Il pioniere dei robot domestici entra in Chapter 11 e si prepara a un nuovo inizio con Picea Robotics. La fine di un’era per la robotica americana e l’alba di un nuovo equilibrio globale.
Dopo 35 anni di innovazione e milioni di dispositivi venduti nel mondo, iRobot — la società che ha inventato il celebre robot aspirapolvere Roomba — ha presentato istanza di bancarotta negli Stati Uniti. Il marchio simbolo della robotica domestica resterà attivo, ma passerà sotto il controllo del gruppo cinese Picea Robotics, suo principale partner industriale.
L’azienda che ha inventato un mercato
Fondata nel 1990 da un gruppo di ingegneri del MIT, iRobot ha trasformato un’intuizione sperimentale in un prodotto di massa. Con l’arrivo di Roomba nel 2002, il concetto di “robot domestico” è diventato realtà quotidiana: un piccolo dispositivo in grado di pulire da solo, muoversi tra mobili e cavi, tornare alla base per ricaricarsi.
Negli anni successivi, iRobot ha conquistato milioni di case nel mondo, imponendosi come sinonimo stesso di robot aspirapolvere. Ma la crescita non è bastata a contrastare le nuove sfide di un mercato diventato estremamente competitivo e globalizzato.
Chapter 11: un salvataggio, non una chiusura
Il 15 dicembre 2025 l’azienda con sede a Bedford, Massachusetts, ha presentato istanza di Chapter 11, la procedura fallimentare statunitense che consente di ristrutturare i debiti mantenendo le attività operative.
L’obiettivo dichiarato è di completare il processo entro febbraio 2026, con il supporto del tribunale del Delaware. Durante questa fase, iRobot continuerà a produrre, vendere e assistere i propri prodotti, mentre si prepara a una profonda riorganizzazione interna e al passaggio di proprietà.
Secondo quanto emerso, Picea Robotics, partner cinese specializzato nella produzione di componenti e assemblaggi per la robotica, acquisirà il controllo dell’azienda americana, azzerandone parte del debito e garantendo la continuità del marchio.
Perché iRobot è arrivata alla bancarotta
Dietro la decisione di “gettare la spugna” si nasconde una crisi strutturale maturata nel tempo. Le cause principali sono tre:
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Concorrenza cinese: marchi come Ecovacs, Roborock e Dreame hanno conquistato il mercato globale con modelli tecnologicamente avanzati, a prezzi più competitivi.
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Costi di produzione crescenti: l’aumento dei prezzi delle componenti elettroniche e dei trasporti ha compresso i margini di profitto.
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Il fallimento dell’acquisizione da parte di Amazon: la proposta da 1,4 miliardi di dollari, annunciata nel 2022, avrebbe potuto dare stabilità finanziaria a iRobot. Ma l’operazione è stata bloccata dalle autorità antitrust europee e statunitensi, privando la società di un alleato strategico.
Il risultato è stato un progressivo declino dei ricavi e un indebitamento crescente, in un contesto in cui i consumatori si orientano verso prodotti più economici e con funzioni simili.
Il passaggio a Picea Robotics: tra continuità e interrogativi
L’acquisizione da parte di Picea Robotics segna un momento storico: per la prima volta, un marchio iconico della robotica americana passerà sotto controllo cinese.
L’intesa prevede che Picea assuma la totalità delle attività operative di iRobot, mantenendo in vita il marchio Roomba e garantendo la continuità dei servizi. Non ci saranno interruzioni per i clienti: app, aggiornamenti software e assistenza post-vendita continueranno a funzionare regolarmente.
Tuttavia, il cambio di proprietà solleva nuovi interrogativi su temi sensibili come la gestione dei dati, la privacy domestica e la sicurezza delle informazioni raccolte dai dispositivi intelligenti. I moderni Roomba, infatti, sono in grado di mappare gli ambienti domestici, identificare oggetti e trasmettere dati di utilizzo al cloud.
La futura gestione di queste informazioni sarà cruciale per mantenere la fiducia dei consumatori occidentali.
La parabola di un pioniere
Negli anni Duemila iRobot era sinonimo di futuro. I primi modelli Roomba rappresentavano l’idea tangibile di una casa automatizzata, capace di liberare tempo e ridurre la fatica. La società aveva persino collaborato con la NASA e sviluppato robot militari per il Pentagono.
Ma il vantaggio tecnologico si è eroso con l’arrivo di nuovi attori globali, capaci di unire ingegneria, produzione a basso costo e strategie di marketing aggressive. Mentre iRobot puntava sulla fascia premium, il mercato è diventato di massa, e la distinzione qualitativa si è assottigliata.
La mancata evoluzione del modello di business — ancora fortemente legato all’hardware — ha reso difficile affrontare la nuova ondata di competizione, in un settore dove software, intelligenza artificiale e interoperabilità con le piattaforme smart home (Google, Amazon, Apple) sono ormai determinanti.
Le conseguenze per il mercato e per i consumatori
L’uscita di scena di iRobot come entità indipendente ridisegna gli equilibri globali del mercato della robotica domestica.
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Il controllo cinese su una quota crescente di produzione e proprietà dei marchi si consolida ulteriormente.
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Gli Stati Uniti perdono un altro simbolo della propria capacità di innovazione nel consumer tech.
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I consumatori, nel breve periodo, non dovrebbero subire impatti diretti, ma nel medio termine potrebbero cambiare strategie di prezzo e aggiornamento software.
Per Picea Robotics, l’operazione rappresenta una conquista strategica: entrare direttamente nei mercati occidentali con un brand consolidato, sfruttando la rete commerciale e la reputazione costruita in decenni da iRobot.
Una storia che si chiude, ma non finisce
Nonostante la bancarotta, Roomba continuerà a essere presente nelle case di milioni di persone. Il marchio potrebbe rinascere sotto una nuova veste, con produzioni integrate e una politica di prezzo più competitiva.
Resta da capire se il nuovo corso riuscirà a preservare l’eredità di innovazione e affidabilità costruita in trent’anni di storia americana.
La vicenda di iRobot racconta una transizione più ampia: il passaggio da un’industria pionieristica e localizzata a un ecosistema globale, dove il confine tra progettazione e produzione si dissolve e il potere industriale si sposta verso chi controlla catene di fornitura, dati e capacità di scala.
Il futuro della robotica domestica
Il fallimento di iRobot potrebbe aprire una nuova fase di consolidamento nel settore dei dispositivi smart home.
I grandi marchi tecnologici — da Samsung a Xiaomi — stanno già integrando robot aspirapolvere nei propri ecosistemi connessi, mentre le startup più innovative si concentrano su robot multifunzione, in grado di pulire, monitorare e interagire con gli ambienti.
Il futuro dei robot domestici non sarà definito da un solo dispositivo, ma da reti intelligenti capaci di collaborare tra loro. In questo scenario, il nome Roomba potrebbe sopravvivere come simbolo di un’epoca e aprire la strada a una nuova generazione di assistenti automatizzati.
Conclusione
La bancarotta di iRobot è molto più di una crisi aziendale: è un punto di svolta nella storia della robotica di consumo. Con l’acquisizione da parte di Picea Robotics, il marchio Roomba entra in una nuova fase, in cui dovrà dimostrare di saper unire tradizione tecnologica occidentale e capacità produttiva orientale.
L’esito finale non dipenderà solo dai conti, ma dalla capacità di riconquistare la fiducia di un pubblico che in Roomba ha visto — per vent’anni — il volto amichevole della tecnologia domestica.

