Futures azionari in rosso, valute in recupero e inflazione più bassa delle attese: la nuova mossa unilaterale di Trump agita i mercati globali
La minaccia di nuovi dazi unilaterali da parte di Donald Trump scuote i mercati finanziari globali, provocando un’ondata di vendite sui futures azionari, una discesa dei rendimenti dei Treasury statunitensi e un indebolimento significativo del dollaro.
Nelle ultime ore, Donald Trump ha riacceso il fronte commerciale, annunciando l’intenzione di inviare comunicazioni formali a oltre un centinaio di partner commerciali per ridefinire le condizioni tariffarie secondo parametri decisi unilateralmente dagli Stati Uniti. La dichiarazione ha avuto un impatto immediato sui mercati, con Dow Jones, Nasdaq e S&P 500 in calo nei contratti future, e le principali valute estere in rafforzamento contro il biglietto verde.
Trump annuncia lettere tariffarie: l’America detta le regole
In un’intervista rilasciata mercoledì sera, Trump ha dichiarato che entro due settimane gli Stati Uniti invieranno lettere a numerosi Paesi per comunicare nuove condizioni commerciali, sul modello di quanto già avvenuto con l’Unione Europea. “Non possiamo fare accordi con 150 nazioni, stiamo scegliendo le priorità”, ha dichiarato l’ex presidente, confermando nel contempo la soddisfazione per la rinnovata tregua commerciale con la Cina.
Il nuovo approccio, chiaramente unilaterale, ha riacceso i timori di una possibile escalation protezionistica, proprio mentre l’economia globale tenta di consolidare una ripresa ancora fragile. Le dichiarazioni di Trump sono arrivate a poche settimane dal primo dibattito presidenziale del 2025, rafforzando il legame tra politica interna e strategie economiche.
Il segnale dei mercati: dollaro in calo, rendimenti in ritirata
Il clima di incertezza ha spinto gli investitori verso asset considerati rifugio. Il dollaro ha perso terreno nei confronti di euro, sterlina, yen e franco svizzero, segnando la sua performance più debole da inizio maggio. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono scesi sotto la soglia del 4,4%, segnalando un aumento della domanda per titoli a lungo termine e una crescente avversione al rischio.
Anche i mercati azionari hanno reagito negativamente. I futures del Dow Jones Industrial Average sono scesi di oltre 200 punti, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno registrato ribassi tra lo 0,7% e l’1,1% prima dell’apertura di Wall Street.
Inflazione più bassa del previsto, ma lo spettro dei dazi incombe
A complicare il quadro macroeconomico, giovedì mattina sono stati diffusi i dati sull’inflazione all’ingrosso (PPI), che hanno mostrato un aumento limitato dei prezzi: +0,1% a maggio sia nella lettura generale che in quella depurata da alimentari, energia e commercio. Si tratta di un dato inferiore alle attese, che rafforza la narrativa di un’inflazione in fase di rallentamento.
Tuttavia, secondo diversi analisti, le prospettive potrebbero cambiare rapidamente se le minacce tariffarie si concretizzeranno. L’imposizione di nuovi dazi potrebbe infatti generare pressioni al rialzo sui prezzi, andando a compromettere gli sforzi della Federal Reserve per domare l’inflazione e riportarla verso l’obiettivo del 2%.
Il commercio globale sotto scacco: focus su Europa e Regno Unito
Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha affermato che la trattativa con l’Unione Europea è “più che spinosa” e potrebbe concludersi solo nella fase finale delle negoziazioni globali. Lutnick ha però annunciato che parte dell’accordo con il Regno Unito entrerà in vigore già nei prossimi giorni, delineando una strategia a più velocità per ridisegnare i rapporti commerciali internazionali.
Quali conseguenze per la politica monetaria?
Il nuovo quadro internazionale e la volatilità dei mercati mettono in discussione anche il percorso della Federal Reserve, che si trova tra l’incudine di un’inflazione fragile e il martello di potenziali aumenti di prezzo dovuti ai dazi. Gli investitori, per ora, scommettono su un atteggiamento prudente della banca centrale, con una probabilità in aumento di un taglio dei tassi entro fine anno, secondo i future sui Fed Funds.
Tuttavia, molto dipenderà dalla tempistica e dalla portata delle eventuali misure tariffarie. Una guerra commerciale aperta rischierebbe di spingere l’economia verso un rallentamento, proprio nel momento in cui i segnali di indebolimento del mercato del lavoro (con richieste di disoccupazione ferme a quota 248.000) iniziano a preoccupare.
