Renzo Arbore rilancia l’appello per l’Unesco alla canzone napoletana

Il celebre artista premiato a Napoli rinnova la richiesta: riconoscere la canzone napoletana come patrimonio immateriale dell’umanità

Renzo Arbore torna a far sentire la sua voce in difesa della canzone napoletana, patrimonio culturale spesso celebrato nel mondo ma ancora in attesa di un riconoscimento ufficiale. Durante una cerimonia tenutasi il 16 aprile 2025 presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, l’artista ha ricevuto un prestigioso premio e rilanciato l’appello per l’inserimento della canzone napoletana nella lista dell’Unesco.

Il Conservatorio, istituzione storica della musica italiana, ha conferito ad Arbore un riconoscimento che va oltre il valore artistico: è una dichiarazione simbolica, un tributo a una carriera interamente dedicata alla valorizzazione della tradizione musicale partenopea. Alla presenza della direttrice Carla Ciccarelli, prima donna a capo dell’ente in oltre due secoli di storia, Arbore ha espresso sorpresa e orgoglio per il premio ricevuto in un contesto accademico solitamente riservato a musicisti “classici”.

Una musica globale che non ha ancora il suo sigillo

Durante il suo intervento, Arbore ha sottolineato l’anomalia di una situazione paradossale: canzoni come “’O sole mio” e “Torna a Surriento” sono conosciute in tutto il mondo, cantate in ogni continente, reinterpretate da artisti internazionali, eppure la canzone napoletana resta priva di un riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco. Secondo Arbore, questa dimenticanza è “ingiusta e culturalmente miope”, in particolare se si considera l’impatto globale della musica partenopea, capace di travalicare confini linguistici e geografici.

Il richiamo dell’artista non è solo un tributo nostalgico a un genere musicale, ma una denuncia contro quella che definisce una “colpevole indifferenza istituzionale”. Arbore non ha esitato a criticare apertamente la politica italiana, accusandola di ignorare il valore storico e identitario della canzone napoletana.

L’eredità della canzone napoletana

La canzone napoletana, sviluppatasi tra Ottocento e Novecento, ha rappresentato una delle forme di musica popolare più influenti e riconoscibili a livello globale, al pari del blues americano o del pop britannico. Con una straordinaria ricchezza melodica, testi poetici e una radice profonda nella cultura del Mediterraneo, questo genere ha formato generazioni di cantanti, compositori e musicisti.

Arbore ha ricordato come la musica napoletana abbia influenzato persino il repertorio lirico internazionale, citando esempi di celebri tenori che l’hanno portata nei teatri più importanti del mondo. La sua diffusione capillare, anche in Paesi lontani come la Cina, conferma un’attrattiva universale che raramente altre tradizioni musicali regionali possono vantare.

La nuova stagione della musica popolare

Nonostante la retorica nostalgica, Arbore ha colto l’occasione per sottolineare un elemento di ottimismo: le nuove generazioni si stanno riavvicinando alla canzone napoletana, spesso reinterpretata in chiave moderna e diffusa attraverso i social media. Dai festival locali ai talent televisivi, passando per le piattaforme digitali, il repertorio classico napoletano vive una seconda giovinezza.

Anche grazie al lavoro di musicisti e interpreti contemporanei, il genere è tornato al centro dell’attenzione culturale. “È un momento favorevole – ha dichiarato Arbore – ma va sostenuto con una visione politica e culturale chiara. Il riconoscimento Unesco non sarebbe un punto di arrivo, ma un punto di partenza”.

Cultura, identità e patrimonio

Il cuore del discorso di Arbore è racchiuso in un concetto chiave: la musica è cultura, identità e memoria collettiva. Ignorare la canzone napoletana equivale, a suo dire, a rimuovere un pezzo fondamentale dell’anima italiana. “Nel Novecento, solo Italia, Inghilterra e Stati Uniti hanno prodotto un repertorio popolare esportabile e riconoscibile ovunque”, ha affermato con forza.

Secondo Arbore, il riconoscimento Unesco sarebbe un passo naturale e necessario, un gesto che consacrerebbe a livello internazionale un’eredità musicale già universalmente amata. Non si tratterebbe solo di tutelare un repertorio storico, ma di investire sulla capacità della musica di unire, raccontare, emozionare.

Una battaglia culturale aperta

Il premio ricevuto a Napoli è solo l’ultima tappa di un lungo percorso che Arbore ha intrapreso da decenni. Con la sua Orchestra Italiana, ha portato la canzone napoletana nei cinque continenti, riuscendo a mantenere intatto lo spirito originario pur aprendosi a contaminazioni e reinterpretazioni. La sua figura incarna una visione della musica come bene comune, come strumento di dialogo tra culture.

La speranza è che le parole di Arbore trovino ascolto non solo tra i nostalgici, ma anche tra i decisori politici e le istituzioni culturali internazionali. Perché, come ha ricordato con ironia ma anche con fermezza, “non si può continuare a far finta che la canzone napoletana sia solo folclore: è una delle voci più autentiche della nostra civiltà”.