Il nuovo film del regista premio Oscar inaugura l’82ª edizione del Festival, riportando la grande tradizione autoriale italiana al centro della scena
Paolo Sorrentino torna sul Lido con La grazia, scelto come film d’apertura e in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025: un evento attesissimo che rilancia la centralità del cinema italiano a livello globale, tra suggestioni barocche, riflessioni metafisiche e un cast corale di grande richiamo.
Il ritorno di Sorrentino al Lido
Dopo l’eco mondiale di È stata la mano di Dio e la presentazione fuori concorso di Parthenope, Paolo Sorrentino rinnova il suo legame con la laguna veneta. Sarà la settima volta che il regista napoletano calcherà la sala Grande del Palazzo del Cinema, un traguardo che testimonia la fiducia reciproca tra autore e Festival. L’appuntamento è fissato per il 27 agosto 2025, quando il sipario si alzerà sull’82ª edizione, accendendo i riflettori su un’opera che unisce estetica sontuosa e profondità emotiva..

Trama e tematiche: un amore in cerca di assoluzione
La sinossi resta volutamente avvolta dal riserbo, ma filtrano dettagli che delineano una vicenda sentimentale divisa fra Napoli e Roma, due città-simbolo della poetica sorrentiniana. In primo piano, il conflitto fra grazia e colpa, fede personale e disincanto collettivo, mentre sullo sfondo si intravedono la fragilità dei rapporti umani e la ricerca di un senso nell’Italia contemporanea.
Temi chiave:
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Redenzione: l’idea che l’amore possa offrire una via di salvezza al di là del peccato.
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Identità: la lotta interiore fra desiderio di appartenenza e spirito critico verso le proprie radici.
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Sacralità laica: il confine sottile tra spiritualità e quotidianità, tipico dell’autore de La grande bellezza.
Cast e personaggi: un dialogo generazionale
Al fianco dell’alter ego artistico Toni Servillo, troviamo un ensemble che fonde veterani e nuove promesse:
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Anna Ferzetti interpreta una donna combattuta tra ragione e sentimento, motore emotivo della vicenda.
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Filippo Scotti, già rivelazione per Sorrentino, incarna l’irrequietezza giovanile e il bisogno di affermazione.
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Silvio Orlando e Iaia Forte apportano ironia e profondità, legando la pellicola alla tradizione della commedia all’italiana.
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Marisa Berenson, presenza speciale, offre un ponte ideale con il grande cinema europeo degli anni Settanta.
Questa combinazione dà vita a un dialogo generazionale che rispecchia il multiforme panorama sociale italiano, raccontando desideri e fragilità di età diverse.
Processo produttivo e location
La grazia è frutto di una coproduzione Italia-Francia-Germania, sostenuta da incentivi del Ministero della Cultura e dal tax credit europeo. Le riprese si sono svolte:
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sulle terrazze barocche di Napoli, tra Quartieri Spagnoli e Posillipo;
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nelle chiese sconsacrate del centro storico di Roma, scelte per la loro aura sospesa;
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lungo il litorale tirrenico, dove l’autore ha ricreato atmosfere caravaggesche sfruttando la luce naturale.
Il direttore della fotografia, Luca Bigazzi, ha lavorato con ottiche vintage per accentuare i chiaroscuri, mentre droni di ultima generazione hanno permesso carrellate aeree mozzafiato sulle scogliere campane.
L’impatto sul Festival di Venezia
La selezione di La grazia come film d’apertura evidenzia la volontà del direttore artistico Alberto Barbera di puntare su un linguaggio autoriale capace di dialogare con il grande pubblico. La programmazione 2025 si preannuncia la più ricca post-pandemia, con:
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70% di titoli in première mondiale,
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una forte presenza di registe donne,
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attenzione alle cinematografie extra-europee.
In questo scenario, l’opera di Sorrentino assume il ruolo di manifesto della manifestazione: una dichiarazione di fiducia nel cinema come strumento di rinascita culturale.
Ricezione critica anticipata
I materiali promozionali mostrati in anteprima a selezionati esercenti e critici internazionali hanno suscitato entusiasmo. Voci di corridoio parlano di:
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«un Sorrentino più sobrio, ma universalmente emotivo»,
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«un’armonia tra estetica sontuosa e minimalismo recitativo»,
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«una colonna sonora che miscela canzone napoletana e arrangiamenti orchestrali di Lele Marchitelli».
Le aspettative ruotano attorno a un possibile riconoscimento internazionale, dagli applausi sul Lido fino alla corsa agli Oscar 2026.
Il cinema italiano contemporaneo in ascesa
La presenza di La grazia corona una stagione in cui il cinema nazionale ha ottenuto:
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+18% di incassi al botteghino domestico tra 2024 e 2025;
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premi prestigiosi a Cannes per Alice Rohwacher e Matteo Garrone;
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un incremento delle coproduzioni e della distribuzione in streaming globale.
Sorrentino guida una nuova onda d’autori che conciliano identità culturale e ambizione internazionale, spingendo investitori e talenti a credere in un Rinascimento del made in Italy audiovisivo.
Il linguaggio visivo di Sorrentino
L’estetica dell’autore si riconferma in equilibrio tra barocco visivo e minimalismo narrativo. Elementi distintivi:
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Simmetrie rigorose alternate a improvvisi movimenti di macchina;
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palette cromatica mediterranea, con accenti di blu e ocra;
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inquadrature simboliche che coniugano ironia e trascendenza.
Le influenze spaziano da Fellini a Caravaggio, passando per Il divo di Rosi, in un continuo dialogo tra pittura e settima arte.
Riflessioni sul significato di “grazia”
Il titolo evoca un concetto polisemico: grazia come dono divino, eleganza interiore, perdono e leggerezza. Sorrentino lo declina attraverso:
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l’esperienza della colpa: cosa significa sentirsi indegni di amore;
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la ricerca dell’assoluzione: il desiderio umano di essere accolti;
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la visione laica del sacro: un’indagine sulla religiosità che attraversa la cultura italiana.
In questo modo, il film si fa specchio di un Paese sospeso tra tradizione cattolica e modernità secolare, offrendo spunti di riflessione universale.
Conclusione
La grazia non è soltanto il film d’apertura della Mostra di Venezia 2025: è un atto di fiducia nella forza narrativa del grande schermo, capace di coniugare emozione, bellezza e pensiero critico. Con le sue atmosfere sospese, il suo cast corale e la firma inconfondibile di Paolo Sorrentino, l’opera promette di far vibrare il pubblico internazionale e di rafforzare il ruolo del cinema italiano come ponte culturale tra passato e futuro.
