La Banca d’Inghilterra taglia i tassi, mentre Trump attacca Powell:”È uno stupido”

Il costo del denaro scende al 4,25%: si chiude una fase di rialzi durata quasi tre anni

La Banca d’Inghilterra ha tagliato i tassi di interesse per la quarta volta in meno di un anno, segnando quella che molti analisti considerano la fine della politica monetaria restrittiva avviata nel 2021. Il nuovo tasso di riferimento scende così al 4,25%, in linea con le attese dei mercati, e rafforza l’idea che l’istituto guidato da Andrew Bailey punti ora a sostenere la crescita in un contesto di inflazione in rallentamento.

Un voto spaccato, ma una direzione chiara

Il taglio è stato approvato con una maggioranza risicata (5 voti a favore e 4 contrari), evidenziando le tensioni interne al Comitato di politica monetaria. Tuttavia, la decisione riflette una crescente consapevolezza del rallentamento economico in atto nel Regno Unito, accompagnato da un raffreddamento dell’inflazione ben al di sotto dei picchi del 2022.

Negli ultimi mesi, i principali indicatori macroeconomici hanno mostrato segnali di debolezza: la produzione industriale è stagnante, i consumi sono sotto pressione a causa del caro vita e la disoccupazione ha iniziato a salire lievemente. In questo contesto, la scelta di allentare la politica monetaria rappresenta un tentativo di stimolare la domanda interna e ridurre il rischio di una recessione tecnica.

Le reazioni dei mercati

La reazione è stata immediata: la sterlina ha guadagnato terreno contro euro e dollaro, mentre il Ftse 100 ha registrato un rialzo moderato. Gli investitori interpretano il taglio come un segnale di fiducia della banca centrale nella possibilità di contenere l’inflazione senza compromettere la crescita.

Secondo alcuni analisti, la stabilizzazione dei prezzi energetici e alimentari ha offerto lo spazio necessario per questa manovra. I dati di aprile, infatti, mostrano un tasso d’inflazione annuale sceso al 2,6%, vicino all’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.

Un contesto internazionale in evoluzione

La decisione della BoE si inserisce in un contesto globale segnato da mosse simili da parte di altre grandi banche centrali. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, ma si è mostrata più aperta a eventuali tagli nei prossimi mesi, mentre la BCE ha avviato un percorso graduale di riduzione del costo del denaro.

Le politiche monetarie stanno tornando a un approccio più accomodante, dopo due anni di rialzi aggressivi imposti dall’impennata inflattiva seguita alla pandemia e alla guerra in Ucraina. Ora che l’inflazione si sta ritirando, il focus si sposta sul sostegno alla crescita e alla stabilità finanziaria.

Trump attacca Powell, in un clima politico teso

A conferma delle tensioni attorno alla politica monetaria, il presidente statunitense Donald Trump è tornato a criticare duramente Jerome Powell, governatore della Fed. In un post su Truth, Trump ha definito Powell “uno stupido”, accusandolo di aver agito “troppo tardi” nel contenere l’inflazione.

Il commento, come spesso accade nei toni dell’ex presidente, mescola sarcasmo e accuse dirette. In particolare, Trump sostiene che oggi non vi sia praticamente più inflazione e che il taglio dei costi energetici e alimentari sia già in atto, attribuendo così a Powell un errore di tempismo piuttosto che di strategia.

Queste dichiarazioni, seppur non nuove, accendono nuovamente i riflettori sull’indipendenza delle banche centrali in un anno elettorale altamente polarizzato, dove ogni scelta economica è potenzialmente politicizzata.

Quali scenari per il Regno Unito

Il taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra apre ora a diversi scenari:

  • Possibili ulteriori riduzioni se l’inflazione continuerà a calare e l’economia dovesse mostrare segni di debolezza persistente.

  • Un ritorno graduale alla neutralità monetaria, con tassi vicini al 3-3,5% entro la fine dell’anno.

  • Maggiore attenzione al mercato del lavoro, che rischia di deteriorarsi con l’aumento delle incertezze globali.

Nel breve termine, è probabile che le famiglie britanniche beneficino di una riduzione dei costi sui mutui e sui prestiti, ma resta da vedere se ciò sarà sufficiente a invertire la tendenza negativa dei consumi.

Un equilibrio fragile

La sfida per la BoE sarà mantenere un equilibrio tra controllo dei prezzi e sostegno all’economia. Un errore in una direzione o nell’altra potrebbe avere conseguenze pesanti: una ripresa dell’inflazione rischierebbe di bruciare la fiducia faticosamente riconquistata, mentre una politica troppo espansiva potrebbe non produrre i risultati sperati in un contesto globale ancora incerto.

Per ora, la direzione sembra tracciata: la stagione dei rialzi è alle spalle, ma quella della crescita sostenuta non è ancora cominciata.