei forum multilaterali e nelle crisi internazionali più complesse.
In particolare, il governo britannico spera che una posizione decisa possa:
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Spingere Israele ad accettare una mediazione;
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Offrire ai palestinesi una prospettiva politica concreta, alternativa alla radicalizzazione;
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Aprire la strada a nuove trattative multilaterali sotto l’egida dell’ONU e dell’Unione Europea.
Secondo analisti diplomatici, tuttavia, l’efficacia di tale strategia dipenderà anche dalla capacità del Regno Unito di garantire coerenza e continuità nelle proprie posizioni future.
La questione dei due Stati: ritorno al centro del dibattito
Il riferimento alla soluzione dei due Stati come condizione chiave rappresenta un ritorno a un principio che negli ultimi anni era stato progressivamente abbandonato nei fatti. Le colonie israeliane in Cisgiordania, la divisione interna palestinese tra Hamas e Fatah, e l’assenza di un negoziato attivo avevano fatto deragliare questa ipotesi.
Oggi, sotto la spinta delle crisi umanitarie e della pressione pubblica internazionale, il concetto dei due Stati torna al centro del dibattito, anche se la sua realizzazione appare ancora lontana.
Verso settembre: una decisione attesa
Il mese di settembre 2025 si preannuncia come un momento cruciale: in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la diplomazia britannica potrebbe formalizzare il riconoscimento dello Stato di Palestina, unendosi a Francia e ad altri Paesi in un’iniziativa coordinata.
La decisione sarà influenzata dalle mosse di Israele, dalla situazione a Gaza e dagli equilibri politici interni a Westminster. Tuttavia, la direzione sembra ormai tracciata.
