Sermon on the ‘Mount: la satira più feroce di South Park su Donald Trump e Paramount

Il ritorno provocatorio della serie tra scandali legali, adescamenti demoniaci e attacchi alla libertà d’espressione

Un episodio da record che ha già scatenato una bufera mediatica: “Sermon on the ‘Mount” apre la 27ª stagione di South Park con una satira senza freni su Donald Trump e Paramount.


Un inizio di stagione esplosivo

Il debutto della 27ª stagione di South Park, trasmesso il 23 luglio 2025, si è rivelato uno degli episodi più provocatori mai realizzati dalla serie. Intitolato “Sermon on the ‘Mount”, l’episodio ha immediatamente scatenato polemiche e acceso dibattiti, diventando virale sui social nel giro di poche ore.

Come da tradizione, i creatori Trey Parker e Matt Stone non hanno risparmiato nessuno: a finire nel mirino questa volta sono stati l’ex presidente Donald Trump, i vertici di Paramount e persino Gesù Cristo in una chiave satirica.


Trama dell’episodio

Cartman contro il mainstream “woke”

Il protagonista Eric Cartman si ritrova in una crisi esistenziale quando scopre che i media conservatori come NPR sono stati “cancellati” da Trump, e che la cultura “anti-woke” non è più una ribellione, ma parte del mainstream. Insieme a Butters, Cartman tenta un suicidio improbabile chiudendosi in macchina per inalare monossido di carbonio… salvo poi ricordarsi che l’auto è elettrica. Una trovata grottesca, ma geniale per raccontare lo smarrimento identitario nella società americana contemporanea.

L’irruzione di Trump (nudo e demoniaco)

In una delle scene più scioccanti dell’episodio, appare Donald Trump in versione animata. Il personaggio sfoggia i suoi soliti slogan, minaccia querele a caso, insulta il Canada e diventa protagonista di una scena surreale in cui giace nel letto con Satana, che lo punzecchia sul caso Epstein e sulle sue insicurezze fisiche.

Il tutto culmina in un confronto con i cittadini di South Park, che si ribellano ma vengono messi a tacere da minacce legali e risarcimenti imposti.

Il ritorno di Gesù e la sottomissione collettiva

Gesù riappare a scuola per sostenere il principio del “non opporsi” a chi detiene il potere. Un messaggio paradossale che riflette l’auto-censura e il conformismo culturale, con riferimenti anche alla recente censura di noti comici americani. La sua figura diventa simbolo della paura collettiva e del silenzio imposto da autorità politiche e mediatiche.

Il finale: deepfake e propaganda

Nel tentativo di risolvere le controversie legali con Trump, la città è costretta a realizzare un video pubblicitario di propaganda a favore dell’ex presidente. Il risultato è un deepfake grottesco in cui Trump cammina nudo nel deserto, mentre il suo pene animato dice: “I’m Donald J. Trump and I approve this message”. La voce fuori campo aggiunge: “His penis is teeny tiny, but his love for us is large.” Un’irriverenza che ha scioccato parte del pubblico e fatto esplodere le reazioni mediatiche.


I temi forti dell’episodio

Autoritarismo e culto della personalità

L’episodio costruisce un parallelo tra il potere politico e la religione, con Trump descritto come figura semi-divina, temuta e riverita, mentre chi osa criticarlo viene ridicolizzato o silenziato con cause legali.

La critica alla censura e all’auto-censura

Attraverso il personaggio di Gesù e il comportamento dei cittadini, South Park sottolinea come la paura delle conseguenze – giudiziarie, mediatiche o sociali – stia minando la libertà d’espressione anche nei contesti più assurdi.

Paramount nel mirino

Ironia della sorte: l’episodio va in onda appena un giorno dopo la firma di un contratto da 1,5 miliardi di dollari tra gli autori della serie e Paramount+. Eppure, l’azienda è uno dei bersagli più espliciti dell’episodio: viene rappresentata come complice di Trump, disposta a pagare 16 milioni di dollari per evitare cause legali, diventando così vittima della stessa satira che finanzia.


Reazioni pubbliche e polemiche

Le reazioni non si sono fatte attendere:

  • La Casa Bianca ha definito l’episodio un “tentativo disperato di attirare attenzione”, accusando gli autori di utilizzare lo scandalo come forma di autopromozione.

  • I sostenitori di Trump hanno lanciato campagne di boicottaggio contro lo show, mentre i fan storici lo hanno definito un “ritorno alle origini” per la sua audacia.

  • Alcuni critici televisivi hanno elogiato il coraggio della serie, mentre altri hanno criticato il linguaggio visivo come eccessivamente volgare.


Analisi finale: tra libertà creativa e provocazione

“Sermon on the ‘Mount” si inserisce nel solco più radicale della tradizione di South Park, spingendo oltre i limiti della satira politica. A differenza degli episodi più soft delle ultime stagioni, qui si torna all’attacco frontale, con una narrazione che mescola religione, potere, media e identità in una forma che solo South Park può permettersi.

Quello che colpisce, oltre alla provocazione, è la capacità della serie di mettere in discussione le strutture di potere, anche quando quelle strutture finanziano la serie stessa. Un corto circuito perfettamente orchestrato, che costringe lo spettatore a chiedersi: dove finisce la satira e dove inizia la verità?


Riepilogo dei punti chiave

Tema Descrizione
Trump satirizzato Nudo, a letto con Satana, protagonista di spot deepfake
Cartman in crisi Depressione da “post-woke”, tentato suicidio fallito
Ritorno di Gesù Simbolo di auto-censura e paura del potere
Paramount bersaglio Criticata nonostante il contratto da 1,5 miliardi
Reazioni pubbliche Polemiche dalla Casa Bianca, dibattito acceso sui media