La metropoli asiatica blocca le importazioni di pollame e prodotti avicoli da sei Paesi europei, dopo la diffusione di focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI). Le autorità italiane rafforzano la sorveglianza sanitaria negli allevamenti.
Hong Kong ha disposto la sospensione immediata dell’importazione di pollame e derivati — inclusi carne e uova — provenienti da sei Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia. La decisione è stata presa dal Centre for Food Safety (CFS), l’ente responsabile della sicurezza alimentare della città, a seguito delle notifiche di nuovi focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) trasmessi dall’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH).
Il provvedimento, che ha effetto immediato, riguarda anche Belgio, Germania, Paesi Bassi, Francia e Polonia, nazioni che negli ultimi mesi hanno segnalato un aumento significativo di casi di aviaria in allevamenti avicoli e tra gli uccelli selvatici.
L’allarme: l’Europa nella morsa dell’H5N1
L’influenza aviaria torna a far paura in Europa. Secondo i dati dell’European Food Safety Authority (EFSA), tra settembre e novembre 2025 sono stati registrati oltre 1.400 casi di HPAI A(H5) in uccelli selvatici in 26 Paesi europei. Una cifra che rappresenta quattro volte il numero di focolai rilevati nello stesso periodo del 2024.
Il virus più diffuso è la sottovariante A(H5N1), che da anni circola in modo endemico e che, negli ultimi mesi, ha mostrato una particolare capacità di adattamento alle specie acquatiche e migratorie. Le analisi genetiche condotte dai laboratori europei hanno identificato una nuova sottolinea del ceppo H5N1, in grado di diffondersi con rapidità e di mantenersi attiva più a lungo nell’ambiente.
L’aumento dei casi è stato favorito dal ritorno delle migrazioni autunnali degli uccelli, che spostandosi dalle aree settentrionali dell’Europa verso i Paesi più miti, come l’Italia, portano con sé il virus, spesso senza sviluppare sintomi.
Il provvedimento di Hong Kong
La decisione del governo di Hong Kong di sospendere le importazioni è di natura precauzionale.
Il Centre for Food Safety ha comunicato che la misura sarà mantenuta “fino a nuovo ordine”, in attesa che la situazione epidemiologica in Europa si stabilizzi e che le autorità veterinarie dei Paesi interessati forniscano garanzie sanitarie aggiornate.
Secondo quanto riferito dai media locali, il blocco riguarda sia la carne di pollame fresca e congelata, sia le uova da consumo e i prodotti a base di pollame non trattati termicamente. Restano invece esclusi i prodotti sottoposti a processi di cottura ad alte temperature, considerati a basso rischio.
Hong Kong importa ogni anno migliaia di tonnellate di carne di pollo e uova dall’estero, con una quota minoritaria proveniente dall’Unione Europea. Tuttavia, le autorità sanitarie hanno preferito adottare un approccio di massima cautela, considerata la densità abitativa della città e la vulnerabilità del sistema di distribuzione alimentare.
L’impatto sull’Italia
Per l’Italia, inserita tra i Paesi oggetto del provvedimento, le conseguenze economiche dirette saranno contenute, poiché il mercato di Hong Kong rappresenta una destinazione secondaria per le esportazioni avicole nazionali. Tuttavia, il blocco contribuisce ad accrescere la pressione su un settore che già affronta una nuova ondata di emergenze sanitarie.
Negli ultimi mesi, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Agricoltura hanno segnalato la presenza di focolai attivi di influenza aviaria H5N1 in diverse regioni italiane, tra cui Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Puglia. Sono state istituite zone di protezione e sorveglianza, con restrizioni agli spostamenti di animali vivi e controlli veterinari rafforzati negli allevamenti.
Il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria dell’Istituto Zooprofilattico di Padova ha inoltre confermato la necessità di intensificare i protocolli di biosicurezza, raccomandando agli allevatori di evitare il contatto tra pollame domestico e fauna selvatica, di proteggere i punti di abbeveraggio e di disinfettare regolarmente le attrezzature.
Le misure di prevenzione
In linea con le indicazioni dell’Unione Europea, le autorità sanitarie italiane e locali stanno applicando un piano di prevenzione che prevede:
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Sorveglianza attiva negli allevamenti e nelle aree umide frequentate da uccelli migratori.
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Campagne di informazione rivolte agli allevatori e ai veterinari.
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Divieto di fiere, mercati e mostre avicole nelle zone di restrizione.
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Obbligo di segnalazione immediata in caso di mortalità sospetta nel pollame.
Gli esperti ricordano che l’influenza aviaria, pur essendo una malattia virale che colpisce principalmente gli uccelli, non rappresenta un rischio per la salute pubblica attraverso il consumo di carne o uova ben cotte, poiché il virus non sopravvive alle alte temperature. Tuttavia, la sua diffusione può causare gravi perdite economiche e impatti sul benessere animale.
Le preoccupazioni globali
L’ondata di aviaria che sta colpendo l’Europa si inserisce in un quadro più ampio di espansione globale del virus H5N1. Negli ultimi anni, focolai sono stati segnalati in Asia, Africa e nelle Americhe, con episodi anche tra mammiferi marini e, in rarissimi casi, infezioni umane sporadiche.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) monitora la situazione e collabora con i centri di ricerca veterinaria per identificare eventuali mutazioni del virus che possano aumentare il rischio di trasmissione all’uomo. Ad oggi, tuttavia, non ci sono evidenze di una trasmissione sostenuta tra esseri umani.
Gli scienziati sottolineano che la chiave per contenere il virus resta la biosicurezza negli allevamenti, la vigilanza epidemiologica costante e la trasparenza nelle segnalazioni tra i Paesi colpiti.
La risposta dell’Unione Europea
La Commissione europea ha annunciato di aver intensificato il coordinamento con gli Stati membri per limitare la diffusione dell’infezione. In particolare, è stato potenziato il sistema di notifica rapido (ADNS) e rafforzata la cooperazione con le autorità veterinarie nazionali.
Parallelamente, Bruxelles sta valutando nuove linee guida per l’adozione di vaccinazioni mirate del pollame in aree ad alto rischio, una misura fino a oggi utilizzata solo in casi eccezionali, per evitare interferenze con le esportazioni internazionali.
Conclusioni
Il blocco imposto da Hong Kong rappresenta un segnale della fragilità del commercio alimentare internazionale di fronte alle emergenze sanitarie. Sebbene la misura non abbia un impatto economico immediato rilevante per l’Italia, essa richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare la sorveglianza veterinaria e la prevenzione biologica nel settore avicolo.
Mentre il virus H5N1 continua a circolare tra gli uccelli migratori, la collaborazione tra enti sanitari, istituti di ricerca e governi nazionali resta la chiave per evitare che l’attuale ondata si trasformi in una nuova crisi globale.
