L’offerta pubblica di acquisto e scambio della Ca’ de Sass supera la proposta di aggregazione di Banco Bpm e ridisegna gli equilibri dell’intero sistema creditizio nazionale, con Unipol, Bper, Mediobanca e Generali al centro di una partita finanziaria senza precedenti.
In meno di ventiquattr’ore il sistema bancario italiano ha cambiato faccia. Prima Banco Bpm, nella serata di domenica 7 giugno 2026, aveva formalizzato una proposta di aggregazione concordata con Monte dei Paschi di Siena. Poi, nella notte, è arrivato il colpo di scena: Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su MPS da circa 30,6 miliardi di euro, travolgendo la mossa del Banco e mettendo sul tavolo un’operazione che ambisce a ridefinire non solo il credito italiano, ma l’intera architettura della finanza del Paese. Un blitz preparato da tempo, che coinvolge Unipol, Bper, Mediobanca e, sullo sfondo, Generali.
La mossa di Banco Bpm: un merger of equals per creare il secondo polo nazionale
Tutto era iniziato domenica pomeriggio. Il Consiglio di Amministrazione di Banco Bpm, riunito in via straordinaria e deliberando all’unanimità, aveva inviato a Banca Monte dei Paschi di Siena una comunicazione formale con cui manifestava il proprio interesse ad avviare un dialogo per una potenziale operazione di aggregazione concordata. La proposta, strutturata secondo le modalità tipiche di un merger of equals, puntava a preservare le identità, le sedi storiche e le culture di entrambi gli istituti, pur ambendo a creare il secondo operatore bancario nazionale per volumi di finanziamenti alla clientela e depositi.
Secondo le stime della banca guidata da Giuseppe Castagna, l’operazione avrebbe prodotto benefici ante imposte superiori a 1,1 miliardi di euro l’anno e avrebbe fatto crescere di oltre il 10% l’utile per azione del nuovo gruppo combinato. Il progetto industriale faceva leva sulla forte complementarità geografica dei due istituti: Banco Bpm è primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto, mentre MPS ha una presenza capillare nel Centro Italia. La somma avrebbe garantito copertura pressoché totale del territorio nazionale.
Nella proposta di Castagna figurava anche la partecipazione in Assicurazioni Generali: attraverso la quota detenuta in Mediobanca, MPS controlla il 13,32% del Leone triestino, una presenza che nel progetto Banco Bpm avrebbe aperto scenari strategici ulteriori per il nuovo gruppo. Era, a tutti gli effetti, la prima mossa ufficiale del risiko bancario 2026.
Il blitz di Intesa: l’Opas totalitaria che cambia tutto
Ma la proposta di Banco Bpm è rimasta in vita meno di ventiquattr’ore. Nella notte tra domenica e lunedì, il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo si è riunito d’urgenza e ha approvato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena. L’operazione è stata illustrata lunedì mattina dal CEO Carlo Messina in una conference call con gli analisti.
I numeri dell’offerta sono imponenti: 30,6 miliardi di euro di controvalore massimo complessivo, in caso di integrale adesione. L’Opas riguarda un massimo di 3.036.151.673 azioni di MPS ed è strutturata con un corrispettivo misto:
- 1,6 azioni ordinarie di nuova emissione di Intesa Sanpaolo per ogni azione MPS conferita;
- 1 euro in contanti per ogni azione MPS.
Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Intesa Sanpaolo del 5 giugno 2026, pari a 5,682 euro, il corrispettivo implica una valorizzazione di 10,091 euro per ciascuna azione MPS. Il premio riconosciuto è del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di Borsa del Monte dei Paschi del 5 giugno 2026, con uno spread che arriva fino al 18,7% sui Vwap a sei mesi. Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro dicembre 2026, subordinatamente al rilascio delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti.
Messina, nel presentare l’operazione, ha usato toni netti: si tratta di un’opportunità unica per rafforzare la posizione di Intesa come leader europeo, generando valore per tutti gli stakeholder e costruendo una banca di gestione patrimoniale da duemila miliardi di euro di masse. Il CEO ha anche sgombrato il campo da possibili equivoci: l’Opas su MPS non è una risposta alla mossa di Banco Bpm. Messina ha rivendicato che Intesa lavorava a questa operazione da molto tempo, e che probabilmente la proposta di Castagna era stata un tentativo di anticipare il vero blitz che stava per arrivare.
L’architrave del deal: Unipol, Bper e la cessione di 635 filiali
La struttura dell’Opas è tutt’altro che semplice. Per gestire in maniera proattiva i possibili ostacoli antitrust derivanti dalla sovrapposizione tra le reti dei due istituti, Intesa Sanpaolo ha siglato contestualmente un accordo vincolante con Unipol: una volta completata l’Opas, la compagnia presieduta da Carlo Cimbri acquisterà una banca composta da circa 635 filiali di Monte dei Paschi, con le relative attività e passività e la maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare come istituto autonomo, per un corrispettivo in contanti compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro.
