Nvidia alla prova del fuoco: stasera la trimestrale più attesa di Wall Street vale 6mila miliardi

Il colosso dei chip per l’intelligenza artificiale pubblica i conti del primo trimestre fiscale 2027 dopo la chiusura dei mercati americani. Le aspettative sono stellari: ricavi attesi a 79 miliardi di dollari, utile per azione in crescita del 120% anno su anno. Ma battere le stime potrebbe non bastare.

Stasera, dopo le 22, l’Italia si collegherà con Wall Street per seguire l’evento finanziario più atteso del 2026: Nvidia pubblica i risultati del primo trimestre dell’anno fiscale 2027. Non è un appuntamento come gli altri. Con una capitalizzazione di mercato che supera i 5.400 miliardi di dollari, la società guidata da Jensen Huang è diventata il termometro globale dell’intelligenza artificiale, il titolo che da solo sposta gli indici e ridisegna i portafogli di milioni di investitori nel mondo. La domanda non è se Nvidia crescerà — questo è quasi scontato — ma di quanto, e soprattutto cosa dirà sul futuro prossimo dell’AI economy.

Un colosso da 5.400 miliardi: il peso di Nvidia sui mercati

Per capire le dimensioni del fenomeno, basta un numero: Nvidia rappresenta circa il 9% della capitalizzazione totale dell’S&P 500, il principale indice azionario americano, e ha contribuito da sola a circa il 20% del rendimento dell’intero indice dall’inizio del 2026. Una performance che non ha precedenti nella storia dei mercati finanziari moderni per una singola società tecnologica.

Il titolo NVDA vale oggi circa 221 dollari per azione, con un rialzo di quasi il 20% dall’inizio dell’anno e un guadagno del 57,7% rispetto a giugno 2025. In vent’anni, chi avesse investito mille dollari in Nvidia oggi avrebbe in tasca oltre un milione. Lo stesso investimento nell’S&P 500 avrebbe fruttato circa 9.400 dollari. La differenza è abissale.

Eppure, l’attesa di questa sera è tutt’altro che serena. Il mercato delle opzioni stima un movimento del titolo del ±10% in una sola seduta a seguito della pubblicazione dei dati — un segnale di aspettative estremamente polarizzate. Il paradosso di Nvidia è proprio questo: più batte le stime, più l’asticella si alza per il trimestre successivo.

I numeri attesi: quanto deve fare Nvidia per non deludere

Gli analisti di Wall Street convergono su stime molto precise per il trimestre concluso il 26 aprile 2026:

  • Ricavi totali: circa 79 miliardi di dollari, con un incremento del +79,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, quando il fatturato si attestava a 44,4 miliardi
  • Utile per azione (EPS non-GAAP): 1,77-1,78 dollari, più del doppio rispetto agli 0,81 dollari del Q1 FY2026 (+120% anno su anno)
  • Ricavi Data Center: almeno 73 miliardi di dollari (+87% anno su anno), la divisione che genera oltre il 90% del fatturato complessivo dell’azienda
  • Margine lordo: atteso intorno al 74,5%, in linea con la guidance aziendale

Goldman Sachs si spinge ancora più in là: la banca d’affari stima ricavi per 80,05 miliardi di dollari, circa 2 miliardi sopra il consenso di mercato, con un EPS di 1,86 dollari, superiore del 7% rispetto alle attese. Citi, da parte sua, proietta addirittura 80 miliardi di ricavi, spinta dalla produzione più rapida del previsto dei chip B300 di ultima generazione.

Un “semplice” beat, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente. Nvidia ha battuto le stime per otto trimestri consecutivi, e il mercato lo sa. Nelle ultime cinque trimestrali, il titolo è sceso in quattro occasioni nonostante i risultati superiori alle attese: il copione è ormai noto — si compra sull’attesa, si vende sulla notizia. L’ultimo dato di febbraio 2026 aveva visto ricavi a 68,1 miliardi (+73% anno su anno), ma il titolo aveva ceduto il 5,5% nelle sedute successive.

La vera partita: la guidance sul secondo trimestre

Il numero che conterà più di tutti gli altri stasera non sarà nei conti del primo trimestre, ma nelle previsioni per il secondo. Gli investitori istituzionali fissano la soglia della soddisfazione intorno ai 87-90 miliardi di dollari per il Q2 FY2027. Una guidance sotto gli 87 miliardi — anche in presenza di un Q1 eccellente — verrebbe letta come un segnale di decelerazione, e potrebbe penalizzare il titolo.

A sostenere l’ottimismo sulla crescita futura c’è un dato macroeconomico dirompente: le quattro grandi società che gestiscono i datacenter globali — Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta Platforms — hanno annunciato piani di investimento complessivi per il 2026 pari a circa 725 miliardi di dollari, in aumento del 77% rispetto ai 410 miliardi dell’anno precedente. La stragrande maggioranza di questa spesa è destinata all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, e Nvidia è il principale fornitore di chip per questi sistemi.

