Documentazione incompleta, dubbi ambientali e tecnici: il progetto torna sotto esame. Palazzo Chigi ha 20 giorni per rispondere
La Corte dei conti ha sollevato una serie di rilievi critici sulla delibera Cipess n. 41/2025 che riguarda il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, interrompendo di fatto il processo di registrazione dell’atto. Il governo dovrà fornire chiarimenti e integrazioni entro 20 giorni, pena il possibile ritiro della delibera.
Un freno tecnico all’iter del Ponte
La delibera approvata dal Cipess lo scorso 6 agosto 2025 è finita sotto la lente della Corte dei conti, che ha trasmesso a Palazzo Chigi un documento articolato in sei pagine con richieste di chiarimenti e integrazioni. Secondo i giudici contabili, si tratterebbe di un provvedimento «di rilevante efficacia costitutiva», ma carente sotto molti profili formali e sostanziali.
Il giudizio della Corte mette in discussione sia la qualità della documentazione presentata, sia la completezza dell’istruttoria tecnica e delle motivazioni, elementi essenziali per un’opera di tale portata. L’effetto immediato è il blocco dell’iter: la registrazione della delibera è sospesa, e il progetto si ferma in attesa delle integrazioni richieste.
I punti critici evidenziati
Mancanza di motivazione e istruttoria incompleta
Il primo rilievo riguarda l’insufficiente motivazione dell’atto: secondo la Corte, manca una valutazione puntuale degli esiti istruttori, con la delibera che appare più come una ricognizione di atti che una decisione pienamente consapevole. Non è chiaro, in particolare, come siano state considerate le alternative progettuali o i rischi ambientali ed economici.
Modalità procedurali e trasmissione dei documenti
Per la Corte, alcuni documenti sono stati trasmessi in modo non conforme, tramite link a siti istituzionali, senza garanzia di integrità formale. Inoltre, si contesta la scelta di subordinare l’efficacia della delibera alla registrazione di un decreto interministeriale già adottato il 1° agosto ma trasmesso solo l’11 settembre.
Rilevanza militare e compatibilità ambientale
Uno dei passaggi più delicati riguarda la delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, che ha dichiarato il Ponte infrastruttura di interesse militare, rientrando quindi tra le spese Nato. Questo passaggio – collegato alla relazione Iropi (Imperative Reasons of Overriding Public Interest) – è ritenuto dalla Corte soggetto a controllo di legittimità.
Inoltre, vengono sollevati dubbi sulla compatibilità del progetto con la Direttiva 92/43/CEE e le Linee Guida Vinca, in riferimento all’impatto ambientale. Bruxelles ha già chiesto chiarimenti in merito e la Corte invita il governo ad aggiornare la documentazione alla luce di questa interlocuzione con l’Unione Europea.
Pareri tecnici assenti o parziali
Non risulta presente il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, né è documentata l’ottemperanza a tutte le prescrizioni della delibera Cipe n. 66/2003. Inoltre, la Corte rileva la mancata acquisizione preventiva del parere del Nars, il Nucleo di consulenza sulla regolazione dei servizi pubblici.
Le criticità economiche
Disallineamento dei costi
La Corte segnala un disallineamento tra l’importo indicato dal Cipess (10,51 miliardi) e quello asseverato dalla società KPMG (10,48 miliardi), e chiede chiarimenti sugli incrementi di spesa. In particolare:
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I costi per la sicurezza sono passati da 97 milioni (progetto preliminare) a oltre 206 milioni.
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Le opere compensative sono lievitate a 267 milioni.
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Non risulta chiaro come siano stati calcolati tali aumenti.
Valutazione del traffico e affidamento consulenze
Nel mirino anche le stime di traffico alla base del piano economico-finanziario. La Corte chiede di chiarire i criteri con cui è stata selezionata la società TPlan Consulting, incaricata dello studio, e di giustificare i dati utilizzati nel modello tariffario e di sostenibilità finanziaria.
Il nodo dell’Autorità dei trasporti
Particolarmente rilevante è il passaggio sulla esclusione dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) dalla procedura, considerata ingiustificata. Il progetto impatta infatti su concessioni, accesso alle infrastrutture, tariffe e condizioni di utilizzo: ambiti nei quali l’Authority dovrebbe avere un ruolo attivo, ai sensi dell’articolo 37 del decreto istitutivo.
Le reazioni politiche
Il governo, tramite il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, ha minimizzato la portata dei rilievi, parlando di una normale interlocuzione tra istituzioni e assicurando che “tutti i chiarimenti saranno forniti nei tempi previsti”. Anche il Ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, ha ribadito che “il Ponte sullo Stretto non è in discussione”.
Tuttavia, l’opposizione ha colto l’occasione per rilanciare le proprie critiche. Per Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), i rilievi dimostrano che la progettazione del Ponte è “deficitaria e carente”, sia sotto il profilo ambientale che economico. Il Partito Democratico ha annunciato interrogazioni parlamentari per ottenere maggiore trasparenza sul progetto.
Cosa succede adesso
Il governo ha 20 giorni di tempo per fornire alla Corte dei conti la documentazione integrativa richiesta. Se le risposte saranno giudicate sufficienti, la registrazione della delibera potrà proseguire. In caso contrario, la Corte potrà decidere “allo stato degli atti”, con la possibilità di chiedere il ritiro in autotutela della delibera Cipess.
Questo passaggio non equivale a un blocco definitivo del progetto, ma rappresenta una sospensione procedurale rilevante, con potenziali ricadute su tempi, costi e credibilità istituzionale dell’intervento.
