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Cultura e spettacoli

NAZA, il documentario che racconta dall’interno la guerra di Israele a Gaza

Ventiquattro militari e operatori dell’intelligence israeliana raccontano dall’interno i sistemi utilizzati per individuare gli obiettivi nella Striscia. “NAZA”, premiato a Venezia e già caso politico in Israele, è diventato uno dei documentari più discussi dell’anno.

Si chiama NAZA ed è probabilmente uno dei documentari più controversi presentati nel 2026. Diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già tra gli autori di No Other Land, vincitore dell’Oscar 2025 per il miglior documentario, il film porta lo spettatore dentro i meccanismi con cui vengono selezionati e colpiti gli obiettivi nella Striscia di Gaza.

Il film è stato presentato alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, dove ha conquistato il Premio Speciale della Giuria dopo una lunghissima ovazione del pubblico. In Italia è arrivato inizialmente nelle sale dal 28 al 30 settembre, in oltre 500 cinema, ma il successo delle proiezioni ha portato al prolungamento della programmazione.

Cosa significa “NAZA”

Il titolo deriva da “Nezek Agavi”, un’espressione utilizzata nell’ambito dell’intelligence israeliana per indicare il cosiddetto danno collaterale, cioè il numero previsto di civili che potrebbero morire durante un attacco contro un obiettivo militare.

Ed è proprio il rapporto tra obiettivo militare e vittime civili il cuore dell’inchiesta.

Il documentario raccoglie le testimonianze di 24 tra soldati, ufficiali e membri dell’intelligence israeliana, intervistati in forma anonima. Molte conversazioni sono state registrate di notte sui tetti di Tel Aviv, con volti e voci modificati per impedire l’identificazione degli intervistati.

Intelligenza artificiale, telefoni e selezione degli obiettivi

Le testimonianze descrivono un sistema militare nel quale sorveglianza digitale, intercettazioni telefoniche e strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati per identificare persone sospettate di appartenere ad Hamas e determinare il momento nel quale colpirle.

Secondo quanto ricostruito dal film, durante la guerra sarebbe inoltre aumentata sensibilmente la quantità di vittime civili considerate accettabili per eliminare determinati obiettivi.

NAZA nasce da quasi tre anni di lavoro giornalistico e sviluppa le inchieste già pubblicate dal Guardian, dalla testata israelo-palestinese +972 Magazine e dal sito israeliano in lingua ebraica Local Call. I produttori affermano di aver parlato complessivamente con oltre cento fonti, comprese persone coinvolte a diversi livelli nei processi di targeting.

Israele contesta il documentario

Le accuse contenute nel film sono state duramente respinte dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF).

L’esercito israeliano sostiene che NAZA presenti errori sostanziali e che alcune delle persone intervistate non avessero una conoscenza sufficiente dei processi decisionali descritti. L’IDF nega inoltre che le proprie regole operative prevedano indiscriminatamente elevati numeri di vittime civili e afferma che vengono adottate procedure per ridurre i danni alla popolazione.

Gli autori hanno respinto a loro volta queste contestazioni, sostenendo che le testimonianze siano state verificate attraverso numerose fonti, documenti e precedenti inchieste giornalistiche.

Lo scontro politico in Israele

Il documentario ha provocato anche una durissima reazione politica.

Il ministro israeliano della Cultura Miki Zohar ha chiesto che venga verificata la provenienza dei materiali utilizzati nel film e ha sollevato la possibilità di conseguenze nei confronti dei due registi. Anche il premier Benjamin Netanyahu è intervenuto contro il documentario e i suoi autori.

Abraham e Szor sostengono invece che mostrare questi meccanismi sia necessario proprio perché sono cittadini israeliani e perché, secondo loro, una parte significativa della società israeliana non conosce ciò che avviene dietro le operazioni militari nella Striscia.

Il successo in Italia

Nonostante la natura difficile del tema, NAZA ha registrato una risposta sorprendente anche al botteghino italiano.

Dopo l’uscita evento di fine settembre, il documentario ha raggiunto il primo posto al box office italiano, superando anche titoli cinematografici commercialmente molto più forti. Il risultato ha spinto i distributori a prolungarne la presenza nelle sale.

Il film è distribuito in Italia da I Wonder Pictures, mentre a livello internazionale è prevista una diffusione cinematografica in oltre 50 territori.

Quando sarà possibile vedere NAZA in streaming?

Su questo punto nelle ultime ore sono circolate informazioni contrastanti.

Non risulta al momento una comunicazione ufficiale della Rai che annunci NAZA su Rai Storia o RaiPlay dal 10 ottobre. Alcuni articoli online riportano quella data, mentre altre fonti indicano che l’appuntamento del 10 ottobre riguarderebbe invece No Other Land, il precedente documentario realizzato anche da Abraham e Szor.

La distribuzione digitale certamente annunciata è invece quella del Guardian, produttore del film: terminato il percorso cinematografico internazionale, NAZA sarà reso disponibile gratuitamente sul sito del quotidiano britannico verso la fine di novembre 2026.

Per quanto riguarda la Rai, quindi, è opportuno attendere una conferma ufficiale prima di indicare una data.

Un documentario destinato a far discutere

NAZA non offre semplicemente immagini della devastazione di Gaza. Il suo obiettivo è diverso: mostrare come vengono prese le decisioni prima che una bomba venga sganciata, attraverso le parole di persone che hanno lavorato all’interno dello stesso apparato militare israeliano.

È questo elemento a renderlo particolarmente potente e, allo stesso tempo, estremamente contestato.

Le conclusioni degli autori vengono respinte dalle autorità israeliane, ma la quantità di testimonianze raccolte e il lavoro investigativo che precede il film hanno trasformato NAZA in qualcosa che va oltre il circuito cinematografico.

È diventato un nuovo terreno di scontro sulla guerra di Gaza, sulle responsabilità dell’esercito israeliano e sul prezzo pagato dalla popolazione civile.