La società di Elon Musk ha fissato il prezzo a 135 dollari per azione e punta a una valutazione di 1.770 miliardi di dollari, più del doppio del record precedente detenuto da Saudi Aramco. Il roadshow è iniziato oggi, 4 giugno.
Con 75 miliardi di dollari da raccogliere in un’unica operazione, SpaceX sta per riscrivere la storia dei mercati finanziari. Il debutto al Nasdaq è atteso per il 12 giugno 2026 sotto il ticker SPCX, con un prezzo di collocamento fissato a 135 dollari per azione e una capitalizzazione obiettivo di 1.770 miliardi di dollari. Ventiquattro anni dopo la fondazione, la creatura di Elon Musk arriva in Borsa con un’IPO che supera di oltre il doppio il record storico di Saudi Aramco, porta in dote i ricavi in forte crescita di Starlink e una scommessa ad altissimo rischio sull’intelligenza artificiale integrata tramite la fusione con xAI.
Il più grande collocamento azionario della storia
Il 3 giugno 2026 SpaceX ha depositato presso la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti i termini definitivi della propria offerta pubblica iniziale: 555,6 milioni di azioni a un prezzo di 135 dollari ciascuna, per una raccolta di 75 miliardi di dollari. Se le banche collocatrici dovessero esercitare l’opzione greenshoe — consentendo la vendita di azioni aggiuntive fino al 15% in caso di domanda eccedente — il totale potrebbe raggiungere 85,7 miliardi di dollari.
Il confronto con il passato è impietoso per qualsiasi altro precedente: il primato storico apparteneva a Saudi Aramco, il colosso petrolifero saudita che nel 2019 aveva raccolto 29,4 miliardi di dollari al momento della quotazione. SpaceX punta a più del doppio di quella cifra in un’unica operazione — tanto che, secondo le stime di Goldman Sachs, l’IPO da sola supererebbe l’intera raccolta complessiva di tutte le quotazioni statunitensi dell’intero anno 2025.
Il roadshow istituzionale è ufficialmente partito oggi, 4 giugno, con le principali banche d’affari al lavoro per presentare il dossier agli investitori. Il calendario prevede la fissazione del prezzo definitivo attorno all’11 giugno e il primo giorno di negoziazione il 12 giugno 2026 sul Nasdaq, con un margine di slittamento di qualche giorno che le banche si sono riservate per gestire eventuali imprevisti di mercato.
Il sindacato bancario e la struttura dell’offerta
L’operazione è guidata da un consorzio di 23 banche d’investimento. Goldman Sachs si è aggiudicata il ruolo di lead left underwriter — la posizione più prestigiosa nell’architettura di una IPO — superando la sua principale rivale Morgan Stanley, che comunque partecipa attivamente al collocamento. Completano il nucleo principale Bank of America, Citigroup, JPMorgan e Barclays.
La struttura dell’offerta è definita come all-primary: l’intero capitale raccolto confluirà direttamente nelle casse di SpaceX, senza che gli azionisti esistenti vendano la propria quota. Questo dettaglio è rilevante: significa che i fondatori e gli investitori storici non stanno incassando sulla quotazione, bensì che la società ha bisogno di quel capitale fresco per finanziare i propri piani di espansione.
Una novità che ha attirato l’attenzione degli analisti riguarda la quota riservata al retail: il 30% dell’offerta è destinato agli investitori individuali, tre volte la consuetudine per le grandi capitalizzazioni. Una scelta interpretata come un tentativo deliberato di costruire una base azionaria ampia, fedele e identificata con la visione di Musk.
Con il debutto, solo circa il 5% del capitale totale di SpaceX sarà disponibile per la negoziazione pubblica. Il flottante ridotto mantiene la struttura di controllo fortemente concentrata nelle mani del fondatore.
Tre business, un solo titolo: la scommessa del mercato indivisibile
A differenza di quanto molti analisti avevano ipotizzato negli anni precedenti — uno spin-off separato di Starlink, la divisione più redditizia — SpaceX ha scelto di portare in Borsa l’intero gruppo come un’unica entità. Gli investitori che acquisteranno azioni SPCX diventeranno azionisti di tre segmenti distinti, con profili di rischio e rendimento radicalmente diversi.
Il primo è il segmento Space, che include i servizi di lancio con i razzi Falcon 9 e lo sviluppo del sistema Starship. È la divisione storica, quella che ha reso SpaceX famosa nel mondo e che ha rivoluzionato l’economia dei lanci riutilizzabili. Nel primo trimestre del 2026, tuttavia, questo segmento ha segnato una contrazione rispetto all’anno precedente, a causa di un numero inferiore di missioni completate.
Il secondo e più rilevante è il segmento Connectivity, identificato con Starlink, la costellazione di satelliti per la connettività a banda larga. Con 10,3 milioni di abbonati e oltre 9.600 satelliti in orbita terrestre bassa — la maggiore costellazione di satelliti attiva mai operata nella storia — Starlink ha generato nel 2025 ricavi per 11,4 miliardi di dollari, pari al 61% del totale del gruppo, con una crescita del 50% su base annua. Nel solo primo trimestre del 2026 ha contribuito con 3,26 miliardi di ricavi e 1,19 miliardi di utile operativo: è l’unico segmento che porta già oggi valore positivo ai conti.