Lo stesso Jensen Huang, durante la conferenza GTC 2026 di marzo, aveva dichiarato di vedere un portafoglio ordini da 1.000 miliardi di dollari in chip Blackwell e Rubin attraverso il 2027 — il doppio rispetto alle stime precedenti. Un’indicazione che la domanda strutturale rimane robusta ben oltre i trimestri immediati.

Blackwell, Rubin e la prossima frontiera dei chip AI

Al centro dell’interesse degli analisti c’è la piattaforma Blackwell, la famiglia di chip di nuova generazione che Nvidia ha iniziato a consegnare su larga scala. Si tratta di GPU progettate appositamente per il training e l’inferenza di grandi modelli linguistici, con prestazioni che superano di molte volte quelle della precedente generazione H100.

Gli analisti si aspettano conferme sulla velocità di rampa produttiva di Blackwell, che determinerà i ricavi dei prossimi trimestri. Qualsiasi segnale di ritardo nella catena di fornitura — in particolare per le memorie HBM (High Bandwidth Memory), prodotte principalmente da SK Hynix e Samsung — potrebbe impattare negativamente sulla guidance.

Parallelamente, il mercato seguirà i primi aggiornamenti sulla piattaforma Rubin, la successiva generazione di architettura AI annunciata per il 2027, che integra GPU, CPU, memorie e interconnessioni in un sistema pensato interamente per i datacenter su scala planetaria. Il fatto che Nvidia non sia più solo produttrice di GPU ma stia costruendo un ecosistema integrato di infrastruttura AI è uno degli elementi che giustifica la sua valutazione astronomica.

Il nodo Cina: miliardi di ricavi a zero

C’è un capitolo che nessun analista può ignorare: la Cina. Le restrizioni all’export americane imposte dall’amministrazione Trump hanno di fatto eliminato la quota di mercato di Nvidia nel segmento AI cinese. La società ha accusato una perdita stimata in miliardi di dollari dal blocco dei chip H20, i processori appositamente progettati per il mercato cinese nel rispetto delle precedenti normative sull’export.

La guidance ufficiale di Nvidia per il Q1 FY2027 non includeva alcun ricavo da chip AI per il datacenter cinese. Stasera, i commenti del management sulla situazione geopolitica e sulle eventuali aperture — compresa la recente notizia di una possibile approvazione alla vendita di chip selezionati ad alcune aziende cinesi — saranno seguiti con estrema attenzione. Qualsiasi aggiornamento positivo su questo fronte potrebbe rappresentare un upside significativo per le stime future.

La corsa ai 6.000 miliardi: il premio in palio

Con una capitalizzazione attuale di 5.430 miliardi di dollari, Nvidia si trova a poco più dell’11% di distanza dalla soglia dei 6.000 miliardi, un traguardo che nessuna società al mondo ha mai raggiunto. Una reazione positiva post-trimestrale potrebbe portarla a sfiorare quel livello già nelle prossime sedute.

Su Polymarket, la principale piattaforma di mercati predittivi, il 54% degli scommettitori punta su un valore del titolo di almeno 240 dollari entro fine maggio — rispetto ai 221 dollari attuali. Il prezzo obiettivo medio a 12 mesi fissato dagli analisti è di 275 dollari, con punte a 380 dollari da parte dei più ottimisti. Il 91% dei 61 analisti che coprono il titolo mantiene una raccomandazione di acquisto.

Sul fronte opposto, va ricordato che Nvidia ha già attraversato periodi di forte volatilità nel 2026, con una correzione del 5,7% dai massimi storici raggiuti il 14 maggio — complice il rialzo dei rendimenti obbligazionari americani, con il Treasury a 30 anni al 5,19%, ai massimi dal 2008. Un contesto di tassi elevati pesa sulle valutazioni dei titoli growth come Nvidia, anche in presenza di fondamentali solidi.

Un’azienda che ha ridefinito il capitalismo tecnologico

In prospettiva storica, la parabola di Nvidia rimane uno dei fenomeni più straordinari della storia dei mercati finanziari. Nata nel 1993 come produttrice di schede grafiche per videogiochi, l’azienda ha saputo anticipare con un decennio di anticipo la rivoluzione del calcolo parallelo che avrebbe reso possibile l’intelligenza artificiale generativa.

Nell’anno fiscale 2026 — chiuso a gennaio — Nvidia ha registrato 215,9 miliardi di dollari di ricavi e 120,1 miliardi di utile netto: margini che poche società al mondo riescono a generare, a qualsiasi scala. Un margine lordo del 70% e un ritorno sul patrimonio netto del 107% fotografano un’azienda che trasforma ogni euro investito in rendimenti eccezionali.

La conference call con gli analisti è prevista per le 23:00 ora italiana (17:00 Eastern Time). I risultati veri e propri arriveranno intorno alle 22:20-22:30. Sarà una lunga serata per chi ha Nvidia in portafoglio — e, visti i numeri in gioco, anche per chi non ce l’ha.