A sua volta, Unipol proporrà a Bper — di cui è azionista di riferimento — una combinazione tra la stessa Bper e la banca ceduta da Intesa. Il gruppo risultante da questa fusione prenderà il nome di Banca Monte dei Paschi, mantenendo vivo il marchio storico dell’istituto senese. A supporto dell’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol Assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro.
Intesa Sanpaolo, dal canto suo, manterrà:
- Il controllo di Mediobanca e del suo marchio;
- Circa 625 filiali di MPS;
- Una quota limitata delle strutture centrali di Rocca Salimbeni.
Secondo le stime della Ca’ de Sass, il perimetro che resterebbe sotto il suo controllo rappresenta circa l’80% dell’utile netto generato nel 2025 da MPS e Mediobanca combinati. Un equilibrio che Messina ha definito a zero rischi di integrazione, richiamando la capacità dimostrata da Intesa nelle precedenti operazioni con le Banche Venete e con Ubi Banca.
La questione Generali: Intesa compra il 3%, ma non vuole gestirla
Uno degli aspetti più delicati della partita riguarda Assicurazioni Generali. Tramite Mediobanca, il nuovo perimetro Intesa acquisirà un peso rilevante nella governance del Leone triestino. In parallelo, il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato l’acquisto di un ulteriore 3,01% di Generali e la sottoscrizione con una primaria controparte finanziaria di un contratto derivato di copertura avente come sottostante la stessa partecipazione.
Eppure Messina ha voluto essere esplicito su questo punto: nessuna intenzione di prendere il controllo di Generali. La partecipazione è da considerarsi una partecipazione azionaria e nient’altro. Sulle sorti di Mediobanca, invece, il CEO ha sottolineato che il marchio sarà preservato e che tutte le persone della banca saranno valorizzate.
Delfin e Caltagirone: gli azionisti chiave restano alla finestra
Con il 17,5% di Monte dei Paschi, Delfin — la holding lussemburghese degli eredi Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri — è il primo socio dell’istituto senese. È anche azionista rilevante con il 10% di Mediobanca. La posizione ufficiale di Delfin, impegnata in un riassetto interno, è al momento un “no comment”. Le fonti vicine alla holding, tuttavia, indicano che la finanziaria guarda con favore alle operazioni straordinarie capaci di creare campioni nazionali.
Messina ha espresso fiducia di ottenere il favore degli azionisti: buoni rapporti con Delfin e Caltagirone, e la convinzione che il premio in cash e la struttura dell’offerta siano sufficientemente attrattivi per tutti gli investitori istituzionali e privati. Ha anche messo in chiaro che un management di prim’ordine sarà un elemento decisivo per conquistarne il consenso.
Il nodo della governance e il ruolo del MEF
Sullo sfondo di tutta l’operazione si agita la questione della golden share dello Stato italiano su Monte dei Paschi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è ancora azionista rilevante di MPS, dopo il lungo percorso di ristrutturazione che ha impegnato risorse pubbliche per miliardi di euro. La mossa di Intesa — che anticipa e di fatto vanifica la trattativa avviata da Banco Bpm — cambia radicalmente lo scenario su cui il Governo stava ragionando.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a margine del Business Forum Italia-Norvegia alla Farnesina, ha scelto il tono del laissez-faire: il sistema bancario italiano è vivace, il libero mercato va rispettato, e non spetta allo Stato fare il tifo per una banca piuttosto che un’altra. La Consob, ha precisato Tajani, è preposta alla vigilanza: non il Governo. Una posizione che segnala, almeno nell’immediato, che Palazzo Chigi non intende ostacolare l’offerta di Intesa, pur mantenendo formalmente aperta la partita.
Le reazioni di Borsa: MPS e Mediobanca in corsa, Intesa cede
La risposta di Piazza Affari è stata eloquente. Dopo una mattinata in ordine sparso, nella seduta dell’8 giugno 2026 i titoli protagonisti dell’operazione hanno fatto registrare movimenti notevoli:
| Titolo | Variazione | Note |
|---|---|---|
| Monte dei Paschi di Siena (MPS) | +11,6% | Obiettivo diretto dell’Opas |
| Mediobanca | +10,65% | Entra nel perimetro Intesa |
| Bper | +4,3% | Riceverà le 635 filiali via Unipol |
| Generali | +1,52% | Sullo sfondo del deal Mediobanca |
| Unipol | +0,86% | Partner nell’accordo Intesa |
| Banco Bpm | +1,17% | Proposta di aggregazione superata |
| Intesa Sanpaolo | -3,35% | L’offerente sconta la diluizione |
| Unicredit | -0,85% | Impegnata sull’offerta Commerzbank |
L’indice Ftse Mib ha chiuso la mattinata in modesto rialzo dello 0,2% attorno ai 49.991 punti, in un contesto complessivamente appesantito dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente tra Iran e Israele. Stabile il differenziale BTP-Bund decennale a 77,1 punti base, con il rendimento italiano al 3,82%.