Il terzo è il segmento AI, nato dalla fusione con xAI completata a febbraio 2026. Questa divisione include la piattaforma X (ex Twitter) e l’assistente Grok, i servizi di infrastruttura cloud e le attività di AI compute. I numeri sono, però, tutt’altro che rassicuranti: nel primo trimestre 2026 il segmento ha registrato perdite operative per 2,47 miliardi di dollari a fronte di ricavi di soli 818 milioni. La divisione AI ha assorbito una quota decisiva dei 10,1 miliardi di dollari di spese in conto capitale del trimestre.
I conti: crescita reale, perdite strutturali
Il deposito dell’S-1 ha segnato il momento in cui SpaceX ha reso pubblici per la prima volta nella propria storia i dati finanziari completi. Il quadro che emerge è quello di un’azienda in forte espansione ma strutturalmente in perdita a livello contabile.
Nel 2025 i ricavi totali sono stati pari a 18,7 miliardi di dollari, in crescita del 33% rispetto ai 14,1 miliardi del 2024. Sul fronte della redditività operativa corrente, la società ha riportato un EBITDA rettificato positivo per 6,6 miliardi nel 2025. Tuttavia, a livello di utile netto GAAP, il risultato è una perdita di 4,94 miliardi per l’intero 2025. Nel solo primo trimestre del 2026 la perdita netta ha sfiorato i 4,28 miliardi, quasi quanto l’intero esercizio precedente.
Il divario tra EBITDA positivo e perdita GAAP si spiega con costi non monetari elevati: compensazione in azioni ai dipendenti, ammortamento della costellazione Starlink e soprattutto il massiccio capex sull’infrastruttura AI. A questi si aggiunge un deficit accumulato di 41,3 miliardi di dollari.
I dati sul segmento AI rivelano l’entità dell’investimento: nel primo trimestre 2026 la divisione ha bruciato 7,72 miliardi di dollari in spese in conto capitale. A marzo 2026 lo stesso Musk aveva dichiarato pubblicamente che «xAI non era stata costruita bene la prima volta e viene quindi rifatta dalle fondamenta», una dichiarazione che ha sollevato più di qualche sopracciglio tra gli analisti nel bel mezzo di un roadshow da 75 miliardi.
| Voce | 2024 | 2025 | Q1 2026 |
|---|---|---|---|
| Ricavi totali | 14,1 mld $ | 18,7 mld $ | 4,69 mld $ |
| Ricavi Starlink | ~7,6 mld $ | 11,4 mld $ | 3,26 mld $ |
| EBITDA rettificato | n.d. | 6,6 mld $ | 1,13 mld $ |
| Perdita netta GAAP | −791 mln $ | −4,94 mld $ | −4,28 mld $ |
| Spese capex | ~10 mld $ | 20,7 mld $ | 10,1 mld $ |
Governance: il voto appartiene a Musk
Chi acquisterà azioni SPCX comprerà esposizione finanziaria all’azienda, non potere decisionale su di essa. La struttura prevede una doppia classe azionaria che attribuisce a Elon Musk il 42% del capitale ma l’85% dei diritti di voto. Gli azionisti pubblici non avranno alcuna capacità pratica di influenzare la composizione del consiglio di amministrazione, i compensi dei dirigenti, le decisioni strategiche o le transazioni con parti correlate.
Questa concentrazione del controllo non è solo una questione tecnica di governance societaria. È il principale fattore di rischio individuato dagli analisti: la dipendenza dalla figura di Musk — impegnato contemporaneamente in Tesla, X/xAI, Neuralink, The Boring Company e nella sfera politica statunitense — crea vulnerabilità legate ai conflitti di interesse, all’allocazione del suo tempo e alla volatilità reputazionale che circonda il personaggio.
Tra gli azionisti rilevanti figura anche Antonio Gracias, CEO di Valor Equity Partners e membro del consiglio, che controlla prima dell’IPO il 7,3% del capitale con 503,4 milioni di azioni di Classe A. Valor intrattiene relazioni commerciali estese con le sussidiarie di SpaceX, inclusi contratti di locazione di infrastrutture per xAI del valore superiore a 20 miliardi di dollari.
Musk primo trilionario? La matematica delle ricchezze estreme
Se l’IPO andasse in porto alla valutazione target di 1.770 miliardi di dollari, Elon Musk — con la sua quota del 42% — si troverebbe a detenere una partecipazione teoricamente valorizzata attorno ai 740-750 miliardi di dollari in soli asset SpaceX. Sommando il valore delle sue quote in Tesla, X, Neuralink e le altre attività, il patrimonio netto totale potrebbe superare la soglia simbolica del trilione di dollari, facendolo diventare il primo individuo nella storia ad attraversare quella soglia.
Forbes stimava prima del collocamento un patrimonio netto di Musk attorno agli 839 miliardi. La distanza dal traguardo è ridotta: dipende dall’andamento del titolo Tesla, dalla volatilità dei mercati e dal prezzo effettivo di apertura di SPCX.
