Vino, olio e pasta sotto attacco: i nuovi dazi statunitensi colpiscono i settori chiave dell’export italiano. Cresce la tensione tra filiera agricola e strategia politica
Coldiretti stima perdite per oltre 1 miliardo di euro a causa dei dazi del 15% imposti dagli Stati Uniti sui prodotti agroalimentari italiani. Il vino è il comparto più penalizzato, ma non mancano le contraddizioni: chi ha invocato protezionismo oggi subisce il contraccolpo di una guerra commerciale globale.
Una “batosta storica” per il Made in Italy
L’effetto dei nuovi dazi Usa del 15% si preannuncia devastante per le esportazioni italiane nel settore agroalimentare. È Coldiretti a lanciare l’allarme, parlando apertamente di una “stangata da oltre 1 miliardo di euro”. Tra i prodotti più colpiti figurano:
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Vino: con dazi che potrebbero generare perdite superiori a 290 milioni di euro
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Olio extravergine di oliva: impatto stimato oltre i 140 milioni
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Pasta di semola: costi aggiuntivi per circa 74 milioni
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Formaggi: già soggetti a tariffe tra il 10% e il 15%, restano esposti a una pressione crescente
Il blocco colpisce il principale mercato extra-UE per il cibo italiano: gli Stati Uniti, che nel 2024 avevano assorbito quasi 8 miliardi di euro in prodotti agroalimentari tricolori.
Esportazioni in frenata: i numeri
Dopo un inizio di 2025 con numeri incoraggianti – +11% nel primo trimestre – l’export ha rallentato bruscamente:
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Aprile: +1,3%
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Maggio: +0,4%
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Giugno: –2,9% (primo calo mensile in quasi due anni)
Segnali inequivocabili di una tendenza discendente che minaccia filiere strategiche per l’economia nazionale.
Coldiretti accusa: “Trattativa sbilanciata”
Coldiretti e Filiera Italia denunciano un’Europa incapace di tutelare le sue eccellenze. Al centro delle critiche vi è una trattativa definita “squilibrata a favore degli Usa”, e la mancata esclusione del vino dalla lista dei prodotti colpiti.
Si chiedono esenzioni immediate, sostegni economici urgenti per le filiere in sofferenza e il rispetto degli standard europei di sicurezza alimentare, minacciati dall’apertura a prodotti non equivalenti sotto il profilo qualitativo.
Siena e il caso delle province vitivinicole
Tra i territori più penalizzati spicca la provincia di Siena, con 400 milioni di euro di vino esportati all’anno, il 60% dei quali verso gli USA. Qui, il comparto coinvolge circa 2.000 imprese e oltre 6.000 addetti. La preoccupazione è forte anche in Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Puglia, dove si teme un effetto domino sull’indotto.
Una contraddizione politica
Da oltre un decennio, Coldiretti rappresenta un pilastro dell’area politico-elettorale legata alla Lega, con la quale ha condiviso numerose battaglie sul fronte agricolo e doganale. Il movimento agricolo ha ricevuto in cambio un atteggiamento protezionista da parte del partito di riferimento, orientato alla difesa del Made in Italy e alla limitazione dell’importazione di prodotti esteri.
Ma oggi, di fronte ai dazi imposti da un partner ideologico come Donald Trump, la stessa Coldiretti si trova in una posizione paradossale: costretta a denunciare le conseguenze di una politica commerciale protezionista che essa stessa ha contribuito a legittimare in ambito europeo.
Il cortocircuito è evidente: la tutela nazionale invocata contro Bruxelles oggi si rivolta contro chi ne è stato il più convinto sostenitore.
Cosa accade ora
Coldiretti invoca un intervento deciso dell’Unione Europea, sia sul piano diplomatico, con la rinegoziazione dei dazi, sia su quello finanziario, con la creazione di un fondo straordinario di compensazione per le imprese esportatrici.
Nel frattempo, cresce il pressing per l’individuazione di mercati alternativi, soprattutto in Asia e Sud America, ma il gap temporale e logistico rischia di penalizzare le aziende già provate dalla crisi energetica e dall’inflazione.
Sintesi dei concetti chiave
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Coldiretti stima oltre 1 miliardo di euro di danni per i dazi Usa
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I prodotti più colpiti: vino, olio, pasta e formaggi
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L’export verso gli Stati Uniti cala del 2,9% a giugno
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Le province vitivinicole come Siena subiscono impatti pesantissimi
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La contraddizione politica: chi ha promosso il protezionismo ora subisce il protezionismo altrui
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Si chiede un intervento europeo e sostegni finanziari urgenti
Conclusione
La crisi dei dazi imposti dagli Stati Uniti al comparto agroalimentare italiano è molto più di uno scontro commerciale: è una frattura politica e culturale che coinvolge l’intero equilibrio tra produzione, rappresentanza e strategia. Mentre Coldiretti lancia l’allarme e denuncia la debolezza delle trattative europee, risuona l’eco di una contraddizione: chi ha invocato i muri oggi si trova intrappolato dietro le barriere che ha aiutato a costruire.