I numeri del colosso: 27 milioni di clienti, 61 miliardi di distribuzioni attese
Se l’Opas dovesse andare a buon fine, il gruppo risultante dalla combinazione tra Intesa Sanpaolo e la parte di MPS trattenuta dalla Ca’ de Sass diventerebbe uno dei principali istituti dell’intera Eurozona. I numeri comunicati da Intesa delineano un gigante:
- Utile netto combinato stimato intorno a 16 miliardi di euro;
- 27 milioni di clienti complessivi;
- Distribuzione agli azionisti per il periodo 2025-2029 stimata in circa 61 miliardi di euro, contro i 50 miliardi previsti nel Piano di Impresa 2026-2029 prima dell’operazione;
- Distribuzione cash straordinaria per il biennio 2026-2027 di 2,7 miliardi di euro;
- Conferma della politica di distribuzione con payout ratio al 95% dell’utile netto contabile per ciascun anno del quadriennio 2026-2029, di cui il 75% in dividendi cash e il 20% in buyback.
Sul fronte occupazionale, Messina ha annunciato l’intenzione di assumere più di 13.000 persone entro il 2029, in uno dei programmi di assunzione più ambiziosi mai varati nel sistema bancario italiano, con focus su profili giovani e specializzati.
La struttura del finanziamento e il ruolo dei principali advisor
L’offerta, curata nei dettagli tecnici dal banchiere Francesco Canzonieri — advisor personale di Messina e del CEO di Unipol Carlo Cimbri — prevede una struttura ibrida di concambio azionario e componente cash che Intesa non intende modificare. La Ca’ de Sass ha ribadito che la proposta è definitiva nei suoi termini essenziali.
Il CdA di MPS, già convocato con diversi punti all’ordine del giorno, si è riunito lunedì mattina per fare un primo esame preliminare sia della proposta di Banco Bpm sia dell’Opas di Intesa con Unipol. Un passaggio formale atteso da tutto il mercato, dopo una notte che ha radicalmente ridisegnato lo scenario.
Tajani benedice il mercato: “Non tocca allo Stato regolare”
La posizione del Governo italiano è stata espressa con chiarezza da Antonio Tajani, ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, intervenuto dal Business Forum Italia-Norvegia. Il sistema bancario italiano è più forte di prima, ha detto il ministro, e la sua vivacità è di per sé un segnale positivo. In un sistema di libero mercato, non è compito dello Stato schierarsi per uno o l’altro istituto. La Consob vigila; il Governo osserva.
È una posizione che lascia formalmente aperta ogni possibilità, ma che di fatto sgombra il campo da possibili interventi regolatori o protezionistici immediati. Un atteggiamento in linea con la filosofia liberal del partito di Berlusconi, e che differisce sensibilmente da certe posizioni più dirigiste espresse in passato da esponenti della Lega in operazioni analoghe.
Il ruolo del petrolio e il contesto macro
A complicare il quadro di giornata, sullo sfondo, c’è anche l’improvvisa ripresa del prezzo del greggio: il Wti è balzato del 4,4% a quota 94,52 dollari al barile, complice l’escalation tra Iran e Israele. Un fattore che ha penalizzato i titoli più ciclici e frenato la spinta rialzista di Piazza Affari, pur non intaccando il clamore generato dall’operazione bancaria del decennio.
Il contesto macro resta in ogni caso favorevole alle operazioni di consolidamento. I tassi europei, pur in lieve risalita, restano su livelli compatibili con operazioni di finanza straordinaria. Il settore bancario italiano ha dominato Piazza Affari per performance nel 2025, con sei Opa di cui la maggior parte ostili. La stagione delle aggregazioni è di gran lunga la più intensa degli ultimi vent’anni.
Cosa succede adesso: le prossime tappe del risiko
Le settimane che seguono saranno decisive. Il percorso dell’Opas di Intesa su MPS prevede alcune tappe fondamentali:
- Il CdA di MPS dovrà esprimere una valutazione formale sulla proposta ricevuta da Intesa e su quella di Banco Bpm, convocando l’assemblea degli azionisti se necessario;
- Le autorità di vigilanza europee e nazionali — a partire dalla Bce, dalla Consob e dall’Antitrust europeo — dovranno rilasciare le autorizzazioni preventive;
- Delfin, Caltagirone e gli altri azionisti rilevanti di MPS e Mediobanca dovranno decidere se aderire o meno all’offerta;
- Il MEF, ancora azionista di MPS, dovrà definire la propria posizione ufficiale;
- L’assemblea di Unipol dovrà approvare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi e il progetto di fusione con Bper.
Banco Bpm, dal canto suo, si trova in una posizione complicata: la proposta di fusione tra pari perde appeal di fronte a un’Opas cash con premio del 12,5%. Castagna potrebbe tentare di rilanciare con condizioni più favorevoli, ma la macchina di Intesa è già in moto con una proposta strutturata in ogni dettaglio.
Il vero ago della bilancia saranno gli azionisti istituzionali di MPS. Se accetteranno il premio offerto da Intesa e convertiranno i titoli senesi in azioni della Ca’ de Sass, il risiko avrà il suo vincitore. Se invece la partita resterà aperta, nei prossimi mesi la finanza italiana vivrà uno degli episodi più complessi della sua storia recente.


