Entrate fiscali in aumento e nuovo dibattito su salute e ambiente mentre prende forma la stagione delle “sin tax”
Da oggi fumare costa di più. Con l’entrata in vigore dei primi aumenti previsti dall’ultima manovra economica, il prezzo delle sigarette cresce fino a 30 centesimi a pacchetto, avviando un percorso di rincari progressivi che accompagnerà il mercato del tabacco fino al 2028. Una misura che rafforza le entrate dello Stato, ma che riaccende anche il confronto su salute pubblica, ambiente e tassazione dei cosiddetti beni nocivi.
Un aumento graduale che parte nel 2026
Il rincaro scattato oggi rappresenta il primo passo di una strategia fiscale pluriennale. La manovra ha infatti previsto un incremento progressivo delle accise sui tabacchi lavorati nel triennio 2026-2028, con effetti immediati sui prezzi al pubblico.
Per alcune marche tra le più diffuse, l’aumento arriva fino a 30 centesimi a pacchetto. Nel caso delle sigarette della linea Philip Morris, ad esempio, il prezzo delle Marlboro raggiunge quota 6,80 euro, una soglia simbolica che segna un nuovo record per il mercato italiano. Nei prossimi giorni, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aggiornerà i listini anche delle altre marche, uniformando gli effetti della manovra su tutto il comparto.
L’intervento non riguarda solo le sigarette tradizionali. Aumentano anche i prezzi di sigari e tabacco trinciato, mentre restano esclusi, almeno per ora, i prodotti a tabacco riscaldato, come le ricariche più note utilizzate nei dispositivi di nuova generazione. Una scelta che riflette l’evoluzione del mercato, sempre più orientato verso alternative considerate – almeno dal punto di vista fiscale – meno penalizzate.
Quanto incassa lo Stato: i numeri del gettito
Il tabacco continua a rappresentare una delle principali voci di entrata per l’Erario. Ogni anno il gettito complessivo legato a sigarette e affini supera i 15 miliardi di euro, una cifra che evidenzia il peso fiscale di un consumo riconosciuto come dannoso ma ancora ampiamente diffuso.
Con i nuovi aumenti, solo nel 2026 le casse pubbliche incasseranno circa 900 milioni di euro in più. Nel complesso, secondo le stime ufficiali, il maggior gettito atteso nel triennio supera 1,4 miliardi di euro.
Di seguito una sintesi degli aumenti delle accise previsti dalla manovra:
| Anno | Accisa sigarette (€/1.000 sigarette) |
Accisa sigaretti (€/kg convenzionale) |
|---|---|---|
| 2025 | 29,50 | 37 |
| 2026 | 32,00 | 47 |
| 2027 | 35,50 | 49 |
| 2028 | 38,50 | 51 |
Secondo Assoutenti, l’impatto complessivo dell’aumento delle accise sarà significativo sia sul fronte dei prezzi sia su quello delle entrate pubbliche, con un effetto cumulativo crescente anno dopo anno.
Salute pubblica e costi sociali: il nodo irrisolto
Il tema del fumo non è solo fiscale. Le sigarette restano uno dei principali fattori di rischio per la salute, con costi sanitari elevatissimi a carico del sistema pubblico. Da anni, una parte del mondo medico e scientifico chiede interventi molto più incisivi, arrivando a ipotizzare aumenti ben più consistenti.
Alcune associazioni di oncologi, ad esempio, sostengono da tempo la necessità di un rincaro fino a 5 euro a pacchetto, una misura radicale che avrebbe l’obiettivo di compensare il costo sociale delle cure legate alle patologie fumo-correlate e di scoraggiare drasticamente i consumi.
Secondo questa impostazione, l’aumento delle accise non dovrebbe essere visto solo come una leva di bilancio, ma come uno strumento di politica sanitaria, capace di ridurre l’incidenza di malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche nel medio-lungo periodo.
Ambiente e “tassa sui vizi”: il fronte dei medici ambientali
Il dibattito si allarga anche al tema ambientale. Le sigarette, oltre a nuocere alla salute, rappresentano una fonte rilevante di inquinamento, dai mozziconi dispersi nell’ambiente alle emissioni legate alla produzione e al consumo.
Su questo fronte intervengono i medici ambientali della SIMA, che chiedono un approccio più ampio e strutturato. Secondo il presidente Alessandro Miani, tassare solo le sigarette rischia di essere una misura parziale.
L’idea proposta è quella di una vera e propria “sin tax”, una tassa sui vizi che includa tutti i prodotti dannosi per la salute, come:
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superalcolici
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bevande zuccherate
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alimenti ad alto contenuto di zuccheri e grassi
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prodotti con elevato impatto ambientale
In diversi Paesi europei ed extraeuropei, questo tipo di tassazione ha già prodotto due effetti combinati: una riduzione dei consumi e un aumento delle entrate pubbliche, spesso destinate a finanziare la sanità e le politiche di prevenzione.
Lo scenario europeo e le prospettive future
Anche a livello comunitario, il tema è destinato a tornare centrale. In ambito europeo si discute da tempo di una possibile direttiva che imponga ai Paesi membri rincari più decisi e armonizzati sui prodotti del tabacco, riducendo le differenze di prezzo tra gli Stati e contrastando il fenomeno del turismo delle sigarette.
In questo contesto, l’Italia si muove lungo una linea graduale, cercando di bilanciare esigenze di bilancio, tutela della salute e tenuta del mercato legale. La scelta di escludere temporaneamente il tabacco riscaldato dagli aumenti più pesanti segnala anche la volontà di non penalizzare un segmento verso cui stanno convergendo le grandi multinazionali del settore.
Un equilibrio complesso tra fisco, salute e consumi
L’aumento delle sigarette entrato in vigore oggi non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase nuova. Da un lato, lo Stato punta a rafforzare il gettito fiscale; dall’altro, cresce la pressione affinché la leva delle accise venga utilizzata in modo più deciso per ridurre i danni sanitari e ambientali.
Il confronto resta aperto: quanto è giusto far pagare chi fuma? E fino a che punto la tassazione può diventare uno strumento efficace di prevenzione, senza trasformarsi in un semplice aumento del costo della vita per milioni di cittadini?
