Una nuova indagine gelida tra Milano e Dolomiti che sfida la memoria e i segreti del passato
La curva dell’oblio di Gian Andrea Cerone conferma la forza di una serie investigativa che unisce rigore scientifico, tensione poliziesca e una profonda riflessione sul tempo che cancella le verità.
Un incipit glaciale
Non appena si apre il romanzo, il lettore viene catapultato in un gennaio milanese di vento gelido e strade ghiacciate, dove un anonimo chiamata alla centrale dell’Unità di Analisi del Crimine Violento (UACV) segnala un ritrovamento macabro. Al civico 34 di via Palmanova, una mansarda disabitata ospita un cadavere mascherato da medico della peste, con un’unica firma lasciata dal killer: una fotografia in bianco e nero raffigurante una rosa rara. Questo dettaglio, apparentemente innocuo, diventa subito indizio cruciale, alimentando il mistero e ponendo le basi per un’indagine che mette alla prova le certezze di ogni componente dell’UACV. Le descrizioni di Gian Andrea Cerone sono precise e visive: la neve che scricchiola sotto i piedi degli agenti, l’alito che si condensa nell’aria gelida, il contrasto tra il rosso vivo del sangue e il bianco accecante delle pareti. Ogni elemento contribuisce a creare un’atmosfera di attesa e tensione, spingendo il lettore a interrogarsi sulle radici del rituale e sul significato dell’enigmatica rosa.
I protagonisti dell’UACV
Il cuore pulsante del romanzo è rappresentato dalla squadra investigativa guidata dal Commissario Mandelli, personaggio di grande carisma e rigore professionale. Accanto a lui, l’Ispettore Casalegno si distingue per la sua empatia e per una capacità di entrare in sintonia con le vittime e i testimoni, raccogliendo dettagli che spesso sfuggono ai più. Spicca inoltre la figura di Caterina Dei Cas, poliziotta valtellinese al settimo mese di gravidanza, chiamata a gestire l’inchiesta sul campo quando Mandelli viene allontanato per motivi politici. Cerone dedica ampio spazio alle dinamiche interne del gruppo, mostrando l’equilibrio a volte precario tra vita privata e obblighi di servizio, tra competenza tecnica e bisogni umani. Le conversazioni notturne in centrale, i momenti di dubbio e i rari istanti di leggerezza contribuiscono a rendere i personaggi tridimensionali e vicini al lettore. La collaborazione tra Mandelli, Casalegno e Dei Cas diventa un motore narrativo capace di mantenere alta l’attenzione e di sottolineare come la fiducia reciproca sia indispensabile per affrontare casi complessi.
Tra passato e presente: Milano e Dolomiti
Dopo le prime indagini in città, la trama sposta i riflettori sulle imponenti Dolomiti, nello scenario selvaggio della Val di Fassa, a oltre millecinquecento metri di altezza. Qui, un potente senatore pretende di riaprire un cold case riguardante la morte del figlio, archiviata come incidente dieci anni prima. Il contrasto tra il caos urbano di Milano e il silenzio mistico delle montagne enfatizza il tema dell’oblio, suggerendo che anche i luoghi più apparentemente incontaminati possono nascondere segreti antichi. I capitoli ambientati in quota sono intrisi di descrizioni ricche e sensoriali: il fruscio degli alberi sotto la neve, il riverbero del sole sul ghiaccio, il silenzio inquietante di un villaggio alpino a notte fonda. Ogni indizio estratto dal passato – un biglietto sgualcito, una fotografia ingiallita, il diario segreto di una donna scomparsa – si intreccia con il presente, tessendo una trama fitta di sospetti e rivelazioni. La narrazione si dipana come un’escursione verso un precipizio di verità, dove ogni passo può essere fatale e ogni memoria sepolta può diventare arma a doppio taglio.

Stile e ambientazione
La prosa di Cerone è caratterizzata da chiarezza e precisione, con frasi calibrate che alternano ritmo serrato e pause riflessive. I capitoli brevi mantengono costante la suspense, mentre le digressioni sulla vita personale degli agenti offrono momenti di respiro e umanità. L’ambientazione milanese è resa con realismo, grazie a descrizioni accurate di quartieri, architetture e movimenti sociali, mentre le vette dolomitiche vengono dipinte con tinte poetiche, capaci di evocare un senso di meraviglia e di isolamento. In particolare, la scelta di inserire elementi rituali contrapposti a scene di ordinaria attività di polizia crea un effetto di straniamento che coinvolge il lettore, costringendolo a riflettere sui limiti tra scienza forense e superstizione. Nel complesso, lo stile privilegia un approccio cinematografico, con inquadrature ambientali e cut netti tra una scena e l’altra, come in un montaggio di immagini che scorrono veloci ma lasciano un’impressione indelebile.
Temi e riflessioni
Al centro di La curva dell’oblio emergono memoria, colpa e giustizia, concetti che si intrecciano attraverso simboli ricorrenti come la rosa ritratta nella fotografia e il rituale del sangue. L’oblio diventa metafora del tempo che cancella indizi, inganna le coscienze e protegge i colpevoli. Cerone invita il lettore a interrogarsi su quanto sia necessario scavare nel passato per riportare alla luce verità scomode, e su quali siano i costi morali di questa ricerca. Il romanzo esplora anche il potere dei segreti personali e delle menzogne istituzionali: dal senatore che vuole insabbiare il cold case al poliziotto tentato di piegare le regole per ottenere risultati. Lo scontro tra etica professionale e compromessi politici assume così un rilievo centrale, trasformando l’indagine in uno specchio dei conflitti della società contemporanea.
Conclusione
Con La curva dell’oblio, Gian Andrea Cerone offre non solo un thriller avvincente, ma anche un viaggio nell’animo umano, fatto di paure, speranze e ricordi cancellati. La tensione resta costante fino all’ultima pagina, mentre i protagonisti devono affrontare i propri demoni interiori per assicurare la giustizia alle vittime. Questo nuovo capitolo della serie UACV si conferma tra i migliori della collana, grazie a una trama solida, personaggi ben definiti e una riflessione profonda sul potere del tempo.
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