Wall Street riparte dopo la frenata: rally dei futures, occhi su Cina e inflazione USA

I mercati americani rimbalzano dopo il sell-off di mercoledì. Bene anche l’Asia, ma i timori sul futuro dei rapporti con la Cina pesano ancora

I futures americani si tingono di verde, riportando ottimismo a Wall Street dopo una seduta negativa. Ma lo spettro di una rottura finanziaria tra USA e Cina, insieme ai dati macro attesi, mantiene alta l’attenzione degli investitori.

I mercati finanziari statunitensi hanno imboccato nuovamente la strada del rialzo, con i principali indici futures in netto recupero rispetto al sell-off registrato nella giornata precedente. Il Dow Jones sale di 270 punti, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq guadagnano rispettivamente 35 e 135 punti. Questo recupero arriva in un contesto ancora incerto, con lo sguardo degli operatori rivolto a una serie di fattori chiave che potrebbero influenzare l’andamento dei mercati nei prossimi giorni.

Il rimbalzo dopo la correzione

Dopo il brusco calo di mercoledì, attribuito a prese di profitto e preoccupazioni sui tassi di interesse, il rimbalzo odierno dei futures suggerisce che il mercato sta tentando di ristabilire un equilibrio. Il recupero è stato favorito anche da una maggiore stabilità nei rendimenti obbligazionari, con il Treasury decennale statunitense che ha ulteriormente raffreddato la sua corsa, contribuendo a calmare gli animi di chi temeva un ritorno aggressivo dell’inflazione.

Asia in scia positiva, ma la Cina preoccupa

La buona performance dei futures statunitensi ha avuto un impatto positivo anche sulle piazze asiatiche, che hanno proseguito il recupero iniziato in mattinata. Tuttavia, le prospettive per i mercati cinesi restano incerte. Secondo un’analisi interna a Goldman Sachs, in uno scenario estremo di “divorzio finanziario” tra Stati Uniti e Cina, i mercati cinesi potrebbero affrontare deflussi di capitale fino a 800 miliardi di dollari, una cifra che metterebbe sotto pressione l’intero sistema economico del Dragone.

Questa previsione si inserisce nel quadro di una tensione commerciale e finanziaria sempre più evidente tra le due maggiori economie del pianeta. Le recenti politiche protezionistiche, i dazi e la crescente spinta verso la de-dollarizzazione degli scambi in Asia contribuiscono a rendere ancora più fragile l’equilibrio globale.

TSMC brilla nei conti, ma i dazi minacciano il futuro

Tra le aziende protagoniste della giornata spicca TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), che ha riportato risultati superiori alle attese con una crescita dei ricavi del 60%. Un risultato che testimonia la forza del comparto tecnologico, trainato dalla domanda di chip avanzati per l’intelligenza artificiale e la nuova generazione di dispositivi mobili.

Nonostante ciò, le prospettive future dell’azienda restano incerte a causa delle nuove barriere tariffarie imposte dagli Stati Uniti sulle importazioni di semiconduttori da Asia e Cina. Il rischio di un aumento dei costi di produzione e di una contrazione delle esportazioni potrebbe impattare negativamente sulla performance futura di colossi come TSMC, esponendoli a una crescente volatilità.

Occhi puntati sulle richieste di sussidi

Nella giornata di oggi, gli investitori attendono con attenzione i dati sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti. Questi dati rappresentano un indicatore cruciale della salute del mercato del lavoro, e quindi della direzione futura della politica monetaria della Federal Reserve. Un aumento inaspettato delle richieste potrebbe alimentare le aspettative di una pausa nel ciclo di rialzo dei tassi.

Al contrario, numeri solidi sul fronte occupazionale potrebbero spingere la Fed a mantenere un atteggiamento più restrittivo, con ricadute immediate su borse, obbligazioni e valute.

Oro in ritracciamento dopo i massimi

Il prezzo dell’oro, che negli ultimi giorni ha toccato nuovi massimi storici, ha registrato un calo nelle ultime ore. Il movimento è stato innescato dalle dichiarazioni del presidente della Fed, Jerome Powell, che ha escluso qualsiasi intervento diretto sui mercati azionari, alimentando temporaneamente una corsa ai beni rifugio. Tuttavia, con l’attenuarsi della pressione sui rendimenti obbligazionari e un maggiore appetito per il rischio, l’oro ha cominciato a ritracciare dai suoi massimi.

Difficoltà per il dollaro, osservato speciale l’indice DXY

Sul fronte valutario, il dollaro americano continua a mostrare segnali di debolezza, con l’indice DXY (che misura il valore del dollaro contro un paniere di principali valute) vicino a scendere sotto la soglia chiave di 99 punti. Questo indebolimento riflette sia l’incertezza sulla politica monetaria, sia la rinnovata forza dell’euro e dello yen giapponese, sostenuti da dinamiche interne più stabili.

Una rottura al ribasso dell’indice potrebbe avere effetti significativi sui mercati globali, favorendo le esportazioni USA ma allo stesso tempo aumentando i rischi di inflazione importata.

Chiusura anticipata per le festività

Infine, vale la pena ricordare che venerdì i mercati americani resteranno chiusi per la festività del Venerdì Santo. Questo comporta una riduzione della liquidità nelle prossime 48 ore, il che potrebbe accentuare la volatilità in entrambe le direzioni.

Gli operatori si preparano quindi a una giornata di giovedì intensa, con volumi concentrati e reazioni immediate ai dati macro, prima della pausa di fine settimana.