Un media di opposizione parla di 12mila morti in pochi giorni. Domani prevista l’esecuzione di un manifestante di 26 anni
Le ultime notizie provenienti dall’Iran delineano un quadro di repressione senza precedenti: migliaia di vittime nelle proteste antigovernative, condanne a morte accelerate e una crescente allerta internazionale.
La stima choc sulle vittime
Secondo Iran International, emittente di opposizione con sede a Londra, almeno 12.000 persone sarebbero state uccise durante le proteste in Iran. La maggior parte dei decessi, riferisce il media, si sarebbe verificata nelle notti tra l’8 e il 9 gennaio, con un numero elevatissimo di giovani sotto i 30 anni tra le vittime.
La redazione parla di “più grande massacro della storia contemporanea dell’Iran”, spiegando che la stima deriva da un’analisi multilivello di dati medici e testimonianze interne, comprese fonti vicine al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. La diffusione delle cifre sarebbe stata ritardata fino alla verifica incrociata delle informazioni.
L’Onu: “Siamo inorriditi”
La reazione internazionale non si è fatta attendere. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha dichiarato di essere “inorridito” dalla repressione in atto.
In una nota ufficiale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha sottolineato che “l’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare”, definendo inaccettabile la pratica di classificare i manifestanti come terroristi per giustificare l’uso della violenza letale da parte delle forze di sicurezza.
Arresti di massa e uso di munizioni vere
Parallelamente alle uccisioni, le autorità iraniane avrebbero avviato una vasta campagna di arresti, accompagnata dall’uso di munizioni vere per disperdere i cortei. Secondo organizzazioni per i diritti umani, migliaia di persone sarebbero state fermate negli ultimi giorni, spesso senza informazioni ufficiali sui capi d’accusa o sulle procedure giudiziarie.
L’annuncio choc: esecuzione imminente
A rendere ancora più tesa la situazione è la notizia dell’imminente esecuzione di un manifestante di 26 anni, arrestato nei giorni scorsi. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hengaw, il giovane – fermato giovedì – sarebbe già stato condannato a morte, con l’esecuzione prevista per domani.
La famiglia, riferiscono gli attivisti, sarebbe stata informata solo informalmente, senza dettagli sul processo né sulle accuse. Osservatori indipendenti parlano di un procedimento giudiziario insolitamente rapido, interpretato come un segnale intimidatorio rivolto all’intero movimento di protesta.
Un’escalation che preoccupa la comunità internazionale
Le notizie delle ultime ore rafforzano l’immagine di un Paese attraversato da una crisi profonda, in cui la repressione interna e la mancanza di trasparenza stanno attirando una crescente condanna internazionale. Mentre le proteste proseguono nonostante la violenza, aumenta la pressione diplomatica su l’Iran, accusato di violazioni sistematiche dei diritti umani.

