Israele colpisce il palazzo presidenziale di Damasco nel quadro dello scontro per la protezione dei drusi

Il 16 luglio 2025 raid israeliani su Damasco colpiscono ministero della Difesa e aree vicine al Palazzo Presidenziale, mentre nel Sud la tensione tra drusi, forze governative e tribù beduine sfocia in centinaia di vittime.

Il 16 luglio 2025 l’esercito israeliano ha intensificato i suoi attacchi su Damasco, distruggendo parti del ministero della Difesa e l’area intorno al Palazzo Presidenziale, in risposta alle violenze contro la comunità drusa nel Sud della Siria.

Contesto operativo e motivazioni strategiche

Gli airstrike israeliani hanno colpito l’ingresso dello stato maggiore siriano e zone limitrofe al Palazzo Presidenziale: una mossa dichiarata come deterrente per proteggere i drusi, bersaglio di attacchi nella provincia di Sweida. I bombardamenti sono stati annunciati dopo che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva chiesto al regime siriano di “lasciare in pace i drusi” e aveva minacciato “colpi dolorosi” se le truppe non si fossero ritirate dalla zona.

Bilancio umano e danni materiali

  • Vittime: fonti siriane riportano almeno un morto e 18 feriti a Damasco.

  • La provincia di Sweida ha già subito tra 169 e 300 morti nelle violenze settarie tra drusi e beduini, con il coinvolgimento diretto delle forze armate siriane.

Evoluzione del conflitto nel Sud della Siria

Gli scontri tra drusi e tribù beduine, esplosi il 13 luglio, hanno innescato una nuova ondata di violenze. Le milizie druse hanno reagito al sequestro di un loro cittadino, scatenando rappresaglie da entrambe le parti. Il regime siriano ha inviato truppe a Sweida per sedare le rivolte, suscitando ulteriori tensioni e alimentando la percezione drusa di un’aggressione mirata.

Un nuovo cessate il fuoco è stato negoziato intorno al 16 luglio, ma resta fragile. La guida spirituale drusa Sheikh Hikmat al-Hijri ha definito la situazione “insostenibile” e ha sollecitato la protezione internazionale.

Dichiarazioni ufficiali e reazioni internazionali

  • Israel Katz ha avvertito che Israele continuerà a colpire finché il regime non si ritirerà da Sweida.

  • Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che le operazioni proseguiranno “finché le truppe siriane non si ritireranno”.

  • Stati Uniti e ONU hanno espresso forte preoccupazione, invitando tutte le parti alla calma e al dialogo.

  • Turchia, Unione Europea e paesi arabi hanno condannato l’azione, definendola una violazione della sovranità siriana e una minaccia alla stabilità regionale.

Implicazioni geopolitiche

  1. Cambio di strategia israeliana: l’attacco a Damasco indica una svolta offensiva diretta volta a difendere i drusi, una minoranza percepita come legata a Israele.

  2. Fragilità della Siria post-Assad: l’interim government guidato da Ahmed al‑Sharaa rischia una crisi di legittimazione, incapace di gestire le tensioni settarie.

  3. Escalation regionale: un inasprimento delle tensioni potrebbe coinvolgere indirettamente Iran, Hezbollah o attori sunniti, minando un’area già instabile come il Golan e il Sud siriano.

  4. Pressione internazionale: l’intensificarsi delle ostilità mette sotto pressione gli attori diplomatici mondiali e regionali per evitare una crisi più vasta.


Conclusione

L’attacco israeliano del 16 luglio alle strutture militari e all’area del Palazzo Presidenziale di Damasco segna una fase critica nell’intervento diretto a tutela dei drusi, nel contesto di scontri settari sanguinosi nel Sud. Mentre il rischio di una spirale militare cresce, la strada diplomatica appare come l’unica alternativa percorribile per evitare un conflitto regionale allargato.