Fed, Powell: se non ci fossero i dazi avremmo già ridotto i tassi

Analisi delle motivazioni dietro la decisione di mantenere i tassi e delle possibili evoluzioni legate alle misure tariffarie e alle pressioni politiche.

Nella riunione del giugno 2025 la Federal Reserve ha deciso di lasciare invariati i propri tassi di riferimento, mantenendo il range dei Fed funds tra il 4,25 % e il 4,50 %. L’intervento del presidente Jerome Powell alla commissione finanziaria della Camera ha ribadito l’approccio attendista, volto a valutare l’impatto delle politiche commerciali e dei dazi sulle dinamiche inflazionistiche e sulla crescita economica.

Contesto e decisione della Fed di giugno

I numeri dei tassi e le motivazioni

Nella sua testimonianza del 24 giugno 2025, Powell ha sottolineato che, sebbene l’inflazione sia finora contenuta, l’incertezza derivante dai dazi potrebbe produrre effetti rialzisti sui prezzi già nei prossimi mesi. Il comitato di politica monetaria ha quindi scelto di non indicare una possibile data per il primo taglio, confermando una posizione di wait and see per evitare di dover invertire bruscamente la rotta in caso di sorprese macroeconomiche. Il rapporto sul lavoro e gli indicatori di crescita restano solidi, giustificando la scelta di attendere ulteriori dati prima di intervenire sui tassi.

Dazi e inflazione: quale impatto atteso

Dettaglio delle misure tariffarie

Le misure tariffarie varate dall’amministrazione Trump comprendono un incremento al 50 % sui prodotti in acciaio e alluminio, un’aliquota universale del 10 % su tutte le importazioni e tariffe specifiche fino al 145 % sulle merci cinesi. Dopo l’annuncio del “giorno della liberazione” del 2 aprile, il presidente ha concesso una pausa di 90 giorni, in scadenza il 4 luglio 2025, per negoziare accordi con oltre 17 partner commerciali.

Effetti stimati sull’inflazione

Secondo le proiezioni ufficiali, i rincari dovuti ai dazi dovrebbero manifestarsi nei dati sull’inflazione PCE nei mesi di giugno e luglio. Se la pass-through prezzi si rivelerà più contenuta del previsto, la banca centrale sarà pronta a rivedere al ribasso le sue previsioni di tassi. In caso contrario, la Fed rimane determinata a mantenere la propria politica restrittiva fino a che non si chiarisca la natura – transitoria o persistente – dello shock inflazionistico.

Proiezioni economiche e scenari futuri

Scenari di crescita e occupazione

Le proiezioni medie dei Fed officials indicano una possibile riduzione del costo del denaro di due quarti di punto entro la fine dell’anno, in linea con il pricing dei mercati finanziari. Il PIL USA, rivisto al ribasso nelle ultime stime, dovrebbe crescere dell’1,7 % nel 2025, mentre il tasso di disoccupazione resta prossimo al minimo storico del 3,5 %, segno di un mercato del lavoro ancora solido nonostante le tensioni commerciali.

Pressioni politiche e indipendenza della banca centrale

Le richieste di Trump e dei repubblicani

Il presidente Donald Trump ha intensificato le proprie critiche a Powell, richiedendo tagli rapidi dei tassi fino a livelli compresi tra l’1 % e il 2 %. Durante l’audizione, diversi parlamentari repubblicani hanno domandato perché la Fed non adegui subito la politica monetaria alle esigenze di crescita, mettendo in discussione l’indipendenza dell’istituto.

Il ruolo dei governatori Fed

Nonostante le pressioni, la maggioranza dei governatori e dei presidenti delle Federal Reserve Bank regionali continua a sostenere un approccio basato sui dati. Alcuni membri, pur aperti a un possibile taglio a luglio, hanno riconosciuto l’importanza di attendere ulteriori dettagli sull’impatto inflazionistico dei dazi.

Prospettive per i prossimi mesi

Timing dei possibili tagli dei tassi

Con l’estate alle porte e i dati sull’inflazione in arrivo, la Fed rimane focalizzata sul monitoraggio delle prezzi e sulle condizioni del mercato del lavoro. Se le pressioni inflazionistiche si dimostreranno contenute, il primo taglio potrebbe arrivare già a settembre; in caso contrario, l’orientamento rimarrà orientato a mantenere il costo del denaro fino a chiara evidenza di un rallentamento duraturo dell’economia.