La valutazione: pagare il futuro, non il presente
Con ricavi 2025 di 18,7 miliardi e una valutazione obiettivo di 1.770 miliardi, il multiplo implicito è di circa 95 volte i ricavi. Per una società in perdita netta. Si tratta di un livello che non ha quasi precedenti nemmeno tra le più aggressive quotazioni tech della storia recente.
Il mercato sta quindi scommettendo non sui fondamentali attuali, ma su tre scenari di crescita futura che dovrebbero convergere simultaneamente: la maturazione di Starlink come infrastruttura globale, la scalabilità del sistema Starship come piattaforma di lancio dominante e la monetizzazione massiccia dell’AI attraverso xAI. SpaceX stessa, nel prospetto S-1, ha quantificato il proprio total addressable market in 28,5 trilioni di dollari — una cifra che include connettività globale, comunicazioni satellitari, infrastruttura AI, logistica spaziale e colonizzazione futura.
I sostenitori dell’operazione puntano su BlackRock, che secondo le indiscrezioni starebbe valutando un investimento tra i 5 e i 10 miliardi di dollari, come segnale della fiducia degli istituzionali più grandi. Gli scettici notano invece che l’acquisizione di xAI ha trasformato una società aerospaziale redditizia — quella Starlink che nel 2025 generava 4,4 miliardi di utile operativo — in un veicolo di investimento nell’AI che brucia capitali a velocità impressionante.
Il contesto: l’anno delle mega-IPO tech
SpaceX non è sola in questo scenario. Il 2026 si sta configurando come l’anno delle grandi quotazioni tecnologiche rimaste in standby per anni. OpenAI starebbe preparando un deposito riservato per un’IPO prevista entro settembre, con una valutazione target superiore al trilione di dollari. Anthropic, la società che sviluppa il modello Claude, era in trattative per un round di finanziamento a una valutazione superiore ai 900 miliardi, con un’eventuale quotazione pubblica possibile già nell’ottobre 2026.
Il Nasdaq ha inoltre introdotto modifiche metodologiche che potrebbero accelerare l’ingresso delle nuove grandi quotazioni nell’indice: le regole di ingresso rapido consentono alle IPO di grande capitalizzazione di essere prese in considerazione per l’inclusione nell’indice dopo appena 15 giorni di negoziazione. Questo meccanismo innescherebbe automaticamente acquisti da parte dei fondi indicizzati che replicano il Nasdaq-100, creando una domanda aggiuntiva indipendente dalla valutazione.
I rischi che il prospetto non nasconde
Il prospetto S-1 di SpaceX elenca con inusuale franchezza una serie di rischi che gli investitori dovrebbero tenere presenti.
- Dipendenza da Musk: la struttura aziendale è costruita attorno alla sua figura. Un cambiamento nella sua disponibilità, nella sua reputazione o nei suoi conflitti di interesse con altre attività potrebbe avere effetti materiali.
- Perdite strutturali della divisione AI: xAI brucia capitali a ritmi che lo stesso Musk ha definito non ottimali. La redditività di questa divisione è un’ipotesi futura, non una realtà presente.
- Contrazione del segmento Space: i ricavi da lanci hanno segnato una flessione nel primo trimestre 2026, segnalando che la domanda di missioni commerciali non è infinita e che Starship non è ancora operativo su scala commerciale.
- Impegni contrattuali: SpaceX ha già 25,45 miliardi di dollari di impegni contrattuali in scadenza, il 95% dei quali entro il 2027.
- Governance concentrata: gli azionisti pubblici hanno diritti economici ma non potere decisionale. Non è partecipazione nella governance, è esposizione alle scelte di un singolo individuo.
- Flottante ridotto: con solo il 5% del capitale in circolazione, il titolo sarà esposto a oscillazioni di prezzo particolarmente accentuate nelle prime settimane di negoziazione.
Ventiquattro anni di storia verso la Borsa
SpaceX è stata fondata nel 2002 da Elon Musk con il dichiarato obiettivo di rendere l’umanità una specie multiplanetaria. In quel momento l’idea sembrava la fantasia di un uomo troppo ricco con troppo tempo libero. Ventiquattro anni dopo, la società ha effettivamente ridisegnato l’industria aerospaziale: il Falcon 9 è il razzo più affidabile e più utilizzato al mondo, la riutilizzabilità dei vettori è diventata lo standard del settore, e Starlink ha portato la connettività via satellite a 10 milioni di utenti distribuiti in ogni angolo del globo.
L’IPO del 12 giugno non è solo un’operazione finanziaria. È il momento in cui una delle imprese tecnologiche più ambiziose del ventunesimo secolo apre la propria struttura azionaria al pubblico — chiedendo al mercato di credere non solo in ciò che è già stato realizzato, ma in tutto ciò che rimane da fare: la commercializzazione di Starship, la monetizzazione dell’AI, e forse, un giorno, quella colonia su Marte che Musk continua a citare come orizzonte ultimo dell’intera impresa.
Il mercato risponderà tra una settimana. Il conto presentato è da 75 miliardi di dollari.

