Usa inviano controproposta sui dazi all’Ue

Washington propone un’intesa di principio sulla tariffa unica al 10%, mentre a Bruxelles cresce il pressing dei governi per mantenere le leve di difesa commerciale e si apre il fronte di nuove intese globali dopo l’accordo Usa-Cina.

Ieri la Commissione europea ha ricevuto da Washington un documento di poche pagine contenente la nuova controproposta sui dazi: un’intesa di principio per un’aliquota fissa del 10% su tutte le merci europee, accompagnata da un’offerta di acquisti aggiuntivi di Gnl e materie prime critiche. Nel frattempo, l’amministrazione statunitense ha raggiunto un accordo commerciale con la Cina, ampliando il quadro delle relazioni globali. Il termine del 9 luglio per evitare l’escalation tariffaria si avvicina, e i Ventisette sono divisi tra chi spinge per un accordo rapido e chi vuole mantenere ferma la possibilità di misure di ritorsione fino a 95 miliardi di euro.

Contesto e scadenza imminente

L’attuale tregua tariffaria tra Stati Uniti e Unione Europea, entrata in vigore a marzo, scadrà il prossimo 9 luglio. Oltre alle aliquote già applicate (50% su acciaio e alluminio, 25% su automobili e componenti), l’amministrazione statunitense aveva minacciato di estendere al 50% anche il dazio del 10% attualmente in vigore sui restanti prodotti Ue. Il rischio di una vera e propria guerra commerciale spinge ora i leader europei a trovare un’intesa a Bruxelles, dove si sta svolgendo il Consiglio Europeo di giugno.

I punti chiave dell’offerta statunitense

Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, il testo trasmesso alla Commissione europea contiene:

  • Aliquota unica del 10% su tutte le importazioni europee negli Stati Uniti;
  • Acquisti incrementali di gas naturale liquefatto (Gnl) e materie prime critiche, tra cui combustibile per il nucleare;
  • Accordo di principio su un’intesa provvisoria, senza dettagli settoriali o cronoprogramma vincolante;
  • Possibile estensione della scadenza del 9 luglio, a fronte di progressi sostanziali nei colloqui.

Pur trattandosi di un “documento di poche pagine”, la proposta mira a offrire un compromesso immediato per evitare misure più punitive e a creare un quadro negoziale che possa essere ampliato in un secondo momento.

Divisioni interne a Bruxelles

Tra i governi dei Ventisette emergono due filoni contrapposti:

  1. Linea favorevole a un accordo rapido, in particolare promossa da Germania e Paesi Bassi, dove si teme l’impatto sulle esportazioni dell’industria automobilistica e manifatturiera.
  2. Posizione più rigida, sposata da Francia e Italia, che insistono sulla necessità di mantenere leve di ritorsione sufficienti a tutelare il mercato unico e a disincentivare comportamenti unilaterali non conformi alle regole WTO.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito l’urgenza di un’intesa semplice per scongiurare l’incertezza, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto un approccio “giusto e bilanciato”, evitando compromessi che possano penalizzare l’industria dei servizi europea.

Le opzioni di ritorsione dell’Ue

Parallelamente all’esame del testo americano, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica su un elenco di contromisure del valore complessivo stimato fino a 95 miliardi di euro. Tra le misure allo studio:

  • Dazi aggiuntivi su prodotti chiave americani come beni agricoli, tessile e chimica;
  • Tassa digitale sulle entrate delle grandi piattaforme tecnologiche statunitensi;
  • Blocco o revisione degli investimenti esteri diretti in settori strategici.

Tutte le opzioni restano “sul tavolo”, secondo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha sottolineato la volontà di evitare un’escalation pur restando pronti a reagire in caso di rigetto delle proposte europee.

Impatti sui settori strategici

L’incertezza tariffaria pesa in particolare su:

  • Automotive: le case europee rischiano un aumento dei costi di export verso il mercato a stelle e strisce;
  • Acciaio e alluminio: pilastri dell’industria meccanica, già soggetti a dazi fino al 50%;
  • Agroalimentare: prodotti di nicchia e Dop potrebbero perdere competitività sui listini americani;
  • Tecnologie e servizi digitali: la minaccia di una tassa sull’advertising digitale agita i giganti tech e l’ecosistema delle startup.

Le imprese coinvolte hanno chiesto un rapido chiarimento, per programmare investimenti e ristrutturazioni produttive senza il timore di brusche inversioni di politica commerciale.

Nuove intese globali: l’accordo Usa-Cina

L’amministrazione statunitense ha raggiunto un accordo commerciale con la Cina, in attesa di commenti ufficiali da parte di Pechino. L’intesa, stipulata sotto l’egida dell’ex presidente Donald Trump, prevede:

  • Riduzione graduale di alcune barriere non tariffarie su prodotti agricoli e manifatturieri cinesi;
  • Impegni reciproci su acquisti di energia pulita e tecnologie verdi;
  • Meccanismi di risoluzione delle controversie basati su comitati misti bilaterali.

Al momento il governo cinese non ha rilasciato commenti ufficiali, mentre fonti di mercato segnalano che l’accordo potrebbe influenzare le trattative in corso con l’Unione Europea, aumentando la pressione su Bruxelles per trovare una soluzione rapida e coordinata a livello transatlantico.

Prossimi passi e orizzonti negoziali

Nei prossimi giorni la Commissione analizzerà il testo in stretta collaborazione con i governi nazionali. È prevista una riunione tecnica tra il vice presidente della Commissione e negoziatori statunitensi, al termine della quale potrebbe emergere un calendario per incontri bilaterali. Tra le ipotesi:

  • Un vertice trilaterale durante il G7 in programma la prossima settimana;
  • Una missione esplorativa di alti funzionari europei a Washington;
  • La convocazione di una sessione straordinaria del Consiglio per approvare il mandato negoziale definitivo.

L’obiettivo dichiarato resta un’intesa che possa risolvere la disputa in via definitiva e avviare un nuovo capitolo nei rapporti transatlantici, includendo possibili aperture per riformare l’Organizzazione mondiale del commercio.

Conclusione

Il documento inviato dagli Stati Uniti rappresenta un’occasione per trovare un compromesso immediato, ma il successo dipenderà dalla capacità dell’Unione Europea di gestire le divisioni interne e di mantenere credibile la minaccia di contromisure. Con il countdown verso il 9 luglio 2025 ormai iniziato e l’accordo Usa-Cina proiettato come nuovo riferimento, resta aperto il gioco diplomatico che plasmerà le relazioni commerciali fra le due sponde dell’Atlantico e oltre per i prossimi anni.